Il saluto del capo dello Stato a Goggia e la delusione di Franzoni e Paris: medaglie mancate nel superG e nel biathlon, slittino e pattinaggio attendono l’Italia nella serata di Cortina
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Redazione Sport
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Il pomeriggio di Cortina, tra i tavoli del Circolo ufficiali della Marina Militare, si è aperto con un incontro che il cerimoniale olimpico non aveva messo in calendario: Sergio Mattarella, ospite fisso delle tribune italiane in queste giornate, ha voluto ricevere Sofia Goggia, e l’ha fatto con quelle parole misurate che da anni caratterizzano la sua presenza silenziosa accanto allo sport azzurro -3. «Terza Olimpiade, terza medaglia. Era difficile», avrebbe detto il presidente alla bergamasca, reduce dal bronzo in discesa, e la circostanza – un capo dello Stato che si intrattiene mezz’ora con un’atleta in un salotto militare – racconta forse meglio di qualsiasi statistica quanto questi Giochi, per l’Italia, siano anche una questione di riconoscimenti personali oltre che di metallo -3. Ma fuori da quelle stanze, sulla pista Stelvio di Bormio, la durezza della competizione ha preso il sopravvento.
Il superG maschile, che gli azzurri avevano indicato alla vigilia come terreno di caccia favorevole, si è trasformato in un pomeriggio di amarezza controllata. Domenik Paris, l’uomo dei carati pesanti, è uscito di scena dopo quindici secondi e sei porte: lo sci destro si è sganciato in una curva a sinistra e il bronzo della discesa ha terminato la sua Olimpiade tecnica scivolando fuori pista senza nemmeno raggiungere il primo intermedio -1-5. Giovanni Franzoni, che in discesa aveva ottenuto l’argento e che qui partiva con ambizioni di conferma, ha chiuso sesto a sessantatré centesimi da Franjo von Allmen – lo svizzero, ventiquattrenne, che a queste Olimpiadi ha già vinto tutto e che oggi ha ipotecato anche l’ultimo oro rimasto in palio tra le discipline veloci -5-9. «Purtroppo lì non è andata come volevo, ma sono le gare: a volte si vince, a volte si perde», ha detto Franzoni ai microfoni, e nella sua voce non c’era rassegnazione ma quella forma di lucidità tecnica che distingue chi sa già su cosa lavorare -9.
Dal superG al biathlon il passo, per l’Italia, è stato breve nella delusione. Sulla neve di Anterselva, Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi non sono riuscite a trasformare in podio l’individuale femminile dei quindici chilometri, e lo hanno fatto – particolare non secondario – l’una accanto all’altra ma con esiti opposti nella sostanza. Wierer, quinta a un minuto e trentatré secondi dalla francese Julia Simon, ha pagato un solo errore al poligono ma ha ammesso di non essersi sentita bene fisicamente sin dal terzo giro; Vittozzi, trentasettesima, ha invece commesso quattro errori – uno per serie – ed è scivolata in una classifica che l’ha vista perdere contatto dalle prime fin dalle battute iniziali -4. «Volevo sicuramente un altro risultato», ha commentato la sappadina, e in quelle parole è parso condensarsi il peso di un’Olimpiade finora vissuta all’ombra dell’argento a staffetta ma senza ancora quella medaglia individuale che insegue da Pyeongchang 2018 -4.
A tenere accesa la speranza azzurra, nelle ore serali, sono rimasti lo slittino e il pattinaggio di figura. Andrea Voetter e Marion Oberhofer, reduci da un avvio di stagione incoraggiante, hanno affrontato le due manche del doppio femminile con la determinazione di chi sa di potersi giocare un posto sul podio, mentre nel doppio maschile Ivan Nagler e Fabian Malleier – così come Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner – hanno provato a inserirsi nella battaglia tra le slitte più veloci del circuito -10. Ma è sulla pista ghiacciata della Milano Ice Skating Arena che l’Italia ha riposto le attese maggiori per la notte: Charlène Guignard e Marco Fabbri, reduci da un ritmo di crescita che li ha portati stabilmente nell’élite mondiale della danza, sono scesi in pista per il programma libero con l’obiettivo – dichiarato dallo stesso ambiente federale – di contendere alle potenze storiche della disciplina un podio che manca all’Italia dal 1988 -7.
L’hockey azzurro al debutto, Larkin e Jalonen guidano la sfida contro la Svezia
Poco dopo le ventuno, il sipario della Santagiulia Arena di Milano si è alzato su una partita che per l’hockey italiano rappresenta molto più di una semplice gara a gironi. L’Italia maschile, assente dal torneo olimpico da Torino 2006, ha affrontato la Svezia nella prima uscita del Gruppo B, e lo ha fatto con la consapevolezza di chi non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare in termini di esperienza e visibilità -6. Thomas Larkin, capitano azzurro ormai da quattro stagioni, ha sintetizzato alla vigilia il senso dell’appuntamento: «Sono quasi sette anni che aspettiamo questo momento. Essere qui, giocare in casa, è qualcosa di speciale. Di fronte avremo una squadra composta interamente da giocatori NHL, ma loro fanno il nostro stesso sport, sono esseri umani» -6. Jukka Jalonen, il tecnico finlandese che siede sulla panchina azzurra, ha lavorato nelle ultime settimane sulla tenuta mentale del gruppo, e l’assistant coach Giorgio De Bettin ha sottolineato come la crescita sia stata progressiva: «All’inizio eravamo in una vera e propria lavatrice di sensazioni. Col passare del tempo la qualità degli allenamenti è aumentata. C’è fiducia» -6.
L’incidente di Liu Jiayu sospende l’halfpipe, il pubblico trattiene il respiro
Nella tarda mattinata, mentre la pista da snowboard di Cortina ospitava le qualificazioni maschili e femminili di halfpipe, un brusio diverso da quello abituale ha attraversato le tribune. Liu Jiayu, veterana cinese della disciplina, è caduta violentemente al termine di un salto, e il silenzio che ne è seguito – la musica spenta, gli avversari fermi – ha avuto il rispetto che si riserva agli eventi che nessuno vorrebbe vedere -9. L’atleta è stata portata via in barella tra gli applausi, e la gara, dopo una lunga interruzione, è ripresa come se nulla fosse accaduto; ma per chi era presente, l’immagine della tavola che sbanda e del che non segue la traiettoria prevista resterà probabilmente più impressa delle tavole di classifica -9.




