Morte del piccolo Brandimarti, l’autopsia conferma l’annegamento e lesioni alla gamba sinistra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il senza vita di Matteo Brandimarti, il dodicenne che ha perso la vita nella domenica di Pasqua all’interno di una vasca idromassaggio situata nella spa dell’hotel Duca di Montefeltro a Pennabilli, in provincia di Rimini, è stato sottoposto a esame autoptico. L’indagine, eseguita dai consulenti incaricati dalla Procura di Rimini, ha sciolto ogni residuo dubbio sulla causa primaria del decesso: il ragazzo è annegato in appena ottanta centimetri d’acqua. Un dato, quest’ultimo, che rende ancor più drammatica la dinamica dell’incidente, avvenuto sotto gli occhi dei genitori, Nicoletta e Maurizio, e di altri familiari presenti nella struttura termale.

Secondo quanto emerso dai primi referti, le lesioni rilevate sul della vittima – e in particolare sull’arto inferiore sinistro – rappresentano un tassello fondamentale per ricostruire gli istanti precedenti alla tragedia. I segni, che partono dalla caviglia e si estendono verso l’alto fino a raggiungere circa tre quarti della coscia, passando per il ginocchio, sarebbero coerenti con un incastro meccanico. In altre parole, la gamba del ragazzino sarebbe rimasta bloccata nel bocchettone di aspirazione della vasca, quel sistema che serve a creare i getti d’acqua tipici dell’idromassaggio; il conseguente risucchio, unito all’impossibilità di liberarsi, avrebbe provocato una sindrome da annegamento in uno spazio che, altrimenti, non avrebbe rappresentato un pericolo letale per un nuotatore.

Le indagini della Procura e i tre indagati

La Procura di Rimini, che ha aperto un fascicolo ancora senza ipotesi di reato formalizzate, ha deciso di puntare i riflettori su tre figure chiave legate alla gestione e alla manutenzione della struttura alberghiera. Gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati il direttore dello stabilimento termale, l’amministratore della società proprietaria dell’hotel e il responsabile della manutenzione degli impianti. Un passaggio formale, quello dell’iscrizione, che consente agli investigatori di acquisire documentazione tecnica e di nominare propri consulenti per verificare eventuali anomalie nel sistema di aspirazione o carenze nei dispositivi di sicurezza previsti dalla normativa per le vasche pubbliche.

Proprio la presenza di tre posizioni soggette a indagine – ciascuna con competenze diverse (gestione, proprietà, manutenzione) – lascia intendere la complessità dell’inchiesta: non si tratterebbe di un singolo errore umano, ma forse di una concatenazione di negligenze o di omissioni nella verifica periodica degli impianti. Il consulente nominato dalla Procura, Donatella Fedeli, avrà ora sessanta giorni di tempo per completare le proprie valutazioni tecniche. Al centro di queste analisi finiranno i meccanismi di aspirazione, la potenza delle pompe, l’eventuale assenza di griglie di protezione antintrappolamento e la manutenzione ordinaria e straordinaria della vasca dove il dodicenne ha perso la vita.

I rilievi autoptici e il significato delle lesioni

L’autopsia, eseguita nella giornata di lunedì, ha confermato senza ombra di dubbio la causa annegatoria, ma ha anche offerto un contributo decisivo alla ricostruzione della dinamica. I medici legali hanno descritto le ferite alla gamba sinistra come “verosimilmente dovute a un incastro meccanico”; una formulazione tecnica che, tradotta, significa che l’arto è stato forzato all’interno di una apertura stretta – il bocchettone – e che la trazione esercitata dall’acqua in movimento ha prodotto lesioni estese dalla caviglia alla coscia. Non si tratta, quindi, di semplici ecchimosi, ma di un danno tissutale profondo e lineare, compatibile con una permanenza prolungata dell’arto in una posizione innaturale all’interno del condotto di aspirazione.

Un elemento, questo, che rafforza l’ipotesi investigativa secondo cui il ragazzino non sarebbe potuto risalire autonomamente in superficie. La forza di risucchio, in certi modelli di vasche idromassaggio prive di sistemi di sicurezza a norma, può raggiungere livelli tali da trattenere anche un adulto; figurarsi un dodicenne. Per questo motivo, i periti si concentreranno ora sulla verifica della pressione della pompa e sulla conformità della vasca alle disposizioni europee in materia di sicurezza degli impianti termali.

L’attesa per i funerali e il quadro giudiziario

Nonostante l’autopsia abbia già fornito risposte cruciali – come la causa della morte e la natura delle lesioni – la restituzione del alla famiglia per le esequie non è ancora imminente. La magistratura, attraverso i propri consulenti, deve completare una serie di accertamenti complementari che potrebbero includere la verifica dei flussi idraulici, simulazioni del risucchio e l’analisi di eventuali tracce di manomissione o usura dei dispositivi di sicurezza. In pratica, il sostituto procuratore che coordina le indagini ha concesso sessanta giorni alla propria perita affinché possa rispondere a quesiti molto tecnici: la pompa funzionava a una potenza superiore a quella consentita? Le griglie di protezione erano presenti e integre? Esisteva una valvola di sblocco di emergenza? Domande alle quali solo i rilievi strumentali potranno dare risposta.

Sul piano formale, il fascicolo rimane aperto con l’ipotesi di omicidio colposo plurimo (data la pluralità di soggetti indagati), anche se al momento non è stata ancora notificata alcuna accusa formale. I tre professionisti – direttore, amministratore e responsabile della manutenzione – potranno nominare propri consulenti tecnici per controbattere le conclusioni della Procura. La salma del dodicenne, originario di San Benedetto del Tronto, giace ancora presso l’obitorio di Rimini in attesa del nullaosta giudiziario. Un’attesa dolorosa, quella della famiglia, resa ancora più pesante dalla consapevolezza che la tragedia si è consumata in una vasca di profondità irrisoria e in un contesto – quello di una struttura alberghiera con spa – dove la sicurezza avrebbe dovuto essere massima.

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