Inchiesta Prisma, la sentenza della Corte Ue abbatte l'autonomia della giustizia sportiva: Agnelli e Arrivabene potranno fare ricorso al giudice ordinario
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Redazione Sport
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La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, con la sentenza depositata nella mattinata di ieri relativa ai ricorsi di Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene (cause riunite C-424/24 e C-425/24), ha sancito un principio destinato a riscrivere le fondamenta del diritto sportivo europeo, e in particolare italiano.
Il verdetto dei giudici di Lussemburgo, che riguarda le pesanti inibizioni inflitte ai due ex dirigenti della Juventus nell'ambito del caso plusvalenze, stabilisce che le sanzioni sportive le quali limitano le libertà fondamentali garantite dall'Unione, come la libera circolazione dei lavoratori, devono poter essere impugnate e annullate da un giudice ordinario e non solo da un organo della giustizia sportiva.
La decisione mette in crisi il principio di autonomia assoluta dell'ordinamento sportivo, una sorta di "bolla giuridica" che per decenni ha reso le decisioni delle federazioni sostanzialmente insindacabili, fatta eccezione per un risarcimento del danno.
Il caso e il principio di proporzionalità
La vicenda affonda le radici nell'inchiesta "Prisma" della Procura di Torino, avviata nel maggio 2021, che ipotizzò un sistema di plusvalenze fittizie nei bilanci della Juventus e manovre sugli stipendi. Dopo un iter tortuoso che ha visto proscioglimenti, riaperture del processo e le dimissioni del consiglio di amministrazione bianconero nel gennaio 2023, la giustizia sportiva FIGC inflisse ad Agnelli e Arrivabene inibizioni rispettivamente di 24 e 16 mesi, sanzioni poi confermate dal Collegio di Garanzia del CONI ed estese a livello mondiale dalla FIFA.
La Corte europea, pur riconoscendo la legittimità dell'obiettivo di garantire il rispetto delle norme finanziarie nel calcio, ha stabilito che tali divieti devono essere proporzionati, coerenti e basati su criteri trasparenti e oggettivi. Il vero nodo, però, è la tutela giurisdizionale: il diritto dell'Unione, come sancito dall'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali, impone che i cittadini abbiano a disposizione un "rimedio giurisdizionale effettivo" contro atti che ledono le loro libertà, e che il giudice abbia il potere di annullare la sanzione e disporre misure cautelari.
Le reazioni e i primi passi del CONI
L'eco della sentenza si è immediatamente propagata in tutti gli ambienti istituzionali dello sport. Il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha dichiarato di aver preso atto del contenuto della pronuncia e di essersi già attivato per concordare un "celere piano d'azione" con gli organismi preposti, un segnale chiaro della necessità di adeguare l'ordinamento italiano ai nuovi principi comunitari.
Anche per Piero Calabrò, commentando la sentenza, si tratta di una "giornata storica" che inevitabilmente riporta alla memoria i processi del passato come Calciopoli, sollevando interrogativi sulla legittimità di giudici che potevano essere percepiti come non sufficientemente indipendenti.
La sentenza, infatti, non solo apre la strada alla riabilitazione dei due ex dirigenti juventini, ma getta le basi per una revisione totale del sistema: il TAR del Lazio, che aveva sospeso il giudizio sollevando la questione pregiudiziale, potrà ora esaminare il merito del ricorso di Agnelli e Arrivabene, con la possibilità concreta di annullare le inibizioni ormai, peraltro, già scadute.
La fine dell'autonomia assoluta
La pronuncia della Corte di Giustizia UE segna quindi la fine di un'era in cui il giudice amministrativo poteva solo concedere un risarcimento economico per le sanzioni sportive, senza poterle cancellare. Per il Prof. Avv. Enrico Lubrano, docente di Diritto dello Sport presso la LUISS Guido Carli, che aveva già anticipato la condivisione delle conclusioni dell'Avvocato Generale, questa limitazione era "manifestamente incompatibile con i principi europei" e non giustificabile nemmeno dall'autonomia dell'ordinamento sportivo.
D'ora in avanti, per evitare che le proprie decisioni vengano sistematicamente azzerate dai tribunali statali, le federazioni dovranno garantire processi interni impeccabili, con giudici indipendenti da pressioni esterne (si pensi alla nomina e revoca da parte dei presidenti federali) e il pieno rispetto del diritto alla difesa.
Non è esclusa, come prospettato da più parti, una riforma strutturale che potrebbe passare dalla riduzione dei gradi di giudizio sportivo o da un ripensamento del ruolo del Collegio di Garanzia, per allineare l'Italia a uno standard di giustizia che garantisca un controllo effettivo e indipendente.
Cosa cambia per il futuro
È importante sottolineare che la sentenza della Corte Ue non cancella automaticamente le sanzioni inflitte ad Agnelli e Arrivabene, né tantomeno riapre la discussione sulle penalizzazioni subite dalla Juventus in classifica. La Corte si è espressa a livello di principio, e spetterà ora al giudice nazionale, il Consiglio di Stato o il TAR, applicare questi princìpi al caso concreto.
Tuttavia, il precedente è destinato a creare uno "tsunami giuridico": il principio per cui una sanzione sportiva che blocca l'attività professionale in tutta Europa deve essere sottoposta al vaglio di un giudice terzo diventa un parametro inderogabile per tutti gli Stati membri. Questo significa che in futuro le decisioni dei tribunali federali non avranno più l'ultima parola, e la giustizia sportiva italiana, e forse europea, si troverà a dover fare i conti con un controllo giurisdizionale molto più penetrante, in un equilibrio che, fino a oggi, sembrava immutabile.




