Stellantis punta 13 miliardi di dollari sugli Stati Uniti, tensioni con il Canada
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Redazione Economia
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Il gruppo automobilistico Stellantis, che ha ufficialmente riavviato le proprie strategie dal mercato statunitense, ha deciso di incrementare in maniera sostanziale il proprio impegno finanziario Oltreoceano, portando a tredici miliardi di dollari, da dieci inizialmente previsti, l’investimento programmato per un arco temporale di quattro anni. Una mossa, questa, che non può attendere le tempistiche più lunghe del nuovo piano globale, il cui rinvio al 2026 sembra ormai una concreta eventualità. L’operazione, che si concretizzerà in un aumento della produzione del cinquanta per cento, genererà inoltre oltre cinquemila nuovi posti di lavoro, concentrandosi in stati industriali come l'Illinois, l'Ohio, il Michigan e l'Indiana, i quali vedranno così rafforzata la propria vocazione manifatturiera.
Le reazioni del sindacato e l'allarme europeo
Se da un lato il sindacato americano Uaw ha espresso apprezzamento per una manovra che porta con sé significative opportunità occupazionali, ben diversa è stata la reazione dell’organismo canadese Unifor, il quale ha manifestato un netto dissenso. Le preoccupazioni, del resto, non si limitano al Nord America; in Europa, infatti, si levano voci di allarme per quella che viene percepita come una progressiva marginalizzazione del continente nei piani del gruppo. “I pasticci combinati dalla Ue sulla cosiddetta transizione”, hanno dichiarato i segretari della Uilm, “stanno creando difficoltà e incertezza per l'intero settore automotive”. Un concetto ribadito con forza dal presidente di Confindustria, il quale ha lanciato un monito senza mezzi termini: “O l'Europa si sveglia o perde dei pezzi di industria”.
La disputa legale con il Canada
A complicare ulteriormente lo scenario internazionale di Stellantis è l’inasprirsi della tensione con il governo canadese, il quale ha minacciato azioni legali in seguito alla decisione di trasferire la produzione del modello Jeep Compass dallo stabilimento di Brampton, in Ontario, verso un impianto situato in Illinois. La mossa, parte integrante del maxi-piano da tredici miliardi, è stata interpretata dalle autorità canadesi come una violazione degli impegni assunti dal gruppo in cambio dei cospicui incentivi pubblici ricevuti per mantenere salda la propria presenza industriale nel paese. Una lettera formale è stata perciò inviata al vertice aziendale, segnando un punto di frizione significativo in un momento di espansione.
Il contesto geopolitico e industriale
Lo spostamento di tali ingenti risorse finanziarie e produttive verso gli Stati Uniti avviene in un quadro geopolitico mutato, che vede nuovamente Donald Trump alla guida della Casa Bianca. Questo orientamento strategico, che alcuni osservatori hanno definito una “vittoria” dell’approccio americano, sottolinea come le scelte industriali siano sempre più influenzate da fattori che vanno ben oltre la semplice logica di mercato. L’Europa, da parte sua, si trova a dover fare i conti con un panorama competitivo in rapida evoluzione, dove l’incertezza normativa e le dinamiche globali rischiano di eroderne il tradizionale potenziale industriale, mentre il Nord America diventa il teatro principale per gli investimenti più Corposi.




