L'Italia del baseball vola in semifinale, ora il Venezuela di Acuña jr. Sfida per la storia a Miami
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Redazione Sport
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L’impresa, quella che per definizione sembrava impossibile e che invece si è materializzata sul diamante di Houston, ha un nome e un cognome: Italia. Per la prima volta nella sua storia, la nazionale azzurra di baseball ha staccato il biglietto per le semifinali del World Baseball Classic, una sorta di Coppa del Mondo della disciplina, e lo ha fatto al termine di una partita pazzesca contro Porto Rico, superato con il punteggio di 8. Gli uomini guidati da Francisco Cervelli, che di questo gruppo è il manager e il principale artefice morale, hanno confermato quanto di buono fatto vedere nella fase a gironi, dove erano arrivate le vittorie pesanti contro Messico e, soprattutto, contro gli Stati Uniti, formazione stracolma di stelle. Contro i portoricani, gli azzurri sono partiti a razzo, costruendo un vantaggio importante – si è arrivati sul +6 – che ha messo in cassaforte il risultato prima dell’assalto finale dei caraibici, puntualmente respinto. È una squadra, quella italiana, che non molla mai la presa e che gioca con una scioltezza mentale invidiabile, frutto di un gruppo coeso nonostante i tempi di preparazione ridottissimi.
E mentre gli azzurri esultavano per il traguardo raggiunto, dall’altra parte del tabellone si consumava un’altra epica battaglia. Il Venezuela, dopo aver chiuso al secondo posto il proprio girone alle spalle della Repubblica Dominicana, ha compiuto un’impresa forse persino più grande, eliminando i campioni in carica del Giappone. A Miami, nella suggestiva cornice del loanDepot park, la nazionale sudamericana ha avuto la meglio per 8-5 sui nipponici, al termine di una partita rocambolesca che ha visto il Giappone passare in vantaggio e poi subire la rimonta furiosa dei venezuelani. A deciderla, un fuoricampo da tre punti di Wilyer Abreu nel sesto inning che ha ribaltato l’inerzia del match, regalando ai sudamericani una semifinale che mancava dal 2009. Emozionante il duello iniziale tra i due fuoriclasse, Ronald Acuña Jr. e Shohei Ohtani, entrambi autori di un fuoricampo in apertura di partita: una rarità assoluta, considerando che si tratta di due MVP del massimo campionato statunitense. Per il Giappone, invece, si tratta di un'eliminazione amara che sa di occasione sprecata, nonostante le parole di rispetto di Ohtani verso la forza dell'avversario.
Ora, per l’Italia, l’appuntamento con la storia è fissato per lunedì sera sempre a Miami. Dall’altra parte del campo ci sarà un Venezuela carico di talento e di entusiasmo, trascinato da stelle del calibro di Acuña jr. e Salvador Perez, e che potrà contare su un tifo caldo e numeroso. Per gli azzurri, però, la pressione è un peso che sembrano non sentire, anzi: come hanno ripetuto più volte i giocatori, loro sono qui per giocarsi le proprie carte, senza alcun timore reverenziale. Il capitano Vinnie Pasquantino, uno dei leader indiscussi di questo gruppo, aveva già sottolineato dopo la vittoria su Porto Rico come nessuno, alla vigilia, avrebbe scommesso su una semifinale con l’Italia, e come questo gruppo, unito da appena due settimane, stia scrivendo pagine di sport che difficilmente verranno dimenticate. E Cervelli, dal canto suo, ha parlato di capitolo meraviglioso della propria vita, lui che ha preso in mano una nazionale in difficoltà e l’ha portata a livelli inesplorati.
Il cammino degli azzurri, va detto, è costellato di interpreti che militano nei campionati professionistici statunitensi, spesso con origini italiane, e questo ha scatenato qualche polemica sulla cosiddetta "italianità" della squadra. Tuttavia, le prestazioni sul campo e l’orgoglio mostrato dai giocatori, come Andrew Fischer che sfoggia tatuaggi dedicati a icone italiane, hanno spostato l’attenzione sui valori espressi in partita. L’altra semifinale, che metterà di fronte Stati Uniti e Repubblica Dominicana, è il classico scontro tra titani, una partita che da sola vale un biglietto. Ma per l’Italia e il suo cammino da favola, la concentrazione è tutta sull’impresa da compiere contro il Venezuela. Si gioca per un posto in finale, per continuare a sognare e per dimostrare che nel baseball, come nello sport, le gerarchie stabilite a tavolino possono sempre essere sovvertite.
La rimonta venezuelana che cancella il Giappone
L’entusiasmo generato dalla vittoria di Houston, per la truppa di Cervelli, ha trovato una sponda insperata nell’epilogo della sfida di Miami. Il Venezuela, infatti, non solo ha vinto, ma lo ha fatto annullando i favori del pronostico che indicavano i nipponici come ampiamente favoriti. La partita, iniziata con lo scambio di fuoricampo tra Acuña e Ohtani, ha visto il Giappone allungare nel quarto inning, salvo poi subire il ritorno dei sudamericani. È stata la dimostrazione di quanto il baseball sia uno sport imprevedibile e di come il Venezuela, nonostante l’assenza di alcuni interpreti, possa contare su un roster profondo e di assoluto valore. La rincorsa, culminata nel sesto inning con il colpo di Abreu, ha scatenato la festa tra i tifosi presenti, e chissà che non possa rappresentare un vantaggio psicologico, o forse un ulteriore carico di responsabilità, per i venezuelani in vista della semifinale contro l’Italia.
Le dichiarazioni dei protagonisti dopo il quarto
La conferenza stampa post-partita di Houston è stata un tripudio di emozioni per Francisco Cervelli. L'ex ricevitore di Major League, che aveva già guidato gli azzurri agli Europei, ha parlato di una delle giornate più belle della propria esistenza, sottolineando come il carattere di questa squadra sia emerso nei momenti cruciali. Parole che riecheggiano quelle di Vinnie Pasquantino, il capitano e prima base, che non ha nascosto la propria gioia, definendo quella contro Porto Rico come la giornata più bella nella storia del baseball italiano. I giocatori, si percepiva dalle loro voci, erano consapevoli di aver compiuto qualcosa di unico, qualcosa che va al di là del semplice risultato sportivo. C'era la consapevolezza di aver rotto un argine, di aver abbattuto un muro che sembrava invalicabile. Ora, però, testa al Venezuela, una squadra che conoscono bene e che rispettano, ma di certo non temono.
Un'impresa costruita su basi solide
Il successo italiano non è frutto della casualità, ma di un progetto tecnico ben preciso. La squadra, pur assemblando giocatori che spesso si incontrano per la prima volta pochi giorni prima dell'inizio del torneo, ha mostrato una coesione e una chimica invidiabili. La partita contro Porto Rico ne è l'esempio lampante: sotto di una corsa immediatamente, gli azzurri non si sono scomposti e hanno ribaltato il punteggio con una prima ripresa da quattro punti. Il merito va a Cervelli e al suo staff, che hanno saputo creare un ambiente sereno e competitivo allo stesso tempo, dove ogni giocatore si sente parte integrante di un meccanismo che funziona. La difesa ha retto nei momenti cruciali, e l'attacco, quando è stato chiamato a rispondere, lo ha fatto con tempismo e precisione. L'appuntamento di lunedì, dunque, rappresenta un'ulteriore occasione per dimostrare che questa favola, lungi dall'essere un semplice fuoco di paglia, ha tutte le carte in regola per continuare.




