Fabrizio Moro vince “Canzonissima” con “Il mio canto libero” e la Rai conferma lo show anche per il 2027

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il canto libero, quello che non conosce catene né compromessi, ha trionfato sabato sera sul palcoscenico del reboot di “Canzonissima”. Fabrizio Moro, interpretando il capolavoro assoluto del 1972 firmato Lucio Battisti e Mogol, si è aggiudicato la vittoria della finale che andava in onda su Rai1, regalando così al pubblico una delle pagine più intense di questa edizione da poco conclusa. La kermesse, voluta fortemente da Milly Carlucci per riportare in auge un format storico che tra gli anni Cinquanta e Settanta aveva incantato l’Italia intera, ha volutamente messo al centro non tanto i volti noti, quanto la potenza inossidabile dei grandi successi della canzone italiana. E mentre il vincitore, subito dopo il verdetto, ha dedicato virtualmente ai più giovani un messaggio tanto duro quanto necessario – esortandoli a lottare “a pugni chiusi” per conquistarsi la libertà invece di aspettarla passivamente – dall’altra parte della macchina televisiva giungeva una notizia che sapeva già di futuro.

Una sfida tra titani e il peso di un classico senza tempo

Nonostante il podio finale abbia visto brillare Moro, la competizione è stata serrata e disseminata di interpretazioni di altissimo livello lungo tutte le sei puntate che hanno scandito il programma. Riccardo Cocciante, che nella sesta e ultima serata aveva trionfato con la sua struggente “Margherita”, ha provato a insidiare il primato del rivale fino all’ultimo voto, così come Arisa, vera rivelazione di questa edizione capace di vincere ben due puntate: la seconda con la complicata “La leva calcistica della classe ’68” di De Gregori e la quarta con la sua personale “La notte”. A contendersi il titolo, selezionati man mano che le settimane passavano, c’erano anche Vittorio Grigolo con “Caruso” e Leo Gassmann con “Un senso”, a dimostrazione di come il meccanismo dello show abbia funzionato come una vera e propria camera di compensazione tra giovani e vecchie guardie. La vittoria di Moro, che aveva già fatto centro proprio nella prima puntata dello show, appare dunque come un cerchio che si chiude perfettamente, quasi una beffa del destino per gli avversari: il suo “Il mio canto libero” ha infatti ribadito un concetto fondamentale per il pubblico medio di Rai1, ovvero che la riconoscibilità e la forza storica di un brano valgono spesso più di qualsiasi innovazione arrangiata.

Gli ascolti soffrono il confronto con “Amici”, ma la Rai blinda l’edizione 2027

Se dal punto di vista artistico la scommessa può dirsi vinta, sul fronte dei numeri puri Milly Carlucci deve fare i conti con una concorrenza spietata. La finale di “Canzonissima”, andata in onda sabato 25 aprile in prima serata, ha registrato una media di 2 milioni e 155mila spettatori seduti davanti al video, conquistando un significativo ma non sufficiente 18,3% di share. A infliggere la mazzata al varietà musicale della Rai è stato il solito carro armato di Maria De Filippi: il serale di “Amici”, trasmesso in contemporanea su Canale5, ha infatti cannibalizzato l’attenzione del pubblico arrivando a sfiorare il 22% di share e attirando quasi tre milioni di telespettatori, consolidando il dominio del sabato sera in casa Mediaset. Eppure, se la logica del mercato e dei dati Auditel avrebbe suggerito prudenza se non addirittura la chiusura anticipata del progetto, la direzione aziendale di Viale Mazzini ha invece stupito tutti. Milly Carlucci, in chiusura di puntata e con un piglio quasi trionfale, ha infatti annunciato che l’esperimento è talmente piaciuto ai vertici da meritare un bis già calendarizzato per il 2027. Una scelta che va chiaramente oltre la pura conteggi degli spettatori, premiando invece l’operazione nostalgia e la capacità del programma di tenere accesa la luce su un repertorio che, evidentemente, fa ancora battere forte il cuore degli italiani.

La dedica ai ragazzi e il senso libero della vittoria

Lontano dai palcoscenici illuminati e dal clamore della diretta tv, Fabrizio Moro ha scelto proprio i social network come il medium giusto per restituire il senso più profondo della sua affermazione. In un post dalla scrittura cruda e sincera, l’artista non si è limitato a ringraziare i fan, ma ha utilizzato la vetrina per lanciare un messaggio chiaro e diretto verso quella fetta di società che spesso affoga nella prigionia dorata delle apparenze. “Voglio dedicare questa vittoria a tutti i ragazzi che non riescono a trovare questa libertà, in un mondo e in una società che ci rende prigionieri” ha scritto, incalzando poi con un ritornello che suona quasi come un mandamento laico: in questa vita nessuno regala nulla, e per strappare il proprio spazio bisogna armarsi di coraggio e lottare, letteralmente, a pugni chiusi. Una posizione, la sua, coerente con quel famoso “canto libero” che ha appena finito di interpretare, quello che non chiede il permesso di esistere ma esiste e basta, scontrandosi con la realtà.

Il meccanismo della gara e l’assenza clamorosa dei Jalisse

Nel dettaglio del regolamento, la finale ha previsto un doppio passaggio snello: una prima manche in cui veniva incoronato il vincitore della singola puntata (appunto Cocciante con “Margherita”), e una seconda manche decisiva in cui tutti e sei i vincitori delle settimane precedenti si sono giocati il titolo assoluto. Una struttura, questa, studiata per tenere alta la tensione e permettere agli artisti di ritornare più volte sul palco. Tra le curiosità che hanno punteggiato la serata, spicca l’ennesima apparizione (o quasi) dei Jalisse, i quali hanno finalmente avuto modo di esibirsi con quello che è ormai diventato un tormentone metatelevisivo: “Fiumi di parole”. Una scelta che ha regalato una boccata d’ossigeno a tutti quegli spettatori che, da anni, attendevano di vedere il duo storico riconosciuto nel panorama delle grandi hit, seppur in un contesto che guarda inevitabilmente al passato glorioso piuttosto che al futuro.

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