Fabrizio Moro vince “Canzonissima” e invita i ragazzi a lottare “a pugni chiusi” per la libertà

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È stato un classico senza tempo, “Il mio canto libero” di Battisti e Mogol, a consegnare la vittoria della ri-edizione di “Canzonissima 2026” a Fabrizio Moro, il cantautore romano che – in una finale seguita da una media di 2 milioni e 155mila spettatori, pari al 18,3% di share – ha offerto un’interpretazione capace di mescolare rispetto filologico e intensità personale. La manifestazione, tornata in auge su Rai1 con la conduzione di Milly Carlucci, ha così trovato il suo trionfatore in un artista che, subito dopo il successo, ha scelto i social network per dedicare il riconoscimento «a tutti i ragazzi che non riescono a trovare questa libertà, in un mondo e in una società che ci rende prigionieri». Nessuna retorica sulle celebrazioni, quindi, ma un invito esplicito: «lottare a pugni chiusi per la libertà», parole che risuonano come un’estensione ideale del brano originario.

Una sfida tra generazioni e generi, con qualche stonatura

Il cast in gara – composto da Riccardo Cocciante, Arisa, i Jalisse, Fausto Leali, Malika Ayane, Vittorio Grigolo, Leo Gassmann ed Elettra Lamborghini, tra gli altri – ha restituito un’edizione volutamente eterogenea, dove accanto a grandi firme della canzone d’autore si sono alternate esibizioni più leggere, se non francamente popolari. La presenza di Cocciante con “Margherita” o di Arisa con “La leva calcistica della classe ’68” e “La notte” non ha però impedito a Moro di imporsi al termine di sei puntate, ciascuna caratterizzata da un diverso protagonista: prima puntata per lo stesso Moro, seconda per Arisa, terza per Vittorio Grigolo con “Caruso”, quarta ancora Arisa, quinta Leo Gassmann con “Un senso” e sesta Cocciante. Una formula a eliminazione che, pur richiamando il contenitore storico, ha diluito i tempi fino a notte fonda – quasi un piccolo “effetto Sanremo” – e ha messo in luce il paradosso di una gara in cui alcuni artisti lanciavano i loro ultimi singoli pur sapendo di cedere il passo a titoli più blasonati.

Dati ascolti e riconferma per il 2027

La diretta della finale, andata in onda su Rai1, ha raccolto un’audience che lo stesso direttore di rete ha definito più che soddisfacente, tanto da spingere la conduttrice a comunicare ufficialmente – durante la serata conclusiva – il rinnovo del programma anche per il 2027. Una scelta che consolida il revival di un marchio storico, “Canzonissima”, senza la pretesa di replicarne pedissequamente la formula originale: la versione targata Carlucci tiene insieme canzonissime, canzonette, canzoncine e persino qualche “canzonaccia” – come qualcuno ha osservato a proposito dell’esibizione di Lamborghini – lasciando però spazio, e non è un dettaglio marginale, a interpretazioni di spessore come quella premiata.

Il significato di una vittoria che parla ai più giovani

Fabrizio Moro, che già in passato aveva dimostrato attenzione verso le dinamiche generazionali attraverso testi diretti e senza filtri, ha trasformato il momento della premiazione in un’occasione per rivolgersi esplicitamente a chi – nelle sue parole – fatica a trovare spazi di autodeterminazione. «Voglio dedicare questa vittoria a tutti i ragazzi che non riescono a trovare questa libertà» ha scritto, e l’inciso non è passato inosservato. L’artista non ha fornito dettagli ulteriori né citato episodi specifici, eppure il suo messaggio – “lottare a pugni chiusi per la libertà” – ha assunto la forza di un monito, tanto più potente perché affidato a un brano che parla di evasione, di resistenza culturale e di autonomia di pensiero. Nessuna concessione alla retorica celebrativa, nessuna analisi sociologica: solo il gesto, asciutto e netto, di chi dedica un trionfo personale a una condizione collettiva.

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