Fabrizio Moro vince Canzonissima 2026 con “Il mio canto libero” e guarda già a Sanremo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima edizione della nuova Canzonissima, quella che la Rai ha voluto rilanciare in prima serata dopo anni di oblio televisivo, ha trovato il suo primo vincitore nella notte del 25 aprile, data che – ironia della sorte o semplice coincidenza di palinsesto – in Italia corrisponde alla Festa della Liberazione. A spuntarla, davanti a una platea di oltre cinque milioni di telespettatori, è stato Fabrizio Moro, cantautore romano di San Basilio capace di rileggere con il suo inconfondibile timbro graffiato un pezzo che, probabilmente, di libero ha solo il titolo, data la sua stratosferica fama: “Il mio canto libero” di Lucio Battisti e Mogol. Moro, che già al debutto della trasmissione aveva impressionato per la qualità delle sue performance, ha confermato il primato nella finalissima condotta da Milly Carlucci – la quale, va detto, ha raccolto giudizi positivi quasi unanimi per la conduzione essenziale e ironica – superando al fotofinish due avversari tutt’altro che trascurabili.

La vittoria al fotofinish su Arisa e Cocciante

Nella puntata andata in onda sabato 25 aprile su Rai 1, e che aveva come filo conduttore “Il successo del cuore”, Moro ha dovuto vedersela con Arisa, capace di emozionare la giuria e il pubblico in sala con “La notte”, e con Riccardo Cocciante, il quale ha provato fino all’ultima curva a rimontare con la sua storica “Margherita”. Eppure, nessuno dei due è riuscito a scalfire il vantaggio accumulato dal romano, la cui interpretazione – intensa e mai retorica – ha convinto sia i giudici tecnici che il televoto, strumento che l’edizione 2026 ha voluto reintrodurre per dare voce anche a chi segue da casa. Tra i momenti più divertenti della serata, invece, ci hanno pensato Elio e le Storie Tese con una performance irriverente, oltre all’autoironia di Simona Izzo, che ha alleggerito la tensione di una gara sentita ma mai eccessivamente competitiva. Non sono mancati naturalmente i flop: alcuni concorrenti, tra cui i comici Bravi e Gassman, sono stati letteralmente bocciati dalla critica (4 in pagella per loro) per numeri poco originali e tempi comici sbagliati.

Le parole a caldo di Moro e il retroscena social

Subito dopo la proclamazione, in brevi video pubblicati sui canali social ufficiali del programma – una scelta di comunicazione ormai obbligata per qualsiasi show moderno –, Fabrizio Moro ha commentato la vittoria con un entusiasmo sincero: “È stata un’esperienza veramente magnifica: mi sono divertito veramente tanto”. E ha aggiunto un dettaglio non secondario, elogiando la produzione: “Ho apprezzato il fatto che sia Milly che gli autori abbiano lasciato libera interpretazione in tutto, dagli arrangiamenti dei brani alla scelta delle canzoni”. Una dichiarazione, quest’ultima, che sottolinea implicitamente quanto, nei talent e nelle competizioni canore italiane, la libertà artistica non sia sempre scontata. Ma il vero affondo, quello che ha fatto subito il giro del web, è arrivato con un’altra frase: “Tornerei a Sanremo se Ferraguzzo approvasse”. Un nome, Ferraguzzo, che nessuno ha ancora ufficialmente identificato – forse un soprannome interno, forse un riferimento a un personaggio noto del mondo discografico – ma che ha innescato immediatamente l’interesse della stampa musicale.

Flop, pagelle e un futuro già scritto?

La finale di Canzonissima 2026, lo ricordano le cronache, ha distribuito voti impietosi: mentre Milly Carlucci è stata definita “eccezionale” con un 9, alcuni artisti hanno raccolto ben poco. La coppia Bravi e Gassman, ad esempio, è uscita con un 4 e con l’amaro in bocca, segno che in un programma volutamente pop e leggero si può comunque fallire. Sul fronte giudiziario o di cronaca nera, va detto, non si registrano episodi degni di nota: la serata si è svolta senza intoppi né denunce, e nessuno sviluppo giudiziario ha riguardato i protagonisti in gara. Per Moro, ora, si apre una riflessione immediata: la vittoria a Canzonissima – che non ha un montepremi milionario ma garantisce una vetrina importante – potrebbe fungere da trampolino per il prossimo Festival di Sanremo, se e quando l’organizzazione aprirà le selezioni. Moro, da parte sua, ha già fatto capire di essere pronto, a patto di avere il benestare di quel misterioso “Ferraguzzo” che nessuno ha ancora svelato. Resta da capire se si tratti di un produttore, di un direttore artistico o semplicemente di un amico con un soprannome. Quel che è certo è che, il 25 aprile 2026, la musica leggera italiana ha ritrovato un po’ del suo vecchio smalto, e Fabrizio Moro adesso ha un trofeo in più da mettere in bacheca.

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