Il caro memoria trascina i prezzi delle gpu, con le rtx 50 a guidare la corsa
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’andamento del mercato delle schede video, dopo un periodo di relativa tregua che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo agli appassionati, ha subito un’inversione di rotta tanto netta quanto preoccupante. I listini, infatti, stanno registrando aumenti a dir poco consistenti nell’arco degli ultimi tre mesi, un fenomeno che attraversa trasversalmente i cataloghi dei principali produttori, sebbene con intensità diverse, e che trova la sua ragion d’essere in una criticità ormai cronica a livello globale: la carenza di memoria DRAM. Non si tratta di una fluttuazione passeggera legata a dinamiche stagionali, bensì di una conseguenza diretta dell’insaziabile fame di chip da parte del settore dell’intelligenza artificiale, un comparto che, di fatto, sta risucchiando gran parte della capacità produttiva mondiale, creando una competizione insostenibile per il mercato consumer. A certificare l’entità del fenomeno ci hanno pensato le rilevazioni di TechSpot, che ha monitorato l’andamento dei prezzi minimi delle GPU di ultima generazione in dieci diversi paesi, confrontando i dati di novembre 2025 con quelli di febbraio 2026, ed il quadro che ne emerge è quello di una tempesta perfetta che si abbatte con violenza particolare su alcuni modelli specifici -1-4.
I rincari record della serie rtx 5000 e il paradosso della domanda professionale
Se si osservano i dati nel dettaglio, emerge con chiarezza come le schede di fascia alta di Nvidia, la nuova generazione GeForce RTX 50, stiano facendo da traino a questa impennata generalizzata, con punte che in alcuni casi superano ogni più rosea previsione di listino. La situazione della RTX 5090, il modello di punta, appare quasi emblematica di una scheda che, da oggetto del desiderio per pochi appassionati, si sta trasformando in uno strumento fuori portata per la stragrande maggioranza dei giocatori: l’incremento medio globale si attesta attorno al 32%, ma in mercati come quello indiano si sono toccati picchi del 54%, in Polonia del 50% e negli Stati Uniti del 40% -1-4. Numeri che raccontano di una domanda professionale, quella legata ai carichi di lavoro dell’AI, che spinge il prezzo verso l’alto senza incontrare particolare resistenza. Non va meglio per la RTX 5080, che negli States ha visto lievitare il proprio costo minimo del 43%, passando da circa 1000 a 1400 dollari, o per la RTX 5070 Ti, che globalmente segna un +25% con punte del 39% in India e del 37% negli USA, una dinamica che, ne abbiamo discusso, sembra aggravata da una riduzione della produzione che limita ulteriormente la disponibilità -1-5. Un indicatore molto chiaro della mutazione in corso lo si coglie osservando il potere d’acquisto: con un budget di mille euro, a novembre ci si poteva portare a casa una RTX 5080, mentre oggi, con la stessa cifra, si fatica a mettere le mani su una RTX 5070 Ti, a testimonianza di uno slittamento verso l’alto di intere fasce di mercato -3.
La memoria come volano: le differenze tra le versioni da 8 e 16 gb
Un altro aspetto che merita di essere sottolineato, e che aggiunge un ulteriore livello di complessità all’analisi, è la correlazione diretta tra la quantità di VRAM e l’entità del rincaro. Le versioni delle schede dotate di maggiore memoria, proprio perché necessitano di più chip DRAM, sono quelle che stanno subendo le conseguenze più pesanti della crisi. Un esempio lampante è offerto dalla RTX 5060 Ti: mentre la variante da 8GB ha registrato un aumento medio globale del 18%, quella con 16GB di memoria ha visto il suo prezzo balzare del 21,5%, con un picco in Germania del 29% (da 420 a 540 euro) e addirittura del 46% in India -3-8. Lo stesso fenomeno, seppur con intensità minori, si osserva anche nel campo AMD, dove la Radeon RX 9060 XT da 8GB ha toccato il +31% in Germania, mentre la controparte da 16GB si è fermata a un pur significativo +26%, e in generale le schede della serie Radeon RX 9000 hanno contenuto gli aumenti sotto il 15%, con la RX 9070 che si attesta su un +7% -1-4. Sul fronte Intel, la situazione appare leggermente più variegata e, per certi versi, meno omogenea: l'Arc B570 ha registrato un +3,7% medio, mentre l'Arc B580 un +10,7%, sebbene in alcuni mercati come Germania e Regno Unito si siano visti rincari ben più sostanziosi, a dimostrazione di una distribuzione ancora disomogenea delle scorte -1-8.
Le cause strutturali di una crisi che parte da lontano
A monte di questi rincari, che toccano mediamente il 15% su scala globale per tutte le GPU di ultima generazione, si staglia una questione strutturale che va ben oltre le tradizionali dinamiche di mercato legate alla legge della domanda e dell'offerta -1-5. La cosiddetta "crisi delle memorie" è infatti alimentata dalla morsa in cui tre soli produttori – Samsung, SK Hynix e Micron – detengono il controllo pressoché totale della fornitura globale di DRAM, e la loro produzione, com'è logico che sia, viene indirizzata verso i segmenti più redditizi e in maggiore espansione, ovvero quelli legati all'infrastruttura per l'intelligenza artificiale -2. Le memorie HBM (High Bandwidth Memory), fondamentali per i chip utilizzati nei data center, garantiscono margini di profitto ben superiori rispetto ai moduli DDR o alla memoria GDDR utilizzata nelle schede video consumer, e questo sta determinando una riallocazione delle linee produttive che penalizza pesantemente il settore dell'hardware dedicato al gaming. Le stesse dichiarazioni dei vertici delle aziende produttrici, che parlano di capacità produttiva venduta per interi anni a venire, confermano che non ci si trova di fronte a un'impennata congiunturale, ma a un cambiamento epocale nel modo in cui la memoria viene prodotta e distribuita, con il settore consumer destinato a subire le briciole di una torta sempre più golosa per i colossi dell'AI -2-10.




