DeepSeek e il primo round da 50 miliardi: la trattativa che vale più della Silicon Valley
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Redazione Economia
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È una cifra talmente fuori scala, quasi 45 miliardi di dollari, da far impallidire anche le più roboanti valutazioni delle startup americane di intelligenza artificiale; e invece, stando alle indiscrezioni che circolano nei circoli finanziari asiatici, sarebbe proprio questa la soglia su cui DeepSeek sta discutendo in queste ore per il suo primo, storico round di finanziamento esterno. Il laboratorio cinese, che fino a ieri aveva costruito la propria reputazione quasi esclusivamente sulla ricerca pura e sul rilascio di modelli open weight – quelli che puoi scaricare e far girare anche sul tuo hardware, se sei abbastanza attrezzato – sembra ora pronto a compiere un salto finanziario epocale, aprendo le porte a investitori esterni dopo anni di autonomia garantita dalla capogruppo High-Flyer.
La posta in gioco è altissima, perché non si tratta solo di raccogliere liquidità, ma di certificare un nuovo equilibrio globale nel settore. Le trattative, come riportato da fonti come The Information e confermato da diverse testate specializzate nelle ultime settimane, sarebbero partite da una base di circa 20 miliardi di dollari per arrivare rapidamente a una forchetta compresa tra i 35 e i 50 miliardi, con punte che sfiorano i 50 miliardi di yuan. A rendere il tutto ancora più interessante è la lista dei pretendenti: da una parte colossi tecnologici come Tencent, che secondo alcune ricostruzioni sarebbe pronta a investire fino a 6 miliardi di yuan per una partecipazione intorno al 2%, e dall'altra il "National Big Fund", il potente Fondo cinese per l'industria dei circuiti integrati, che guarda a DeepSeek come a un asset strategico nazionale. Dall'altra parte dello specchio, invece, sembra essersi arenata la trattativa con Alibaba, un divorzio consumato – a sentire gli analisti – sulle clausole di "ecosistema" che il colosso dell'e-commerce voleva imporre, troppo ingombranti per la natura idealista e indipendente della startup fondata da Liang Wenfeng.
Un colosso nato "leggero" che ora pesa 350 miliardi
Ciò che rende questo round clamoroso, al di là dei numeri, è la traiettoria paradossale di DeepSeek. Fino a pochi mesi fa, e precisamente fino al famoso weekend di fine gennaio 2025 in cui l'app sconquassò Wall Street, DeepSeek era considerata l'anomalia del settore: quella che aveva dimostrato che si può competere con OpenAI e Anthropic senza bruciare miliardi in data center sterminati negli Stati Uniti. Utilizzando un'architettura MoE (Mixture of Experts) efficientissima e algoritmi che ottimizzano l'uso della memoria, Liang Wenfeng era riuscito nell'impresa di far tremare il mercato con costi di training dichiarati irrisori (si parlava di soli 6 milioni di dollari, anche se molti analisti hanno sempre definito questa cifra una "contabilità creativa").
Ma oggi, a più di un anno di distanza da quello choc, la musica è cambiata. DeepSeek ha appena rilasciato la V4, un modello con 1,6 trilioni di parametri che non solo è open weight – disponibile su piattaforme come Hugging Face – ma che ha inaugurato una nuova attenzione verso l'integrazione con l'hardware locale, come i chip Ascend di Huawei. Per sostenere una crescita del genere, e per continuare a competere nella corsa alle "frontier model", servono risorse faraoniche. Il mercato, dal canto suo, ha ricompensato questa strategia: la valutazione dell'azienda, che in aprile viaggiava ancora su cifre relativamente "modeste", è schizzata alle stelle in poche settimane, arrivando a toccare i 350 miliardi di yuan (circa 48 miliardi di dollari) nel post-money, con un incremento di oltre quattro volte. Una rivalutazione che la pone ormai sullo stesso piano, se non superiore, ai grandi nomi occidentali del settore.
La resa dei conti tra Tencent, fondi statali e l'ombra di Alibaba
Il puzzle degli investitori è ancora in via di definizione, ma i dettagli che trapelano dipingono uno scenario di guerra fredda finanziaria. Da un lato, Tencent sembra avere la posizione più avanzata: la sua partecipazione non solo porterebbe liquidità, ma offrirebbe a DeepSeek un canale di distribuzione immenso attraverso l'ecosistema di WeChat e i servizi cloud, in una sinergia che ricorda quella tra Microsoft e OpenAI. Dall'altro lato, la presenza del "National Big Fund" trasformerebbe DeepSeek in un campione nazionale a tutti gli effetti, garantendole accesso prioritario alle forniture di chip nonostante le sanzioni USA e un ruolo guida nella cosiddetta "guerra dei chip".
Mancano invece all'appello i fondi di Alibaba. Secondo quanto riportato da ChainCatcher e da fonti di mercato, le trattative tra la startup di Liang Wenfeng e il colosso di Hangzhou sarebbero naufragate proprio sulla questione del controllo. Alibaba, abituata a giocare nella sua "sandbox", voleva legare DeepSeek alle sue piattaforme cloud e di e-commerce, un vincolo che lo staff tecnico della startup non ha voluto accettare. E c'è anche un aspetto personale, che riguarda la tenacia del fondatore: Liang Wenfeng, che ha sempre rifiutato finanziamenti esterni, si è convinto ad aprire il capitale solo a patto di mantenere la maggioranza assoluta; pare addirittura che abbia intenzione di investire di tasca propria fino a 20 miliardi di yuan in questo round, un gesto di fiducia che ne sancisce la volontà di non perdere il timone della nave. Una lezione di stile che fa capire quanto, per DeepSeek, il denaro sia solo un mezzo per raggiungere un fine: continuare a innovare senza dover rispondere alle logiche dei "giornalieri" di Wall Street.
La lunga ombra del 2025 e la nuova guerra dei modelli
Questa operazione finanziaria arriva in un momento storico preciso per l'intelligenza artificiale cinese. DeepSeek non è più il "sassolino nella scarpa" della Silicon Valley; è diventato il punto di riferimento di un ecosistema che, in patria, è ormai frammentato in almeno quattro grandi famiglie: oltre al V4 di DeepSeek, ci sono il Qwen3 di Alibaba, il modello ibrido di Tencent e il Seed2.0 di ByteDance. Tutti questi attori, però, guardano a DeepSeek come al pioniere, colui che ha dimostrato che si può battere gli americani sul loro stesso terreno, quello dell'efficienza, usando l'open source come cavallo di Troia.
Nei giorni immediatamente successivi alla sua esplosione, i giornali internazionali parlarono di "Sputnik moment" e persino di "Pearl Harbor dell'AI". Oggi, con Trump seduto alla Casa Bianca da più di un anno e le politiche di contenimento tecnologico verso Pechino ancora in atto, DeepSeek risponde con i fatti: da una parte rilascia la V4, un modello che in alcuni benchmark si avvicina pericolosamente ai top di gamma di OpenAI e Google, dall'altra apre il capitale per finanziare la prossima generazione di calcolo. Un segnale inequivocabile che la partita tra Cina e Stati Uniti sull'intelligenza artificiale non solo è ancora aperta, ma è entrata nella sua fase più costosa.
Meta Description: DeepSeek tratta il primo round di finanziamento esterno con valutazione fino a 45 miliardi di dollari. Negoziato con Tencent e fondi cinesi, escluso Alibaba.




