Il Sud unisce i suoi centri oncologici per curare il tumore al seno vicino casa

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Redazione Salute Redazione Salute   -   C’è un dato, nella sanità italiana, che fotografa una disuguaglianza profonda: ogni anno sono circa sessantasettemila i pazienti oncologici costretti a lasciare la propria regione per curarsi, in un esodo silenzioso che dal Mezzogiorno punta verso i grandi centri del Nord. Un fenomeno che non pesa solo sui bilanci familiari, costretti a sostenere spese ingenti per trasferte e soggiorni lontano da casa, ma che incide profondamente anche sul piano emotivo, aggiungendo fatica a una battaglia già durissima. È per provare a invertire questa rotta che prende forma il progetto Beacon, acronimo di Breast Cancer Enhanced Assessment and Care with Outcome-Driven Navigation, una rete che mette in collegamento tre Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico del Sud: l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli, il Centro di riferimento oncologico della Basilicata (Crob) di Rionero in Vulture e l’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari.

L’iniziativa, presentata ufficialmente al Crob di Rionero in Vulture e promossa da Novartis con il supporto scientifico di Iqvia, si inserisce nel solco tracciato dall’Alleanza Mediterranea Oncologica in Rete (A.M.O.Re.), nata per volontà degli stessi istituti con l’obiettivo di condividere percorsi di diagnosi e terapia. L’idea di fondo, per quanto complessa nella realizzazione, è lineare nella sua ambizione: costruire una infrastruttura clinica e digitale che permetta a una paziente pugliese o lucana di accedere agli stessi protocolli terapeutici e alle stesse competenze specialistiche offerti nei poli di eccellenza del Nord, senza dover affrontare i cosiddetti viaggi della speranza. Il coordinamento scientifico dell’operazione è affidato a Michelino De Laurentiis, capo del Dipartimento di Senologia del Pascale di Napoli, il quale sottolinea come la qualità delle cure non possa e non debba dipendere dalla latitudine geografica.

Un modello di cura che mette al centro la paziente e gli esiti

Beacon non si propone soltanto come un accordo formale tra burocrazie sanitarie, ma come un cambiamento sostanziale nel modo di prendere in carico le pazienti. Il modello si fonda su quattro pilastri portanti: la collaborazione strutturata tra i centri, che consente la condivisione tempestiva di dati clinici e referti; la multidisciplinarietà, che integra le diverse competenze mediche attorno al singolo caso; l’innovazione digitale, con un ampio ricorso alla telemedicina per le consulenze a distanza; e infine l’introduzione della figura del case manager, un professionista che avrà il compito di accompagnare la donna lungo tutto il percorso terapeutico, coordinando visite, esami e i diversi specialisti coinvolti. Un punto di riferimento unico, insomma, capace di rendere più umano e meno frammentato un iter che spesso si rivela dispersivo.

L’approccio che guida l’intero progetto è quello della value-based healthcare, la medicina basata sul valore, che sposta l’asse della valutazione dalle semplici prestazioni erogate – i numeri, le liste d’attesa, i volumi di attività – agli esiti clinici effettivamente raggiunti e alla qualità della vita percepita dalle pazienti. Significa, in pratica, misurare il successo di una terapia non solo in termini di sopravvivenza, ma anche di benessere psicofisico, di gestione degli effetti collaterali e di soddisfazione personale. Come ha spiegato Alessandro Delle Donne, commissario straordinario dell’Istituto Tumori di Bari, mettere al centro della misurazione l’esperienza umana della paziente richiederà un potenziamento dei sistemi informativi e un aggiornamento dell’organizzazione interna, ma rappresenta una svolta necessaria per valutare con maggiore precisione l’efficacia dei trattamenti.

Dalla telemedicina alla ricerca internazionale per abbattere le barriere

La scommessa di Beacon poggia in larga parte sulla capacità di rendere effettiva e operativa la connessione tra i tre istituti. La creazione di gruppi multidisciplinari intraospedalieri e, soprattutto, la condivisione sicura e immediata della documentazione clinica attraverso piattaforme digitali sono gli strumenti chiave per garantire che una paziente seguita a Bari possa ricevere il parere di un esperto del Pascale senza muoversi dalla sua città. Massimo De Fino, direttore generale del Crob di Rionero, ha rimarcato come nei tre Irccs siano già operative iniziative di telemedicina che rappresentano un modello applicabile per sostenere questa collaborazione, gettando le basi per una rete clinica stabile e duratura.

Parallelamente alla costruzione di questa rete interregionale, l’Istituto Pascale di Napoli sta tessendo un’altra trama, di respiro internazionale, che potrebbe portare benefici alla stessa alleanza meridionale. È in via di definizione, infatti, un asse scientifico con il Dana-Farber Cancer Institute di Harvard, uno dei centri oncologici più prestigiosi al mondo. L’obiettivo di questo ponte tra Napoli e Boston è duplice: favorire lo scambio di competenze e la formazione di giovani ricercatori, e generare innovazioni terapeutiche e organizzative che possano essere messe a disposizione dell’intera rete A.M.O.Re. Un primo appuntamento concreto sarà un congresso internazionale in programma a Ravello nel mese di maggio, destinato a diventare un appuntamento fisso per il confronto scientifico tra le due sponde dell’Atlantico.

In Italia, si contano oltre 925mila donne che vivono dopo una diagnosi di tumore al seno, e ogni anno si registrano più di 53mila nuovi casi. Cifre che rendono l’idea della portata della sfida. Il progetto Beacon, con la sua sperimentazione operativa all’interno della rete A.M.O.Re., intende dimostrare che è possibile organizzare servizi di alta qualità anche lontano dai tradizionali poli del Nord Italia, trasformando la conoscenza scientifica in cure efficaci e accessibili. La sperimentazione misurerà sul campo l’efficacia del modello e, in caso di esito positivo, potrebbe diventare un riferimento esportabile in altre regioni, contribuendo a ridefinire la geografia delle cure oncologiche nel paese.

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