Morte di Dario Cipullo, l’autopsia conferma l’annegamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’autopsia sul Corpo di Dario Cipullo, il sedicenne novarese rinvenuto senza vita domenica scorsa nel canale Cavour, ha confermato la morte per annegamento. Il medico legale, Chiara Pasello, ha riscontrato i polmoni pieni d’acqua e alcune lievi lesioni sul corpo del giovane, compatibili con un tentativo di risalita dalle acque del corso artificiale che attraversa la periferia della città, nella zona di Agognate. La Procura, mentre prosegue l’inchiesta per fare luce sulla dinamica dei fatti, ha disposto ulteriori esami tossicologici, necessari a rilevare l’eventuale presenza di sostanze quali alcol, farmaci o droghe nell’organismo della vittima.

Il cellulare come fonte cruciale per la ricostruzione

La vera chiave per comprendere le ultime ore di vita del giovane studente del Fauser, però, è quasi certamente racchiusa nel suo smartphone, che gli investigatori stanno esaminando con la massima attenzione. Dall’analisi delle chiamate, dei messaggi e dell’attività sui social, intercorsi tra il momento in cui Dario fu riaccompagnato a casa dopo una serata e quello in cui, nella notte tra venerdì e sabato, precipitò nel canale, ci si aspetta di ottenere elementi decisivi. Saranno quelli, probabilmente, a sciogliere i nodi più intricati di una vicenda che ha sconvolto Novara, restituendo un quadro più definito di movimenti e contatti fino ad ora avvolti nell’oscurità.

Il mistero dello spostamento verso una zona isolata

Proprio l’itinerario compiuto da Cipullo costituisce uno degli aspetti più oscuri su cui si concentrano le indagini, poiché il punto del ritrovamento, vicino alla rotonda che dalla strada della Valsesia conduce al casello di Novara Ovest, è distante circa tre o quattro chilometri dalla sua abitazione. Quella, una zona di campagna per nulla frequentata e particolarmente isolata nelle ore notturne, solleva inevitabili interrogativi sulle ragioni che spinsero il ragazzo a recarvisi a piedi, da solo, in un orario tardo. Una circostanza che, in assenza di testimoni diretti, rende il contributo delle evidenze digitali ancor più prezioso.

L’attesa di risposte oltre il dolore

Mentre la città, in un periodo tradizionalmente dedicato alle festività, è stretta nel dolore per una perdita così giovane e assurda, il lavoro degli inquirenti procede senza sosta, scandito dalle verifiche tecniche e dall’attesa degli esiti peritali. Le risposte che la scienza e la tecnologia possono offrire, sebbene fondamentali per il procedimento giudiziario, restano tuttavia distanti dalla necessità di senso di chi conosceva Dario, lasciando un vuoto che le mere dinamiche fattuali difficilmente potranno colmare. La conferma dell’annegamento, infatti, segna il punto di partenza per la magistratura, ma rappresenta al contempo un epilogo tragico e definitivo per una famiglia e per un intero tessuto sociale.

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