Il signore degli algoritmi Peter Thiel e la nascita della nuova Silicon Valley

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «La mucca non è più viva. Tutti gli animali muoiono. Tutte le persone. Un giorno succederà anche a me. E succederà anche a te». Nella tenue penombra del salotto, siamo in un’abitazione di Cleveland, un padre sta educando il figlio piccolo, in tedesco, alla ineluttabilità della morte. Il bambino, inquietato, ha pochissimi anni: quello rimarrà uno dei ricordi più vividi e forti della sua infanzia. Il bimbo, seduto sul tappeto da cui è originata la curiosa discussione, si chiama Peter Andreas Thiel, e da quell’interrogativo precoce sulla mortalità, come documenta Luca Ciarrocca nella prima biografia italiana a lui dedicata, L’anima nera della Silicon Valley pubblicata da Fuoriscena, si dipanerà un’intera esistenza votata al contrasto del declino, fosse quello del Corpo umano o quello delle nazioni. Quella domanda infantile, quel senso di inquietudine di fronte alla finitezza, lo ha accompagnato tra i continenti – dalla Germania all'Africa, fino alla California – forgiando una visione del mondo che oggi, con il ritorno di Donald Trump alla presidenza, esercita un'influenza profonda sugli Stati Uniti. Thiel, del resto, non è soltanto il fondatore di PayPal e il primo investitore esterno di Facebook, ma l'architetto di una rete di potere che lega a doppio filo l'innovazione tecnologica, l'intelligence e la nuova destra americana, e il cui braccio operativo più noto, Palantir, prende il nome dalle pietre veggenti del Signore degli Anelli, strumenti di sorveglianza onnipotente a disposizione di chi sa guardare lontano -1-6.

Dagli scacchi a Stanford, la formazione di un guerriero culturale

La biografia di Thiel, nato a Francoforte nel 1967 da una famiglia di evangelici conservatori, è segnata da un peregrinare continuo: il padre ingegnere chimico lo porta in Sudafrica, in Namibia e infine negli Stati Uniti, dove il giovane Peter, dopo aver cambiato sette scuole elementari, si stabilisce a Foster City. È un ragazzo minuto, con voti altissimi e maniere giudicate effeminate, un bersaglio facile per i bulli che troverà rifugio nello studio, negli scacchi – disciplina in cui eccelle a livello nazionale – e nella lettura ossessiva di Tolkien. Da quelle pagine, dove gli elfi rappresentano una razza superiore e immortale, Thiel non attingerà solo i nomi per le sue imprese – Palantir, Anduril, Mithril – ma una vera e propria lente interpretativa della realtà. A Stanford, dove si iscrive nel 1987, la sua vocazione da outsider intellettuale trova uno sbocco nella fondazione della Stanford Review, un giornale studentesco concepito per attaccare l'ortodossia del politicamente corretto, le Affirmative action e il multiculturalismo, visti come strumenti di appiattimento del merito e di distorsione della qualità accademica. È lì che Thiel inizia a tessere quella tela di relazioni che porterà alla nascita della cosiddetta «PayPal mafia», il gruppo di giovani imprenditori – tra cui Elon Musk, Reid Hoffman e i fondatori di YouTube – che avrebbe plasmato il capitalismo digitale contemporaneo -1-5-6.

Palantir e il siero di *Minority report*: la polizia predittiva a Los Angeles

Tra le creature di Thiel, Palantir Technologies occupa un posto a parte. Fondata nel 2003 con l'ambizione di diventare lo strumento definitivo per l'analisi dei big data a beneficio dell'intelligence e della sicurezza, l'azienda ha costruito la sua fortuna su contratti con il Pentagono, la Cia e decine di altre agenzie governative. Ma è forse nell'esperimento condotto a Los Angeles, a partire dal 2011, che si coglie con maggiore chiarezza l'impatto concreto, e inquietante, della sua visione. L'operazione, nome in codice Laser (Los Angeles Strategic Extraction and Restoration), trasformò per quasi un decennio la metropoli californiana in un laboratorio a cielo aperto di polizia predittiva. Palantir fornì al dipartimento di polizia il software Gotham, in grado di setacciare database di arresti, affiliazioni a gang, semplici contatti con gli agenti e note di pattugliamento, per assegnare un punteggio di rischio a centinaia di persone, producendo liste quotidiane di chronic offenders da fermare e interrogare. La logica, come nel Minority Report di Philip K. Dick, spostava l'asse dell'intervento repressivo dal reato commesso all'intenzione, o meglio, a una stima algoritmica della pericolosità -2.

