Bombe russe su Sumy, Kiev e Odessa, il bilancio è di otto morti. Tusk annuncia il Muro della memoria per le vittime della Volinia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sale a otto il numero delle vittime dei pesanti attacchi aerei lanciati dalla Russia contro l'Ucraina nella giornata dell'11 luglio. Un'offensiva che ha impiegato missili balistici, cruise, droni e bombe guidate, seminando morte e distruzione in diverse città del Paese. Il bilancio, destinato purtroppo ad aggiornarsi, comprende cinque vittime a Sumy - tra le quali una bambina - una a Sloviansk e due a Odessa; a questi si aggiungono i feriti di Kiev, dove i detriti dei missili intercettati hanno causato una dozzina di feriti tra cui due bambini.

Un'ondata di violenza che arriva mentre la tensione diplomatica tra Polonia e Ucraina si riaccende per le ferite della Seconda guerra mondiale, con il premier polacco Donald Tusk che annuncia la costruzione di un memoriale per le vittime dei massacri in Volinia.

L'attacco di Mosca con missili e droni

L'ennesima ondata di attacchi russi ha preso di mira obiettivi civili in più regioni, causando un pesante tributo in termini di vite umane. I raid hanno coinvolto le città di Sumy, Sloviansk, Odessa e la capitale Kiev, con le forze aeree ucraine che hanno dichiarato di aver intercettato la maggior parte dei droni e alcuni missili lanciati.

L'offensiva, particolarmente intensa, ha visto l'impiego di un gran numero di armamenti: secondo quanto riferito dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nella sola notte la Russia ha lanciato più di centoventi droni e dodici missili, metà dei quali balistici. Le immagini che arrivano dalle zone colpite mostrano scene di devastazione, con mezzi pubblici distrutti a Sumy e incendi divampati in complessi residenziali a Kiev, dove i cittadini sono stati ripetutamente invitati a rifugiarsi nei sotterranei per la minaccia di nuovi ordigni in volo.

La strage di Sumy e gli attacchi a Kiev e Odessa

Il momento più tragico della giornata si è consumato a Sumy, dove due bombe a guida di precisione sono piombate su un'area affollata. Il bilancio di quel singolo episodio è drammatico: quattro persone hanno perso la vita e diciassette sono rimaste ferite, con le autorità locali che confermano la morte di una bambina tra le vittime. Poco dopo, la furia russa si è abbattuta su Sloviansk, nell'est del Paese, e su Odessa, nel sud, rispettivamente con un attacco che ha causato una vittima e con un missile che ne ha uccise altre due.

Ma è stata la capitale a vivere ore di paura. Una serie di attacchi combinati con missili e droni ha sconvolto la notte di Kiev, ferendo dodici persone, tra le quali due bambini, e colpendo infrastrutture civili ancora prima che scattasse l'allarme aereo, come denunciato dallo stesso Zelensky.

Tusk e il Muro della Memoria per le vittime polacche

Mentre l'Ucraina subiva un'offensiva aerea da parte della Russia, a Varsavia si consumava una diversa battaglia, quella della memoria storica. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato ufficialmente la costruzione di un "Muro della Memoria" (Muro della Memoria) nella capitale, un monumento che porterà i nomi di tutte le vittime polacche dei massacri commessi in Volinia durante la Seconda guerra mondiale dai nazionalisti ucraini dell'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) e dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN).

L'annuncio, arrivato alla vigilia dell'83esimo anniversario della cosiddetta "domenica di sangue" dell'11 luglio 1943, è stato accompagnato da parole durissime del premier: "Quello che è accaduto è stato un genocidio perpetrato dai nazionalisti ucraini". Tusk ha precisato che il memoriale, dotato di una fiamma eterna, servirà a preservare la memoria di ogni singola vittima identificata, sottolineando che si stanno compiendo sforzi per riprendere le ricerche e le esumazioni di coloro che non hanno ancora ricevuto una degna sepoltura.

La tensione tra Varsavia e Kiev sul passato

La decisione del premier polacco rischia di aggravare le già difficili relazioni tra Varsavia e Kiev, complicate dal peso della storia e dal contesto bellico. La questione dei massacri di Volinia, in cui tra il '43 e il '45 persero la vita tra i settantamila e i centomila civili polacchi (con stime che parlano di oltre centomila vittime per le rappresaglie polacche ), è da sempre una spina nel fianco del rapporto bilaterale.

Le tensioni si erano acuite lo scorso maggio, quando il presidente Zelensky aveva deciso di intitolare un'unità militare all'UPA, una scelta che aveva portato il presidente polacco Karol Nawrocki a revocargli l'Ordine dell'Aquila Bianca. In questo scenario, il gesto compiuto dall'ambasciatore ucraino a Varsavia, Vasyl Bodnar, che ha deposto una corona di fiori in memoria di tutte le vittime della Seconda guerra mondiale, sia polacche che ucraine, appare un tentativo di smorzare gli animi e lanciare un appello alla "riconciliazione".

Tuttavia, Tusk è stato categorico nel ribadire che il percorso di avvicinamento dell'Ucraina all'Unione Europea non può prescindere da questo fondamentale esame di coscienza: "Chi vuole unirsi a questa comunità deve essere pronto a questa verità".

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