Il carbonara day spegne dieci candeline tra sacro e profano, mentre la metà degli italiani la elegge regina della pasta

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Dieci anni, e non sentirli. O meglio, sentirli eccome, se si considera che il “Carbonara Day” – nato quasi per gioco da un’idea dell’Unione Italiana Food – è riuscito nell’impresa di trasformare un piatto di origini incerte ma dal gusto inconfondibile in un fenomeno globale, capace di mobilitare, ogni 6 aprile, milioni di appassionati. Quest’anno, la ricorrenza cade di Pasquetta, una coincidenza che aggiunge un alone di convivialità (e forse di eccessi gastronomici) a una ricetta che, va detto, spacca l’opinione pubblica culinaria più di qualsiasi altra: da un lato i puristi, pronti a sguainare il forchettone contro l’uso della panna o del prosciutto cotto; dall’altro gli innovatori, quelli che la rivisitano con alghe o tofu, chiamandola ancora “carbonara” e scatenando l’ira dei social.

A fotografare questo amore contrastato ci pensa una nuova indagine commissionata da AstraRicerche all’Unione Italiana Food, che ha coinvolto oltre mille intervistati tra i 18 e i 65 anni. Il responso non lascia spazio a fraintendimenti: la carbonara è il piatto di pasta preferito dalla metà degli italiani. Niente male per una preparazione che, come ricorda Paolo Barilla alla guida dell’associazione, “non è solo un alimento iconico ma anche un valore culturale italiano che unisce milioni di persone nel mondo”. Parole, quelle del presidente, che suonano quasi come un manifesto: la pasta – democratica, sana, nutriente – diventa veicolo di identità, e la carbonara ne è l’espressione più discussa e amata.

La classifica della discordia (e del gusto)

L’indagine non si ferma al gradino più alto del podio. Se la carbonara conquista il 50% delle preferenze, alle sue spalle si piazzano altri mostri sacri della tradizione: la amatriciana, la cacio e pepe, e la classica pasta al pomodoro. Nessuna di queste, però, riesce a eguagliare la potenza virale della regina di Roma, che negli ultimi dieci anni ha dominato le conversazioni online – un flusso ininterrotto di video, ricette, sfide e polemiche – diventando il piatto più condiviso e, al contempo, il più “riscritto” della rete. Una longevità che non accenna a esaurirsi, se è vero che, secondo i dati raccolti da Glovo in occasione della ricorrenza, solo negli ultimi dodici mesi sono stati registrati in Italia oltre 250.000 ordini contenenti carbonara. Roma, guarda caso, guida la classifica del delivery, con il sabato che si conferma il momento preferito per lasciarsi tentare da una consegna a domicilio.

La guerra delle varianti e il ruolo dello chef Longanesi

Ma se il mercato e i sondaggi raccontano di un successo trasversale, la battaglia sulle vere regole della ricetta resta più accesa che mai. Ed è proprio in questo clima che si inserisce la mini-guida lanciata da Nicola Longanesi, ex concorrente di Masterchef Italia, il quale ha deciso di mettere ordine (almeno nella preparazione domestica) con un vademecum che parte dalle uova. Per quattro persone, suggerisce Longanesi, servono 400 grammi di spaghetti, 200 di guanciale, sei tuorli, 100 grammi di pecorino Romano e pepe nero quanto basta. Nessuna scorciatoia, nessuna crema di formaggio industriale: solo la materia prima lavorata con pazienza, emulsionando i tuorli con il grasso del guanciale e l’acqua di cottura.

Il delivery, la tradizione e il paradosso di un piatto globale

C’è, in fondo, una contraddizione che il Carbonara Day esalta senza risolverla. Da una parte, la carbonara resiste come un classico intramontabile anche nel mondo del delivery, dove la rapidità spesso sacrifica la complessità; dall’altra, le varianti internazionali continuano a proliferare, alimentando quella querelle annosa che contrappone i custodi del rito a chi, invece, lo stravolge. Un paradosso che, per ora, non indebolisce il piatto, anzi: lo tiene costantemente sotto i riflettori. E mentre Roma guida la classifica degli ordini a domicilio, e il presidente Barilla rivendica la responsabilità di chi porta in tavola l’alimento base della dieta mediterranea, la metà degli italiani continua a fare una scelta chiara. La loro pasta preferita, quella che ordinano il sabato sera o cucinano la domenica, ha un nome e una storia decennale di discussioni, condivisioni e – va detto – qualche litigio condito a colpi di pepe.

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