Licenziata per una fotografia al mare, il giudice di Forlì reintegra l'operaia
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Redazione Interno
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Il licenziamento, arrivato nell’ottobre del 2023 dopo anni di servizio come carrellista a tempo indeterminato, faceva seguito a una relazione investigativa interna, che l'azienda aveva commissionato per verificare l’effettiva condizione della dipendente. Gli investigatori privati, infatti, la avevano immortalata mentre trascorreva qualche ora in spiaggia, un'immagine che, agli occhi del datore di lavoro, sembrava contraddire platealmente le ragioni del congedo straordinario, concesso proprio per assistere la madre disabile. Quel dossier fotografico, considerato prova inconfutabile di un abuso, aveva portato al recesso.
La sentenza del tribunale
La vicenda giudiziaria, che ha visto la quarantenne opporsi al provvedimento, si è conclusa con una sentenza del Tribunale civile di Forlì che non solo ha definito "ingiusto" il licenziamento, ma ne ha disposto la piena reintegrazione, ordinando all’azienda di corrispondere anche un’indennità risarcitoria pari a dodici mensilità, per un ammontare complessivo di circa trentunomila euro. I giudici, nel valutare il materiale probatorio, hanno riconosciuto come le esigenze di cura di un familiare gravissimo, prolungate nel tempo, possano logicamente comprendere anche brevi momenti di distacco, necessari a chi presta assistenza continua.
Il ragionamento della Corte
La Corte ha affermato, nella motivazione, che quelle ore trascorse al mare non configurano un tradimento dei doveri di assistenza, bensì rappresentavano un legittimo e comprensibile tentativo di “recuperare energie”, in una situazione di stress psicofisico indubbio e duraturo. Il benessere di chi assiste, secondo i magistrati, non è un fattore marginale, ma un elemento connesso alla qualità stessa della cura prestata. Pertanto, quel comportamento non integrava una colpa tale da giustificare la sanzione estrema del licenziamento, essendo la donna regolarmente in periodo di congedo riconosciuto.
Un precedente nel diritto del lavoro
La sentenza, al di là del caso specifico, delinea un principio di interesse generale nel delicato bilanciamento tra diritti del lavoratore e poteri datoriali di controllo, specialmente in contesti che attengono alla sfera personale e familiare. L'utilizzo di investigatori privati per verificare le assenze per motivi di cura, se da un lato è lecito, dall'altro non può prescindere da una valutazione complessiva e umana delle circostanze. Il tribunale ha sottolineato come non si possa pretendere, da un assistente familiare, una presenza ininterrotta e senza respiro, riconoscendo la necessità di pause che, seppur brevi, sono funzionali alla sostenibilità di un impegno tanto gravoso.




