Agnelli patteggia un anno e otto mesi, chiudendo l'inchiesta Prisma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Andrea Agnelli ha scelto i social network per rompere il silenzio, in quello stesso giorno in cui il tribunale di Roma, con il giudice Anna Maria Gavoni, ha posto il sigillo definitivo sull’inchiesta Prisma. L’ex numero uno della Juventus – assieme ad altri ex vertici come Pavel Nedved e Fabio Paratici – ha visto omologare il patteggiamento, che per lui significa una pena di un anno e otto mesi di reclusione, con sospensione condizionale e, come lui stesso tiene a precisare, "priva di effetti civili e di sanzioni accessorie". Una pagina giudiziaria che si chiude, dopo anni di indagini sulle presunte plusvalenze fittizie e su alcune manovre relative agli stipendi dei calciatori, che avevano scosso il mondo del calcio italiano.

Quella di patteggiare, ha scritto Agnelli, è stata una "decisione molto sofferta", sebbene da lui considerata "giusta" e, soprattutto, "coerente con la mia posizione di innocenza". Il meccanismo pattuito, che non prevede un riconoscimento di responsabilità, gli ha consentito di archiviare il procedimento evitando un processo lungo e incerto. Le sue parole, che esprimono "profondo rispetto per le Autorità competenti", dipingono questo esito non come una sconfitta, bensì come "un utile spunto di analisi per il futuro", un capitolo gravoso sul piano personale che ora può considerarsi concluso.

L’udienza di oggi a piazzale Clodio ha dunque messo la parola fine a un procedimento penale di grande complessità, che aveva coinvolto la vecchia dirigenza della società bianconera. Oltre a quella di Agnelli, sono state approvate le richieste per Nedved, condannato a un anno e due mesi, e per Paratici, le cui vicende giudiziarie si intrecciano con mandati internazionali. Un elenco di patteggiamenti che, di fatto, dissolve la squadra che guidava la Juventus in quegli anni, segnati da successi sportivi ma anche da ombre investigative che oggi trovano una loro definizione giudiziaria.

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