Per aggirare le procedure di trasparenza degli appalti pubblici, Thiel e l'amministratore delegato Alex Karp donarono il software alla polizia tramite una fondazione non profit, schermando il dibattito pubblico. Il meccanismo, come emerso da inchieste giornalistiche successive, si rivelò un moltiplicatore di pregiudizi: i dati «soft» e discrezionali, come le identificazioni in strada concentrate in quartieri poveri a maggioranza nera e ispanica, alimentavano il sistema che poi indicava quelle stesse aree come a rischio, creando un circolo vizioso in cui la sorveglianza generava altra sorveglianza. La pretesa neutralità dell'algoritmo finiva così per fornire una patina di scientificità a decenni di discriminazioni operative, legando il crimine a codici postali e gruppi demografici ben precisi. Sebbene il programma sia stato poi cancellato dopo le proteste, l'idea di fondo – che la tecnologia debba guidare la mano del potere – è rimasta un pilastro del pensiero di Thiel -2-7.

L'architetto della nuova destra: da Vance all'Anticristo

La politica, per Thiel, è sempre stata una naturale estensione della sua attività imprenditoriale. Dopo l'appoggio a Trump nel 2016, quando gran parte della Silicon Valley guardava con orrore alla sua ascesa, il magnate ha concentrato le sue attenzioni su un discepolo particolare: J.D. Vance. Conosciuto a Yale nel 2011, Vance venne preso sotto l'ala di Thiel, finanziato e guidato fino alla vittoria per il seggio da senatore in Ohio nel 2022, una tappa fondamentale sulla strada che lo avrebbe portato alla vicepresidenza. Thiel, che pure aveva dichiarato di volersi allontanare dalle donazioni politiche, ha di fatto costruito un candidato a sua immagine e somiglianza, capace di portare le istanze del nazionalismo economico e del sovranismo tecnologico dentro i corridoi del potere. E non si tratta solo di denaro: il nome della società di venture capital di Vance, Narya Capital, è un altro omaggio a Tolkien, un codice condiviso che suggella un'alleanza che molti osservatori, come quelli del sito The Globalist, paragonano all'ascesa dei tecnocrati nella Russia di Putin, mettendo in guardia il magnate tedesco-americano dal rischio che il suo protégé possa rivelarsi, un giorno, un'anatra che taglia il cordone -1-3-8.

A complicare il ritratto, negli ultimi mesi, si è aggiunta una riflessione pubblica dal sapore escatologico. Invitato a Parigi dall'Académie de sciences morales et politiques, Thiel ha tenuto una conferenza in cui avrebbe delineato, in 23 diapositive finite a Politico.eu, le sue teorie sull'Anticristo. Un tema, questo, che lo ossessiona almeno quanto la morte: in un'epoca di crisi e disorientamento, secondo la sua lettura che mescola Carl Schmitt, René Girard e la fantascienza, l'Anticristo si presenterebbe come un sedicente salvatore, sfruttando la paura dell'Apocalisse per imporre un governo mondiale tecnocratico. Non è difficile vedere, in questa diagnosi, la giustificazione ultima del suo operato: se il caos è dietro l'angolo, servono strumenti straordinari di controllo. E chi meglio di un'élite tecnologica, dotata di strumenti come Palantir e di una visione lunga secoli, può guidare l'Occidente nella tempesta, lontano dalla decadenza e dalla resa ai deboli? Peter Thiel, il ragazzo che dialogava in tedesco con la morte sul tappeto di Cleveland, è oggi uno dei pochi a detenere le chiavi per interpretare, e forse per scrivere, il futuro prossimo dell'America -1-5-6.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.