Manovra da 16 miliardi per il 2026: tagli alla spesa e prudenza nella geografia economica
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Redazione Interno
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Il governo ha delineato una manovra economica da 16 miliardi di euro per il 2026, equivalente allo 0,7% del Pil. L'obiettivo, in un contesto internazionale di tensioni geopolitiche e dazi commerciali, è quello di fare quadrare i conti pubblici senza scossoni, come sottolineato dal ministro Giorgetti. La legge di Bilancio è definita "leggera" per il suo impatto limitato su famiglie e imprese, plasmata da una necessaria cautela.
Le coperture: tagli alla spesa e nuove entrate
Quasi due terzi delle coperture, precisamente 10 miliardi, proverranno da un taglio della spesa pubblica. I restanti 6 miliardi saranno reperiti attraverso un incremento delle entrate. Questo bilanciamento riflette la volontà di non aggravare il carico fiscale sui contribuenti in una fase economica ancora incerta, privilegiando il contenimento della spesa.
Il peso delle spese militari
Un elemento che caratterizza la manovra è il peso rilevante delle spese militari. Sebbene non rientrino nel perimetro dei 16 miliardi, nel triennio assorbiranno un impegno complessivo di 23 miliardi. Questa voce condiziona l'architettura finanziaria della manovra, sottraendo margine per altri interventi e rendendo il bilancio "pesante" sul fronte della difesa, nonostante la sua natura complessivamente "leggera".
I rischi e la strategia di stabilità
Variabili esterne come il costo dell'energia e l'evoluzione delle politiche doganali rappresentano rischi concreti per il disegno di bilancio. Il governo, destreggiandosi tra questi vincoli e le necessità interne, ha quindi optato per una manovra di portata limitata. La partita si gioca sulla capacità di coniugare i stringenti parametri di finanza pubblica europei con la necessità di non frenare un'economia che naviga in acque ancora non del tutto tranquille.




