Juventus-Pisa, la notte in cui i bianconeri si sbloccano solo dopo aver rischiato grosso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sembrava dovesse essere una serata di routine per la Juventus, chiamata a fare il proprio dovere contro il fanalino di coda del campionato per continuare a inseguire un piazzamento in zona Champions League che, visti i precedenti immediati, era diventato più un’ossessione che un obiettivo. E invece, per oltre cinquanta minuti, l’Allianz Stadium ha trattenuto il fiato, assistendo a un primo tempo in cui i bianconeri hanno letteralmente ballato, e non poco, di fronte a un Pisa ordinato e mai domo. Gli uomini di Oscar Hiljemark, va detto, non sono venuti a Torino col classico autobus parato davanti all’area di rigore, ma hanno avuto il merito e il coraggio di giocarsi le proprie carte, sfiorando più di una volta il vantaggio che avrebbe probabilmente indirizzato la partita su binari completamente diversi. A salvare la Signora, in quella prima frazione di gioco caratterizzata da un ritmo piuttosto blando e da una manovra spesso prevedibile, ci ha pensato Mattia Perin, autore di un vero e proprio miracolo sul colpo di testa ravvicinato di uno scatenato Moreo. Un intervento, il suo, che ha tenuto in vita una squadra apparsa incredibilmente svagata e che, sul finire del tempo, ha sciupato anche una ghiotta opportunità con Jonathan David, il cui colpo di testa su assist di Cambiaso si è perso altissimo sulla traversa, riassumendo in quella sua sbavatura l’inerzia di una squadra incapace di pungere.

Il peso specifico di una sostituzione e la svolta immediata

Se la prima frazione si era chiusa con qualche mugugno e la sensazione che l’ennesimo passo falso fosse dietro l’angolo, l’intervallo ha portato con sé la mossa decisiva. Luciano Spalletti, nel giorno del suo sessantasettesimo compleanno, ha deciso di togliere un attaccante in palese difficoltà come il canadese David per gettare nella mischia Jeremie Boga, e l’impatto del francese è stato letteralmente devastante. È stato proprio l’ingresso di Boga, con la sua verve e la sua imprevedibilità, ad allargare le maglie di una difesa toscana che fino a quel momento aveva retto benissimo, reggendo l’urto grazie a una disciplina tattica fuori dal comune. Il Pisa ha continuato a fare la propria partita fino al fatidico cinquantaquattresimo, quando un’azione sviluppata sulla destra da Francisco Conceicao e Kenan Yildiz ha mandato in tilt l’intero reparto arretrato ospite: il cross dell’attaccante turco, una sorta di invitante parabola tagliata sul secondo palo, ha trovato Andrea Cambiaso completamente dimenticato da tutti, con Nicolas, il portiere nerazzurro, colpevolmente incollato sul primo palo in attesa di un tiro che non è mai arrivato. Una volta sbloccatasi, la Juventus ha letteralmente dilagato, approfittando anche dello sconforto psicologico che ha colpito i ragazzi di Hiljemark, i quali, come ha poi amaramente ammesso lo stesso tecnico svedese a fine gara, hanno letteralmente regalato ai bianconeri i successivi tre gol, frutto di ingenuità e disattenzioni difensive diventate a quel punto letali.

L’amaro in bocca di Hiljemark e l’esultanza sotto la curva

Nella pancia dello stadio, dopo il triplice fischio che sanciva il pesantissimo 4-0 finale, Oscar Hiljemark non ha nascosto il suo rammarico, concentrando la sua analisi proprio su quei primi cinquanta minuti in cui la sua squadra aveva fatto “benissimo”, salvo poi crollare miseramente alla prima difficoltà. Le sue parole, poche e sofferte, hanno raccontato di un gruppo che ora sta attraversando un momento oggettivamente durissimo, consapevole di aver buttato al vento una prestazione più che dignitosa per colpa di un blackout difficile da spiegare, in particolar modo per la gravità dell’errore del suo portiere in occasione dello 0-1, un episodio che ha spezzato le gambe a una squadra che stava lottando alla pari. Sul versante opposto, invece, la festa è stata doppia. Andrea Cambiaso, autore del gol che ha aperto le danze, ha parlato a caldo di una serata resa speciale proprio dalla dedica al proprio allenatore. I suoi commenti, rilasciati prima nell’immediatezza del post-partita e poi in conferenza stampa, hanno sottolineato la felicità per aver regalato al mister una bella serata nel giorno del suo compleanno, quasi a voler suggellare un legame che va oltre il semplice rapporto professionale. Non solo: il terzino, nel sottolineare l’importanza di recuperare le energie in vista dei prossimi impegni, ha anche toccato il tema delicato dei fischi ricevuti dalla squadra in alcune recenti uscite, liquidando la questione con la filosofia di chi si ritiene comunque fortunato a indossare quella maglia e di chi è pagato per reggere la pressione, un aspetto che, a suo dire, fa parte del gioco e che va accettato senza troppi drammi.

I numeri di una rincorsa che non si ferma

Al di là delle suggestioni e delle dichiarazioni del dopo partita, ciò che conta è il verdetto del campo. Con questi tre punti, conquistati al termine di una partita che per lunghi tratti era sembrata in salita, la Juventus sale a quota cinquanta in classifica, agganciando di fatto il treno di quelle squadre che lottano per un posto nella prossima Champions League, restando incollata a Roma e Napoli in una bagarre che promette scintille fino all’ultima giornata. I dieci gol realizzati nelle ultime tre uscite, tra l’altro, testimoniano una ritrovata verve offensiva, un dato che fa ben sperare in ottica futura nonostante le difficoltà strutturali e di gioco emerse soprattutto nel primo tempo di questa sfida. Dall’altra parte, invece, il Pisa incassa l’ennesima battuta d’arresto di un campionato complicatissimo, rimanendo inchiodato a quota quindici punti in compagnia del Verona, in una posizione di classifica che comincia a pesare come un macigno, anche se la matematica, con trenta punti ancora a disposizione, non condanna ancora nessuno.

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