L’Italia esce dalla procedura per deficit, ma il debito sale per colpa del Superbonus

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Italia, dopo anni di monitoraggio stringente da parte di Bruxelles, si avvia a uscire dalla procedura per deficit eccessivo nel 2026, con un disavanzo che dovrebbe scendere progressivamente dal 3,4% del Pil nel 2024 al 2,9% due anni dopo. Un traguardo che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva già preannunciato come frutto di una politica di rigore, ma che nasconde un paradosso: mentre il deficit si riduce, il debito pubblico continua a gonfiarsi, passando dal 135,3% del Pil nel 2024 a un preoccupante 138,2% nel 2026. La causa principale, come più volte sottolineato dagli analisti, è l’eredità del Superbonus, il cui costo – stimato in decine di miliardi – continua a pesare sui conti pubblici nonostante le correzioni apportate dal governo.

Intanto, la Commissione europea ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona e per l’Italia nel 2025, prevedendo un +0,9% per l’area della moneta unica e un più modesto +0,7% per il nostro Paese, contro il +1,1% dell’Unione nel suo complesso. Un quadro che riflette l’incertezza legata alle tensioni commerciali globali e alla politica aggressiva sui dazi annunciata da Donald Trump, tornato alla Casa Bianca con misure protezionistiche che, secondo il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis, danneggeranno più gli Stati Uniti che l’Europa. «La crescita cumulativa americana nel 2025-2026 sarebbe inferiore di circa un punto percentuale», ha spiegato Dombrovskis, mentre per l’Ue l’impatto si fermerebbe allo 0,2%.

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