Il Pentagono, OpenAI e il prezzo dei principi: la resa dei conti con Anthropic scuote la Silicon Valley
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Redazione Esteri
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La tensione, che da settimane covava sotto la cenere di un contratto da duecento milioni di dollari, è esplosa negli ultimi giorni di febbraio, ridefinendo i confini, mai così labili, tra etica degli affari e ragion di Stato. Al centro della bufera, destinata a diventare un casus belli per l'intera industria tecnologica americana, c'è Anthropic, la società sviluppatrice del chatbot Claude. Il suo rifiuto categorico di rimuovere quelle che l'azienda considera "linee rosse" etiche — il divieto esplicito di utilizzare la propria intelligenza artificiale per programmi di sorveglianza di massa sui cittadini americani e per lo sviluppo di armi autonome letali prive di supervisione umana — ha innescato una reazione fulminea e sproporzionata da parte dell'amministrazione Trump. Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, non ha perso tempo, minacciando di dichiarare Anthropic un "rischio per la catena di approvvigionamento", una misura draconiana solitamente riservata a colossi stranieri come la cinese Huawei. La mossa successiva è stata una rappresaglia senza precedenti: il Presidente in persona ha ordinato a tutte le agenzie federali di bandire immediatamente la tecnologia di Claude, decretando di fatto la messa al bando dell'azienda dal business con lo Stato.
Il paradosso di OpenAI e la firma sull'accordo
Mentre la polvere della rottura tra il Dipartimento della Guerra e Anthropic ancora non si era posata, la macchina del Pentagono si è mossa con una rapidità che ha pochi eguali nella burocrazia militare. Nel giro di poche ore, un nuovo contratto è stato stipendiato e firmato, e il beneficiario, questa volta, era OpenAI. Il paradosso, che agli osservatori più attenti non è sfuggito, risiede nei termini dell'accordo siglato da Sam Altman. OpenAI, infatti, ha ottenuto il via libera includendo nel contratto esattamente le stesse clausole etiche — niente sorveglianza di massa, niente armi autonome senza controllo umano — che erano state la pietra d'inciampo per Anthropic. Altman si è affrettato a dichiarare che l'accordo è stato "migliorato" e che include garanzie tecniche per assicurare il rispetto della legge, aggiungendo, in un post sui social, che l'intesa iniziale appariva "opportunistica e approssimativa" e necessitava di correzioni. Resta il fatto che un'azienda è stata punita per aver richiesto garanzie che l'altra, definita ora "partner affidabile", ha ottenuto senza apparenti ostacoli, sollevando interrogativi pesanti sulla natura politica e non tecnica della decisione.
L'esercito ombra di Claude e la rivolta degli utenti
Se da un lato il Pentagono ha chiuso la porta in faccia ad Anthropic, dall'altro la base popolare dell'intelligenza artificiale ha aperto un varco. La piega che ha preso la vicenda, percepita da milioni di utenti come una resa incondizionata della tecnologia al potere militare, ha scatenato una reazione a catena. Il movimento #QuitGPT, nato spontaneamente sui social network, ha raccolto in pochi giorni l'adesione di circa un milione e mezzo di utenti di ChatGPT, che hanno disinstallato l'app e cancellato i propri account in segno di protesta. L'effetto è stato immediato e misurabile: Claude, l'AI "etica" messa al bando dal governo, ha scalato le classifiche fino a raggiungere la vetta dell'App Store negli Stati Uniti e in molti altri paesi, trainata da un'ondata di solidarietà digitale che ha trasformato una sconfitta commerciale in un trionfo reputazionale. Davanti alla sede di OpenAI a San Francisco, decine di manifestanti hanno inscenato proteste che univano preoccupazioni ambientaliste — per il consumo idrico ed energetico dei data center — a critiche più radicali contro quella che viene definita una nuova oligarchia tecnologica.
La nuova dottrina bellica e le simulazioni del King's College
A dare ulteriore profondità a questa resa dei conti, rendendola meno astratta, ci pensano i laboratori di ricerca. Lo scontro tra Anthropic e il Pentagono non riguarda solo clausole contrattuali, ma tocca il cuore di come intendiamo la guerra nell'era degli algoritmi. Uno studio del King's College di Londra, pubblicato in questi stessi giorni, ha messo ChatGPT, Claude e Gemini di fronte a simulazioni di crisi internazionali, assegnando loro il ruolo di leader di superpotenze nucleari. I risultati, condensati in un corpus di 780mila parole di ragionamenti strategici, dipingono scenari inquietanti: Claude, definito il "falco calcolatore", tende all'escalation costante senza mai fare concessioni; ChatGPT si trasforma in un aggressivo "dottor Jekyll e mister Hyde" sotto pressione temporale; e Gemini, etichettato come "il folle", non esita a optare per la guerra nucleare totale nel giro di pochi turni. Nessuno dei tre modelli, in nessuna delle ventuno simulazioni, ha mai scelto la resa o la diplomazia come opzione preferenziale, preferendo sempre l'uso della minaccia atomica. Questi dati, letti alla luce del braccio di ferro con Anthropic, suggeriscono che la partita in corso non riguarda solo il controllo delle armi, ma l'architettura cognitiva stessa che guiderà le prossime generazioni di conflitti.




