Precipita per trecento metri con il cavallo nel dirupo, tragedia a Valbrenta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mattina del 2 agosto, un uomo di 55 anni originario della zona ma residente altrove, come spesso accade in questi casi, aveva deciso di dedicarsi a una delle attività più tradizionali e suggestive del territorio montano vicentino: un’escursione a cavallo lungo i sentieri che si snodano tra i boschi e le trincee della Valbrenta. L’uscita, che si preannunciava come una tranquilla camminata in sella insieme a un amico, si è invece trasformata in una tragedia quando l’animale, forse a causa del terreno instabile, ha perso improvvisamente l’equilibrio sul ciglio di un dirupo.

Il cavallo è scivolato nel vuoto per circa trecento metri, trascinando con sé il cavaliere, un cinquantacinquenne la cui identità è stata resa nota solo in un secondo momento dalle autorità competenti, in quella che è stata una caduta senza scampo per entrambi.

La dinamica dell’incidente sui Trinceroni di Campolongo

L’episodio si è verificato intorno alle otto e trenta del mattino, quando la luce del giorno ormai piena e le temperature ancora sopportabili favorivano le uscite mattutine, lungo il percorso panoramico dei Trinceroni di Campolongo, una zona ricca di fascino storico e naturalistico che domina il Canale del Brenta. Secondo le prime ricostruzioni, che si basano sulla testimonianza dell’amico che accompagnava il 55enne, la comitiva stava procedendo a passo d’uomo su un tratto particolarmente stretto del sentiero, dove il terreno ghiaioso e le radici affioranti rendono il fondo insidioso.

Il cavallo in testa alla fila, quello montato dalla vittima, sarebbe inciampato o avrebbe messo male lo zoccolo su un punto franoso, perdendo l’appoggio in modo repentino: un movimento secco, forse un tentativo di ritrovare l’equilibrio, e poi lo scivolamento fatale verso il precipizio, con il povero animale che è rotolato per decine di metri fino a schiantarsi sul fondovalle, dove i soccorritori lo hanno poi ritrovato senza vita insieme al corpo del suo padrone.

I soccorsi e il recupero in un’area impervia

Immediata è stata la chiamata ai numeri di emergenza, ma per il 55enne e per il suo cavallo non c’era ormai più nulla da fare. Sul posto è intervenuta tempestivamente l’eliambulanza partita dalla base di Verona emergenza, che ha sbarcato un tecnico di elisoccorso e l’equipe medica direttamente nei pressi del luogo dell’incidente, sebbene la conformazione del terreno e la profondità del dirupo abbiano reso le operazioni estremamente complesse.

I sanitari, giunti in prossimità del corpo, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo, vittima di un trauma da impatto al termine di una caduta di circa trecento metri che non lascia alcuno spiraglio. Il recupero della salma e della carcassa dell’animale è stato quindi affidato al Soccorso alpino dei Sette Comuni, i cui tecnici sono stati calati nel canalone per mettere in sicurezza l’area e consentire il trasporto a valle, in un intervento che si è protratto per diverse ore a causa dell’inaccessibilità del punto di ritrovamento.

La zona dei Trinceroni e il fascino insidioso della montagna

Il luogo della disgrazia, i celebri Trinceroni di Campolongo, non è un semplice sentiero di montagna, ma un vero e proprio museo a cielo aperto che ancora oggi conserva le tracce della Grande Guerra: trincee, camminamenti militari e postazioni di artiglieria si alternano a pascoli e a punti panoramici mozzafiato che, quando il cielo è sereno, regalano una visuale che spazia dal Monte Grappa fino alle cime più lontane delle Dolomiti.

È proprio questa commistione di storia e natura, di bellezza e pericolo, a rendere la zona così amata dagli escursionisti, ma anche potenzialmente letale per chi non conosce a fondo le insidie del terreno o si trova a dover gestire un animale impaurito.

Il bosco, da quelle parti, sa farsi accogliente e insidioso nello stesso istante, e la memoria della guerra convive con la calma apparente dell’escursionismo, come insegna purtroppo questa nuova, drammatica vicenda che riporta l’attenzione sui rischi di certe pratiche all’aria aperta, quando il confine tra una gita serena e una tragedia è sottile quanto il ciglio di un dirupo.

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