Achille Lauro a Sanremo 2026, l’omaggio alle vittime di Crans Montana e il duetto con Laura Pausini

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sarà una seconda serata del Festival, quella in onda stasera mercoledì 25 febbraio, segnata da un momento di intensa partecipazione emotiva, perché Achille Lauro, che per l’occasione veste i panni del co-conduttore al fianco di Carlo Conti, Pilar Fogliati e Lillo Petrolo, ha accettato di modificare la propria esibizione musicale per ricordare le 41 vittime della strage di Crans Montana. Il brano scelto, come è stato rivelato nel corso della conferenza stampa di questa mattina, è “Perdutamente”, e la decisione di proporlo sul palco dell’Ariston nasce da un’immagine toccante e potente, quella di una madre, la signora che ha perso il figlio Achille Barosi, il sedicenne morto nel rogo della discoteca Le Constellation, che ha voluto cantare proprio quella canzone mentre la bara del ragazzo veniva caricata sul carro funebre per l’ultimo saluto.

Il direttore artistico, Carlo Conti, ha spiegato con dovizia di particolari come la scaletta originale sia stata stravolta da questo dramma, perché l’intenzione iniziale era ben diversa e prevedeva per Lauro un doppio appuntamento musicale, a partire dal duetto con Laura Pausini sulle note di “16 marzo”, singolo del 2020 che rappresenta una sorta di malinconica lettera d’addio, un amore tormentato e ormai concluso dal quale si cerca di rinascere, quasi come una fenice. Inoltre, l’artista romano, che di nascita è veronese e il cui vero nome è Lauro De Marinis, avrebbe dovuto riproporre il suo brano dello scorso anno, “Incoscienti giovani”, salvo poi, come ha raccontato lo stesso Conti, fermarsi a riflettere dopo aver visto in televisione o sui social le immagini del funerale e quella madre intonare “Perdutamente”, una canzone che loro, come ha riferito la donna, erano soliti canticchiare insieme.

Il cambio di programma voluto da Carlo Conti per la strage

Ci siamo confrontati e abbiamo deciso che dovevamo cambiare, ha detto in sostanza il conduttore, spiegando che la proposta è stata avanzata ad Achille Lauro, il quale ha subito accettato di sostituire il brano precedente con questo omaggio sentito e personale, perché la musica, in casi come questo, ha il dovere di parlare in modo naturale e diretto al cuore della gente, senza troppi artifici. La canzone, scritta a più mani con Matteo Ciceroni, Daniele Nelli, Federica Abbate e Simon Pietro Manzari, affronta per l’appunto i temi della fragilità e della paura che tutto possa finire in un attimo, un concetto, quest’ultimo, che si lega in modo drammaticamente perfetto alla tragedia del Capodanno svizzero. Non è chiaro se Lauro, che in passato ha spesso diviso il pubblico con look eccentrici e provocatori, come quella celebre tutina che Carlo Conti ha rivelato di essersi fatto prestare per la conferenza stampa, riuscirà a mantenere la stessa carica scenica o se invece opterà per una sobrietà maggiore, visto il contesto.

I duetti in programma e il ruolo di Lauro all’Ariston

Oltre a questo momento commemorativo, che si preannuncia come uno dei picchi emotivi della serata, la presenza di Achille Lauro all’Ariston non si limiterà certo alla sola esibizione solista, perché è previsto anche l’atteso duetto con Laura Pausini, la quale nel suo ultimo album “Io Canto 2” ha voluto includere una sua interpretazione di “16 marzo”, creando di fatto le premesse per questa collaborazione live. I due artisti, dunque, regaleranno al pubblico un momento che Conti stesso ha definito di alto profilo televisivo, capace di unire due generazioni e due interpretazioni molto personali della musica italiana. Per quanto riguarda la vita privata del cantante, tornata improvvisamente sotto i riflettori in questi giorni di Festival, Lauro ha tagliato corto durante l’incontro con la stampa, rispondendo a chi gli chiedeva della sua situazione sentimentale con un laconico ma chiaro “sono felicemente single”, smentendo di fatto le voci su una presunta lettera inviatagli da una ex fidanzata misteriosa e riconducendo l’attenzione sul suo ruolo puramente artistico.

L’identità artistica di un romano di Verona

Del resto, Lauro De Marinis, che ha adottato il nome d’arte ispirandosi al celebre armatore e sindaco di Napoli, ha costruito la sua carriera proprio sull’imprevedibilità e sulla capacità di mescolare generi e registri differenti, partendo dall’underground rap per approdare a sonorità più pop e a testi talvolta intimi, come nel caso di “Perdutamente”. Romano di adozione, o come ama dire lui “romano di Verona”, essendo cresciuto nella capitale dopo la nascita in Veneto, il suo percorso è sempre stato all’insegna della sperimentazione, rendendo difficile incasellare la sua produzione in una definizione univoca e dimostrando, semmai ce ne fosse stato bisogno, che sul palco dell’Ariston bisogna avere il coraggio di portare sé stessi, come lui stesso ha dichiarato. Ed è probabilmente anche per questa autenticità, per questa capacità di essere sempre “a gamba tesa” come ha scherzosamente ammesso, che Carlo Conti lo ha voluto al suo fianco in questa edizione del 2026, affidandogli un compito delicato come quello di ricordare, con rispetto e senza retorica, i ragazzi che non ci sono più.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.