Il buio del cellulare e l'ultimo messaggio: il mistero di Dario Cipullo, 16 anni, trovato nel canale Cavour
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Redazione Interno
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La vicenda, che ha sconvolto la città di Novara, prende avvio da una serata apparentemente normale, una cena prenatalizia tra giovani atleti di rugby in una abitazione di corso Garibaldi, in zona stazione. Dario Cipullo, studente dell’istituto tecnico industriale e promessa sportiva, aveva rassicurato la madre dicendo di non aspettarlo, perché avrebbe fatto tardi. Dopo la mezzanotte, il padre della sua ragazza lo aveva riaccompagnato a casa, lasciandolo in prossimità dell’abitazione di famiglia nella zona Santa Rita, ma da quel momento le tracce del sedicenne si sono diradate fino a perdersi del tutto. L’ultimo avvistamento certo, quello che gli investigatori considerano il punto di partenza di ogni riflessione, risale all’una di notte nei pressi del centro commerciale San Martino, un’area commerciale periferica non distante da grandi poli logistici, tra cui uno di Amazon, e da una rotonda che dà accesso all’autostrada A4 Torino-Milano.
La scomparsa e il silenzio del telefono
Ciò che ha immediatamente insospettito i familiari, dopo la mancata ricomparsa a casa nelle prime ore del mattino, è stato il blackout del cellulare, risultato spento da quel momento senza più riaccendersi. Un dettaglio, quest’ultimo, che ha spinto a classificare la scomparsa come atipica e ad avviare ricerche febbrili, coordinate dalle forze dell’ordine con l’ausilio dei vigili del fuoco e di volontari. Le speranze di ritrovarlo in vita, tenute accese per un intero giorno di apprensione, si sono tragicamente infrante quando il suo è stato avvistato e poi recuperato nelle acque del canale Cavour, nella frazione di Agognate. Il luogo del ritrovamento, un corso d’acqua artificiale di una certa portata, si trova a circa sei chilometri di distanza sia dall’ultimo avvistamento che dalla zona in cui era stato lasciato, in un’area rurale e isolata oltre la periferia novarese.
Le domande aperte dell’inchiesta
La magistratura, pur aprendo un fascicolo per omicidio volontario – prassi consolidata in casi di morte violenta – non ha escluso alcuna pista, compresa quella dell’incidente. Gli investigatori stanno analizzando ogni elemento, dalla dinamica della serata allo stato del cellulare, dalla percorribilità del tragitto fino alle condizioni del canale. Le indagini, che procedono senza sosta, si concentrano sulla ricostruzione minuto per minuto delle ultime ore di vita del giovane, cercando di capire come e perché abbia potuto raggiungere un luogo così distante e desolato, e cosa ne abbia determinato la morte. Il lavoro degli inquirenti, meticoloso e complesso, cerca di fare luce su un puzzle dai contorni ancora sfumati.
Il dolore e il ricordo di una promessa
Al di là delle indagini, resta il vuoto profondo lasciato dalla perdita di un adolescente descritto come un ragazzo serio e sportivo, legato alla famiglia e al suo gruppo di amici e compagni di squadra. La sua figura, quella di un giovane atleta con una passione per il rugby, emerge con forza dalle testimonianze di chi lo conosceva, dipingendo un quadro che contrasta tragicamente con l’epilogo della sua storia. La città, il mondo della scuola e quello sportivo vivono un lutto collettivo, mentre la famiglia cerca una risposta al perché di una simile, improvvisa fine.




