L’Fmi chiede all’Italia meno spese e più tasse: “Pil fermo allo 0,5%, debito ancora troppo alto”

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   Più entrate e meno uscite. Potrebbe riassumersi in questa formula stringata il verdetto, tutt’altro che accomodante, della missione conclusiva dell’Articolo IV del Fondo Monetario Internazionale sul nostro Paese. borsaitaliana +3

La delegazione dell’istituzione di Washington, che periodicamente effettua operazioni di sorveglianza economica negli Stati membri ai sensi di quello stesso articolo dello Statuto che li obbliga a mantenere la stabilità finanziaria evitando politiche dannose per il sistema internazionale, ha consegnato un rapporto in cui i toni della preoccupazione prevalgono sui timidi segnali di miglioramento. lanotiziagiornale +3

Se da un lato si riconosce che il consolidamento fiscale “ha continuato a progredire” – il deficit si è attestato al 3,1% del Pil nel 2025 –, dall’altro l’allarme principale riguarda la massa crescente del debito pubblico, finito a circa il 137% del prodotto interno lordo alla fine dello scorso anno.

Un livello, viene sottolineato, ancora “troppo elevato” e pericolosamente esposto a qualsiasi shock, sia esso legato ai tassi d’interesse, alla fiducia dei mercati o alla crescita globale. milanofinanza +3

La crescita resta un miraggio, frenata dalla guerra e dalle sfide strutturali

A rendere il quadro ancora più complesso, per l’economia italiana, è l’orizzonte della crescita: una prospettiva che gli economisti del Fondo definiscono quantomeno “moderata”.

I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a facili entusiasmi: dopo il +0,5% registrato nel 2025, l’aumento del Pil dovrebbe fermarsi allo stesso identico ritmo anche quest’anno e nel 2027, appesantito – si legge nel report – da “fattori esterni contrari” e annose “sfide strutturali”. repubblica +3

Tra i venti contrari, il conflitto in Medio Oriente gioca un ruolo determinante: l’impennata dei prezzi globali dell’energia ha già ricominciato a erodere il potere d’acquisto delle famiglie, tanto che l’inflazione ad aprile è risalita al 2,8%, una stangata che colpisce in particolare una penisola la cui dipendenza dai combustibili fossili importati rimane storicamente elevata. milanofinanza +3

Senza dimenticare i rischi di lungo periodo, a partire dall’invecchiamento della popolazione e dalla persistente debolezza della produttività, che rischiano di limitare il potenziale di crescita intorno allo 0,6% anche nel medio termine. borsaitaliana +3

Basta sconti per tutti, il Fmi avverte: “Accise tagliate solo con criterio”

Nel mirino del Fondo monetario, insieme ai conti pubblici in affanno, finisce con decisione la politica nazionale sui carburanti.

Un vero e proprio avviso ai naviganti, che giunge peraltro all’unisono con le indicazioni della Banca centrale europea: qualsiasi intervento per famiglie e imprese contro il caro-energia, se si vuole essere efficaci, deve rispettare il vincolo delle “tre T” (temporaneo, mirato e calibrato). la7 +3

I tecnici dell’Fmi, nella loro analisi, sono molto espliciti: quella “recente riduzione generalizzata delle accise sul gasolio e sulla benzina”, varata per attutire lo shock dei prezzi, secondo loro “dovrebbe essere sostituita da trasferimenti in denaro mirati alle famiglie più vulnerabili”. ilgazzettino +3

La critica di fondo è di natura economica ma anche di equità: un taglio lineare delle accise, spiegano, aiuta indiscriminatamente tutti, finendo per premiare persino i redditi più alti, mentre invece la priorità dovrebbe essere proteggere chi è davvero in difficoltà ad arrivare a fine mese, senza per questo smorzare l’incentivo collettivo a ridurre i consumi energetici.

In sostanza, niente più sconti generalizzati, ma sussidi selettivi e a bilancio invariato, perché il margine di manovra nelle casse dello Stato è ormai ridotto all’osso. editorialedomani +3

Debito e difesa, il monito sui conti: "Sforzo aggiuntivo dell'1% del Pil"

L’affondo più duro dell’Article IV, e forse il meno scontato, riguarda la necessità di accelerare la marcia del risanamento. Nonostante l’avanzo primario sia arrivato allo 0,8% – un risultato che il Fmi definisce comunque positivo –, il livello del debito è giudicato intollerabilmente alto per la tenuta dell’intera Eurozona.

Per questo, gli esperti di Washington raccomandano un “aggiustamento più anticipato”, vale a dire un ulteriore sforzo fiscale pari a circa l’1% del Pil da realizzare nel biennio 2026-2027, andando così al di là dei piani già annunciati dal governo. la7 +3

Un consolidamento che dovrà passare da tre direttrici precise: l’ampliamento della base imponibile, un giro di vite sulla conformità fiscale (lotta a evasione ed elusione) e una drastica revisione della spesa pubblica per tagliarne le inefficienze.

Un avvertimento, quest’ultimo, che si applica anche a un fronte caldissimo come quello della difesa: “Qualsiasi nuova spesa – si legge testualmente nel rapporto – compresa quella per la difesa, dovrebbe essere interamente compensata per salvaguardare la sostenibilità fiscale”. milanofinanza +3

Tradotto: se si decide di investire di più in armamenti, si dovrà tagliare altrove con altrettanta determinazione, senza buchi di bilancio né scorciatoie. firstonline +3

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