Rai, stop alle repliche estive di Report: Ranucci parla di "sconcerto" e la redazione di "censura senza precedenti"
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Redazione Interno
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Le repliche estive di Report non andranno in onda. La Rai ha deciso per una sospensione cautelativa, in attesa che si faccia piena chiarezza sulla vicenda giudiziaria che coinvolge il conduttore Sigfrido Ranucci, indagato come parte lesa nell'attentato del 16 ottobre scorso. Una decisione che ha scatenato la reazione immediata del diretto interessato e dell'intera redazione del programma di Rai3, che parlano di un provvedimento lesivo e senza precedenti, mentre l'azienda difende la scelta come atto di tutela del patrimonio editoriale.
La decisione della Direzione Approfondimento
La nota ufficiale diffusa da Viale Mazzini spiega che la Direzione Approfondimento ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive del programma, in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore. Una scelta, quella dell'azienda, che sarebbe stata presa a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico.
Lo stesso provvedimento, tuttavia, non intacca il futuro della trasmissione: l'appuntamento con la nuova stagione di Report, con puntate inedite, resta fermamente confermato per il mese di novembre.
Le parole di Ranucci e il durissimo comunicato della redazione
Sigfrido Ranucci ha affidato a una nota del suo legale la risposta a quella che ha definito una scelta sconcertante. Il conduttore ha detto di apprendere con sconcerto e preoccupazione per l'informazione tutta che la Rai abbia deciso di utilizzare il pretesto delle vergognose congetture, assurde, veicolate da alcune dichiarzioni politiche e ricostruzioni giornalistiche, per sospendere le repliche di inchieste già trasmesse.
Secondo Ranucci, la motivazione addotta dall'azienda afferma esattamente il contrario di ciò che sostiene: non si tratta di protezione, ma di una delegittimazione non solo della sua persona, ma dell'intero lavoro dei singoli giornalisti che hanno realizzato quelle inchieste in modo autonomo e indipendente. Ancora più dura la replica della redazione di Report, che in un comunicato definisce la sospensione una censura senza precedenti.
I giornalisti sottolineano come fino al giorno prima il Direttore Paolo Corsini avesse valutato con gradimento la qualità delle repliche, salvo poi assumere questa iniziativa in concomitanza con le richieste di Libero del gruppo Angelucci sull'opportunità di mandarle in onda. La redazione esprime il timore che il provvedimento possa preludere a una cancellazione del programma in vista della prossima stagione, parlando di una pressione costante subita in questi anni e culminata nella recente richiesta di Fratelli d'Italia di svolgere un'indagine interna alla Rai su Report.
Il contesto giudiziario: l'inchiesta sull'attentato e il ruolo di Lavitola
Il provvedimento della Rai arriva mentre proseguono le indagini sull'attentato dinamitardo che lo scorso ottobre ha distrutto due auto di proprietà del giornalista davanti alla sua abitazione. Al centro dell'inchiesta della procura di Roma c'è la figura di Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore, ritenuto il presunto mandante dell'azione.
Proprio il legame di amicizia tra Ranucci e Lavitola, ammesso dallo stesso conduttore, ha alimentato ricostruzioni e polemiche nelle ultime settimane, con alcuni organi di stampa che hanno ipotizzato scenari non supportati da prove, spingendo il direttore Corsini a dover smentire di aver chiesto chiarimenti a Ranucci sulla sua posizione di parte lesa.
Negli stessi giorni in cui la Rai annunciava lo stop alle repliche, gli investigatori hanno eseguito una perquisizione nell'abitazione di Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola ritenuto l'intermediario con la banda che ha materialmente piazzato l'ordigno, mentre la compagna dell'uomo è stata ascoltata come persona informata sui fatti. Lavitola, che aveva già acquistato un biglietto aereo per l'Africa, è stato fermato mentre si accingeva a lasciare l'Italia.
Le reazioni del mondo politico e sindacale
La decisione di sospendere le repliche ha provocato reazioni critiche anche da parte delle opposizioni e del sindacato dei giornalisti. I consiglieri del Cda Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale hanno definito il provvedimento una punizione che non ha nulla a che fare con l'esigenza di chiarezza, ma che sembra voler soddisfare le richieste giunte a gran voce da una parte politica.
L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, ha parlato di un attacco al lavoro di tutta la redazione, sottolineando come non mandare in onda puntate il cui contenuto ha già superato ogni controllo editoriale sia solo un modo per togliere dagli schermi il programma che più di altri infastidisce con le sue inchieste. Il presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, ha definito la scelta incomprensibile e sbagliata, osservando come le indagini siano in pieno svolgimento e nessun giudizio al momento possa essere espresso nel merito.




