Fmi, deficit Italia in calo al 2,8% nel 2026. E il debito globale risale verso la soglia del 100%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c’è solo il bilancio pubblico italiano, pur sempre sorvegliato speciale, a preoccupare gli economisti del Fondo monetario internazionale durante gli Spring Meetings di Washington. Il quadro che emerge dall’ultimo Fiscal Monitor, presentato ieri nella capitale americana, dipinge un’economia mondiale sempre più appesantita dal debito, al punto che il rapporto debito-Pil globale – si legge nel documento – potrebbe raggiungere entro il 2029 quella soglia del 100% che non veniva toccata dalla fine della Seconda guerra mondiale. Un dato, quest’ultimo, che segna un’accelerazione rispetto alle stime precedenti, considerando che nel 2025 il rapporto si è già attestato al 94%. Le tensioni generate dal conflitto in Iran, con i suoi riflessi sui prezzi energetici e alimentari, non fanno che peggiorare uno scenario già di per sé fragile, spingendo verso condizioni finanziarie più restrittive e un rallentamento dell’attività economica globale.

Numeri italiani sotto la lente: deficit in discesa, debito fermo al 138,8%

Per l’Italia, che sconta un peso del debito pubblico fra i più alti d’Europa (138,8% del Pil, ben al di sopra della media mondiale), il Fmi registra però un miglioramento sul fronte del deficit. La previsione indica un calo al 2,8% nel 2026, un valore che rientrerebbe – almeno sulla carta – nei parametri richiesti dal Patto di stabilità europeo. Resta inteso che la direttrice generale del Fondo, Kristalina Georgieva, ha definito marzo “difficile per l’economia globale”, aggiungendo con una frase incidentale che “aprile potrebbe esserlo di più”. Un avvertimento che non lascia spazio a facili ottimismi, soprattutto per un Paese come il nostro, dove il rapporto debito-Pil rimane critico e si prevede una discesa solo a partire dal 2028. Le spese per la difesa, anch’esse in crescita per effetto delle tensioni internazionali, rischiano di tradursi in un ulteriore aggravio sui conti pubblici, vanificando in parte gli sforzi di consolidamento.

Taglio delle accise sotto tiro e l’ombra del conflitto mediorientale

Il Fondo monetario internazionale, nel suo report, non risparmia critiche ad alcune scelte di politica fiscale, fra cui il taglio delle accise adottato da vari governi – Italia compresa – per tamponare il caro-carburanti. Una misura, questa, giudicata poco efficace sul lungo periodo e dannosa per le entrate statali. Né va dimenticato, come sottolinea Georgieva, che il conflitto in Medio Oriente può tradursi in un aggravio strutturale dei conti attraverso cinque canali distinti: l’aumento dei prezzi di energia e alimentari, condizioni finanziarie più restrittive, un rallentamento dell’attività economica, la crescita delle spese per la difesa e, non ultimo, la riduzione del commercio internazionale. Si tratta, va detto, di fattori che interagiscono fra loro in modo complesso, rendendo ogni previsione sul deficit italiano (per quanto in calo al 2,8% nel 2026) una stima esposta a rischi significativi di revisione al rialzo.

Dalla cronaca politica al debito globale: la sfilza dei partiti in trasmissione

Sul fronte interno, intanto, il dibattito politico resta vivace: dopo il referendum sulla giustizia, le opposizioni tentano di ricompattarsi attorno a un programma condiviso, come dimostra la lunga lista di ospiti intervenuti in una recente puntata televisiva. Si sono alternati al microfono Antonio Nicita (Pd), Ilaria Cavo (Noi Moderati), Grazia Di Maggio (Fratelli d’Italia), Giulia Pastorella (Azione), Mauro Del Barba (Italia Viva), Barbara Floridia (M5S), Andrea Barabotti (Lega), Raffaele Nevi (Forza Italia), Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra) e Guerino Testa (ancora Fratelli d’Italia). Un arco costituzionale, quello rappresentato, che fotografa la frammentazione dell’emiciclo. La procura, dal canto suo, ha nel frattempo chiesto il rinvio a giudizio per gli otto indagati nell’incidente stradale che aveva sconvolto l’opinione pubblica: un’inchiesta ancora in fase istruttoria, della quale – in ossequio al principio del contraddittorio – si attendono gli sviluppi giudiziari. Nessuna sentenza, per ora, solo l’atto formale che avvia il processo.

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