Attacchi russi su Odessa e Sumy, il bilancio sale a tre morti e oltre venti feriti
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Redazione Esteri
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L’alba, in Ucraina, ha portato ancora una volta il rumore dei raid e il fumo degli incendi. Un’offensiva russa, articolatasi su due fronti distinti, ha colpito nel cuore della notte le regioni di Odessa e Sumy, lasciando sul terreno un bilancio provvisorio, ma già drammatico, di tre vite spezzate e oltre venti persone rimaste ferite. A fornire i primi, e agghiaccianti, dettagli è stata la macchina amministrativa militare ucraina, attraverso i consueti canali Telegram utilizzati per informare la popolazione in tempo reale; canali che, in queste ore, hanno smesso di postare avvisi di coprifuoco per trasformarsi in bollettini di guerra.
Odessa, il doppio attacco alle infrastrutture portuali e ai condomini
Il quadrante più martoriato, almeno per quanto riguarda il numero di vittime accertate, è stato quello di Odessa. Qui, come ha riferito il capo dell’Amministrazione militare regionale, Oleh Kiper, i droni nemici – veri e propri flagelli silenziosi che ormai da mesi scandiscono il ritmo delle notti ucraine – hanno preso di mira le infrastrutture portuali. Un gesto che non sembra lasciare spazio a interpretazioni: colpire i porti significa strangolare l’economia e la catena logistica del grano. In questo caso, però, le esplosioni non si sono limitate ai soli moli. Due civili hanno perso la vita nel corso dell’operazione, mentre altri cinque sono stati estratti dalle macerie e trasportati negli ospedali della zona. Kiper, nel suo messaggio, ha parlato di un nemico che “continua a colpire infrastrutture civili e portuali”, una distinzione, quella tra i due obiettivi, che sul campo appare sempre più labile.
L’allarme a Sumy e l’estensione dei raid notturni
Non solo il sud del Paese, però, a essere stato svegliato dalle detonazioni. Anche la regione settentrionale di Sumy è finita nel mirino, sebbene i resoconti iniziali non offrano ancora un quadro univoco della situazione sul posto. Quel che è certo – ed emerge dalla lettura incrociata dei comunicati stampa e delle agenzie come Ukrinform – è che i raid hanno riguardato anche edifici residenziali: abitazioni comuni, palazzine popolari, che null’altro rappresentano se non la quotidianità di chi prova a resistere. La cifra complessiva, che parla di tre morti e oltre venti feriti, è dunque il frutto di una somma crudele tra l’eccidio di Odessa e le conseguenze, ancora da quantificare con precisione, degli attacchi nel Sumy.
I vigili del fuoco tra le macerie e i danni alle case
Le immagini diffuse dai Servizi statali per le emergenze, sebbene filtrate dalla necessaria censura bellica, raccontano di vigili del fuoco intenti a gettare getti d’acqua su condomini in fiamme. Nel distretto di Odessa, in particolare, i rottami dei droni abbattuti o impattati hanno centrato tre palazzi residenziali, devastandone le facciate superiori, e ne hanno danneggiati altri due in maniera considerevole. Non ci sono, al momento, aggiornamenti sui dispersi; la priorità, per le squadre di soccorso, rimane quella di mettere in sicurezza le aree minate dai frammenti degli ordigni. L’amministrazione militare ha chiesto ai residenti di non avvicinarsi alle finestre e di rifugiarsi nei piani bassi, una raccomandazione che, da oltre due anni, suona come un triste rituale mattutino per milioni di ucraini.




