Electrolux, il piano bocciato dai lavoratori apre una nuova fase
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Electrolux torna al centro di una vertenza industriale dopo la bocciatura del nuovo piano presentato dall’azienda da parte dei lavoratori dello stabilimento di Solaro. I sindacati contestano il progetto perché ritenuto insufficiente per garantire il futuro e la competitività dei siti italiani, mentre sono state annunciate nuove iniziative di mobilitazione.
Il confronto al Mimit e le critiche al progetto aziendale
La discussione sulla riorganizzazione si sposta nuovamente al Mimit, dove il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato un tavolo per l’inizio di ottobre. La Fim, attraverso Massimiliano Nobis, sostiene che il piano aggiornato non contenga gli interventi strutturali necessari per sostenere gli impianti presenti in Italia. La Fiom, con Barbara Tibaldi, denuncia invece una strategia che porterebbe a ridurre il carico produttivo degli stabilimenti nazionali attraverso il trasferimento delle attività verso altre aree del mondo.
Nel sito lombardo, l’assemblea dei dipendenti ha respinto la proposta rivista, accusando l’azienda di confermare i tagli occupazionali e di mantenere condizioni operative considerate troppo pesanti. La posizione espressa dai rappresentanti dei lavoratori lega la questione occupazionale ai livelli produttivi richiesti negli impianti, con la richiesta di un intervento capace di incidere sulle prospettive industriali.
La mobilitazione negli stabilimenti italiani
A Susegana la protesta è proseguita con assemblee interne e un volantinaggio accompagnato da un corteo lungo la strada statale Pontebbana. Una delegazione di lavoratori e lavoratrici partirà verso Cerreto d’Esi insieme alle rappresentanze degli altri impianti, in occasione della manifestazione nazionale prevista davanti allo stabilimento marchigiano. Il sito è indicato dalle organizzazioni sindacali come quello destinato alla dismissione nell’ambito del piano di ristrutturazione.
La giornata di mobilitazione prevede uno sciopero nazionale che coinvolgerà tutte le sedi produttive italiane del gruppo. L’iniziativa è stata fissata per il 15 settembre e sarà accompagnata dalla presenza dei dipendenti provenienti dai diversi stabilimenti, con l’obiettivo di portare davanti all’impianto marchigiano le richieste avanzate durante le assemblee.
Le richieste dei rappresentanti dei lavoratori
Le sigle sindacali chiedono modifiche al piano industriale e interventi considerati necessari per rafforzare la presenza produttiva sul territorio nazionale. Secondo le loro valutazioni, l’attuale impostazione non affronta i nodi legati alla continuità delle attività e alla capacità degli stabilimenti di restare competitivi nel tempo.
Il confronto aperto tra azienda e rappresentanze dei lavoratori entrerà ora nella fase istituzionale con l’incontro convocato al ministero. Al centro del tavolo ci saranno le conseguenze della riorganizzazione e le soluzioni proposte per gli impianti coinvolti dalla vertenza.
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