Il Carbonara Day compie dieci anni, tra la dittatura del guanciale e il delivery da 250mila ordini

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il 6 aprile, data ormai scolpita nel calendario degli eventi food più partecipati, spegne le sue prime dieci candeline il Carbonara Day. Quella che era nata quasi per gioco, forse per rispondere a qualche eresia culinaria d’Oltralpe, si è trasformata in un fenomeno globale che, oggi come oggi, tiene insieme (e talvolta divide) puristi della tradizione romana e sperimentatori senza frontiere. A celebrare questo decennale, i pastai di Unione Italiana Food hanno lanciato la challenge social #Carbonara10eLode, coinvolgendo chef, blogger ed esperti del settore su Facebook, Instagram e X: ognuno di loro, naturalmente, è chiamato a condividere la propria versione di quello che ormai è considerato a tutti gli effetti il piatto di pasta più amato dagli italiani.

Ma a decretare il primato della carbonara – che per la cronaca supera persino classici come gli spaghetti alle vongole e la pasta al ragù – ci pensano i numeri, che in queste occasioni hanno sempre un peso specifico notevole. Un’indagine condotta da AstraRicerche per conto di Unione Italiana Food rivela infatti che la ricetta a base di uova, guanciale, pecorino e pepe nero conquista il 46,1% delle preferenze nazionali. Se si guarda al gradimento generale, quasi la totalità degli intervistati (92,6%) dichiara di apprezzarla, mentre quasi uno su due (48,6%) la promuove a pieni voti, attribuendole un vero e proprio “10 e lode”. Un dato, quest’ultimo, che la colloca ben al di sopra della pasta al ragù (ferma al 39,1%) e che certifica come la “regina” della cucina romana abbia ormai conquistato anche i palati del Nord Italia, dove si concentrano i suoi estimatori più accaniti.

L’inclusione a tavola e il fenomeno delivery

In occasione di questa decima edizione, però, la celebrazione non si ferma ai fornelli di casa o ai profili social degli chef stellati. A Monza, lo staff di PizzAut ha accolto la sfida portando in tavola la ‘#CAREbonara’, un piatto che – come suggerisce il nome – prova ad aggiungere un valore ulteriore alla semplice ricetta. I ragazzi del progetto, seguiti da Nico Acampora e dallo chef Marcello Zaccaria di Accademia Barilla, hanno concluso un percorso di formazione che porterà la pasta in modo stabile nei menù dei ristoranti inclusivi. L’operazione, insomma, prova a trasformare un classico della tradizione in uno strumento di autonomia e crescita professionale, allargando la platea di chi può permettersi (o preparare) un piatto che, nonostante la sua origine povera, resta un simbolo riconoscibile della cultura italiana.

E se la carbonara funziona come collante sociale, funziona altrettanto bene come piatto da asporto. Lo testimoniano i dati diffusi da Glovo, che negli ultimi dodici mesi ha registrato circa 250mila ordini contenenti questo primo piatto. A stupire, in questo caso, non è solo il volume, ma la scelta delle date: il picco di richieste non si è verificato in un giorno qualunque, bensì a San Valentino, a dimostrazione di come il connubio tra uova e pecorino sia ormai percepito come adatto anche alle occasioni più romantiche o, quantomeno, come una coccola a cui non si vuole rinunciare nemmeno quando si decide di restare tra le mura domestiche. La domanda, a quanto pare, si mantiene stabile durante tutto l’arco dell’anno, sebbene il fine settimana resti il momento preferito per concedersi questo “strappo alla regola”.

I numeri di una regina senza tempo

A certificare lo stato di grazia di questo piatto ci pensano anche le classifiche stilate in occasione dell’anniversario. La carbonara non solo batte la concorrenza diretta delle altre paste asciutte, ma si guadagna il podio come “comfort food” per eccellenza. Secondo il report di AstraRicerche, la motivazione principale del suo successo risiede nella bontà oggettiva del risultato (lo pensa il 63,9% del campione), seguita a ruota dal legame con la tradizione e dalla velocità di esecuzione. Per molti italiani, poi, questo piatto rappresenta l’ideale per una tavolata tra amici o il simbolo della famiglia, mentre non manca chi lo considera la ricompensa perfetta dopo una lunga giornata di lavoro.

Tuttavia – e qui scatta la puntualizzazione d’obbligo – la celebrazione non è esente da polemiche latenti o, per meglio dire, da una vigilanza severa sugli ingredienti. L’indagine ha infatti censito gli errori che i cuochi (amatoriali e non) non dovrebbero mai commettere: in cima alla lista nera degli orrori culinari troviamo l’aggiunta della panna, detestata dal 34,9% degli intervistati, seguita dalla cottura errata dell’uovo che rischia di trasformare la crema in una frittata. Ma a scaldare gli animi dei puristi è soprattutto la sostituzione del guanciale con la pancetta, un’eresia segnalata da quasi un intervistato su quattro, a dimostrazione del fatto che, in dieci anni di Carbonara Day, la battaglia per la difesa della ricetta originale è ancora lungi dall’essere archiviata.

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