Agnelli chiude con la giustizia: il patteggiamento che archivia il caso Prisma
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Redazione Sport
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Andrea Agnelli aveva due strade dinanzi a sé, entrambe impervie, che delineavano futuri radicalmente diversi. La prima, che avrebbe potuto intraprendere, lo avrebbe condotto attraverso un lungo e logorante viaggio giudiziario, della durata stimata di altri sette o otto anni, a seguito dell’inchiesta Prisma avviata quattro anni fa. La seconda, che ha invece scelto, gli ha permesso di chiudere per sempre la vicenda, senza un’ammissione di colpa formale ma trovando un compromesso con la giustizia. Poiché l’idea di sacrificare il prossimo decennio a un processo, che comunque non gli avrebbe restituito quanto è stato tolto a lui e alla Juventus, non lo convinceva affatto, l’ex presidente ha optato per la via del patteggiamento, sancita ieri dal Gup.
Con questa decisione, definita dall’interessato “sofferta ma giusta”, si archivia definitivamente il capitolo giudiziario relativo alle presunte plusvalenze anomale che erano al centro dell’indagine della Procura di Roma. L’inchiesta, che prendeva in esame il periodo tra il 2019 e il 2021, contestava agli imputati una serie di reati penali, dalla manipolazione del mercato alle false comunicazioni sociali, fino alla dichiarazione fraudolenta e all’ostacolo agli organi di vigilanza. Una vicenda complessa, la cui chiusura arriva dopo quasi quattro anni di accertamenti.
Il tribunale di Roma, con il giudice Anna Maria Gavoni, ha così accolto le richieste di patteggiamento, mettendo la parola fine al processo. La pena patteggiata per Andrea Agnelli è stata di un anno e otto mesi di reclusione, una misura inferiore a quella che avrebbe potuto attendersi al termine di un rito ordinario. Per gli altri ex vertici coinvolti, Fabio Paratici e Pavel Nedved, sono state disposte pene rispettivamente di diciotto e di quattordici mesi. L’unico a vedere archiviata la propria posizione è stato, invece, Maurizio Arrivabene, che esce completamente prosciolto dalle accuse.




