L'addio a Dario Cipullo e le domande senza risposta sulla notte in cui si spense
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Redazione Interno
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Un vuoto che si è aperto all'improvviso, e che ora la città di Novara prova a colmare con la memoria del sorriso di un ragazzo. Dario Cipullo, sedicenne studente dell'istituto Fauser e rugbista, è stato trovato senza vita la mattina di domenica nelle acque gelide del canale Cavour, nella zona di Agognate, dopo due giorni di ricerche incessanti che hanno tenuto col fiato sospeso un'intera provincia. I suoi insegnanti, in un messaggio carico di commozione, hanno scritto di lui, ricordando "quel dono della verità e un sorriso capace di illuminare ogni momento", parole che, se da una parte fotografano il carattere del giovane, dall'altra rendono ancora più acuto il dolore per una fine così inspiegabile. Il cordoglio, come era prevedibile, si è esteso ben oltre il perimetro delle mura scolastiche o del campo da rugby, toccando le istituzioni e tutto il mondo sportivo regionale, in un coro unanime di sconcerto.
Il mistero delle ore buie
È proprio l'aggettivo "inspiegabile", del resto, a tornare con insistenza nei racconti di chi conosceva Dario, mentre gli investigatori dei carabinieri cercano di dare un senso a una sequenza di eventi che fatica a trovare una logica. Il punto focale dell'inchiesta, infatti, ruota attorno a un lasso di tempo cruciale e ancora avvolto dall'oscurità: le ore che separano il momento in cui il ragazzo, dopo una festa, fu accompagnato a casa dal padre di un'amica e lasciato a una quarantina di metri dall'abitazione, da quel che si apprende, e l'istante in cui il suo telefono cellulare cessò di funzionare. Un'interruzione delle comunicazioni che potrebbe coincidere con lo spegnimento per la batteria scarica, o purtroppo con il momento tragico dell'annegamento. Su quel vuoto, che si estende per diverse ore nella notte, si concentrano oggi gli sforzi degli inquirenti, chiamati a ricostruire un puzzle i cui pezzi sembrano non combaciare.
I chilometri solitari e la meta irraggiungibile
Un elemento, in particolare, alimenta le domande e complica il quadro: il lungo percorso a piedi che Dario avrebbe compiuto da solo. Secondo quanto si è potuto stabilire, il giovane avrebbe camminato per circa quattro chilometri dopo essere stato lasciato vicino a casa, allontanandosi in direzione del canale Cavour, un corso d'acqua artificiale non lontano dal casello autostradale e dai grandi capannoni del polo logistico di Amazon. Una destinazione che appare del tutto incongrua con il rientro a casa, e che rende quel tragitto un enigma centrale da sciogliere. "Non sappiamo che cosa sia successo e come Dario sia arrivato fino al Cavour", ripetono, con un dolore misto a smarrimento, i suoi familiari e gli amici, sottolineando come quegli spostamenti a piedi, nel cuore della notte, restino un fatto difficile da comprendere e accettare.
La ricostruzione dei fatti
Le indagini, condotte con prudenza per non aggiungere sofferenza a chi già soffre, procedono dunque sul doppio binario dell'accertamento tecnico e della ricostruzione degli ultimi movimenti. Gli investigatori stanno vagliando ogni possibilità, analizzando i dati telemetrici e ascoltando i testimoni, nel tentativo di tracciare con precisione l'itinerario seguito da Dario e di capire le motivazioni che possano averlo spinto verso l'argine del canale. Mentre la Procura tratta la vicenda, allo stato, come un tragico incidente, il lavoro degli uomini in divisa è tutto volto a chiarire ogni dubbio residuo, a restituire alla famiglia un quadro completo di quella notte, e a fare in modo che il ricordo del ragazzo non venga offuscato da interrogativi irrisolti. Un compito delicato, che procede nel silenzio rispettoso di una città che, in queste ore, ha mostrato il suo volto più unito e solidale di fronte a una perdita così giovane.




