Azimut, trimestre in accelerazione. Ricavi a 371 milioni, utile a 125. Confermato il target 2026.
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Redazione Economia
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L’accelerazione impressa da Azimut Holding nel primo trimestre dell’anno – un trend che era già stato anticipato dai vertici del gruppo durante la presentazione dei dati preliminari – trova oggi una conferma solida nei numeri depositati dal consiglio di amministrazione, numeri che raccontano una macchina finanziaria capace di viaggiare su ritmi sostenuti nonostante la complessità dello scenario macroeconomico. Nel dettaglio, i ricavi totali del gruppo, specializzato nel risparmio gestito e quotato al Ftse Mib, hanno raggiunto i 371 milioni di euro, trainati da un incremento del 14% dei ricavi cosiddetti ricorrenti, quelli che meglio fotografano la salute ordinaria dell’azienda. Questa crescita, va detto, non è circoscritta al solo mercato domestico, anzi: i contributi più solidi e significativi sono arrivati in contemporanea da quattro pilastri strategici come Italia, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti e Brasile, a dimostrazione di come la diversificazione geografica paghi.
Passando all’analisi della redditività, e tralasciando per un attimo le voci straordinarie che spesso alterano la percezione vera di un esercizio, l’utile netto si attesta a 125 milioni di euro, con una progressione dell’8,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma è l’utile netto ricorrente – che per sua natura esclude le commissioni di performance e le poste non operative – a segnare il balzo più vistoso, pari al +15% per un totale di 128 milioni. L’Ebit ricorrente, al netto delle commissioni di performance, è cresciuto anch’esso del 14%, assestandosi a 157 milioni, mentre la gestione operativa pura, misurata dall’utile operativo, ha raggiunto quota 164 milioni.
L’equilibrio tra espansione internazionale e controllo dei costi
Una crescita così marcata, inevitabilmente, porta con sé un incremento della struttura dei costi, un aspetto che Azimut ha gestito cercando di mantenere una proporzione virtuosa con l’espansione in corso. I costi operativi totali del trimestre ammontano a 206 milioni di euro, una cifra che gli analisti considerano in linea con il percorso di espansione internazionale intrapreso dal gruppo e, soprattutto, coerente con la costante dinamicità della macchina commerciale. In altre parole, spendere di più per guadagnare di più su più mercati, senza però intaccare i margini di efficienza. Non a caso, la raccolta netta ha letteralmente impresso un’accelerazione vertiginosa portando a casa 4,6 miliardi di euro solo nei primi tre mesi.
Guardando al fronte patrimoniale, e specificamente alla solidità della cassaforte, la posizione finanziaria netta si conferma largamente positiva, attestandosi a 872,8 milioni di euro di cassa a fine marzo, un miglioramento rispetto ai 812,6 milioni di inizio anno. Questa liquidità, sommandosi alle masse totali gestite che hanno raggiunto i 144 miliardi di euro (con un balzo del 32% anno su anno), offre al management quella libertà di manovra necessaria per guardare al futuro senza afano.
Il mercato guarda al 2026: le stime confermate
Proprio forte di questi risultati commerciali – tra cui spicca il fatto che quasi la metà della raccolta (il 49%) provenga dall’estero – il gruppo ha scelto di ribadire con convinzione gli obiettivi per l’intero 2026. Niente cautela eccessiva, quindi, ma la conferma di quelle previsioni che erano già state sussurrate ai mercati durante le call con gli analisti nei mesi scorsi. In condizioni di mercato definite “normali”, Azimut stima di chiudere l’anno con una raccolta netta totale di 10 miliardi di euro e un utile netto di 550 milioni, al netto di quelle componenti straordinarie che potrebbero eventualmente disturbare il dato.
Sul fronte delle attività core, e per spiegare la fiducia nel mantenimento di questi target, va osservato il comportamento delle commissioni. Le commissioni nette sono schizzate a 262,1 milioni nel trimestre, contro i 217,2 milioni del 2025, evidenziando come la capacità di fare cassa del gruppo resti intatta nonostante l’aumento dei costi per sostenere la macchina organizzativa. Se si considera che il margine di intermediazione è volato a 275,5 milioni (da 237,7 milioni), si capisce perché il management, attraverso le voci dei suoi vertici, abbia definito questo avvio d’anno come “una base solida” su cui costruire il resto dell’esercizio.
La strategia tra private markets e intelligenza artificiale
Dietro a questi numeri, e per capire da dove arrivi questa spinta, bisogna guardare alla strategia di prodotto che il gruppo sta perseguendo, una strategia che mescola l’accesso al credito privato con le nuove frontiere tecnologiche. Azimut ha recentemente offerto alla propria clientela italiana l’accesso esclusivo a progetti americani legati all’intelligenza artificiale, permettendo a investitori privati di affiancarsi a primari istituzionali in operazioni normalmente precluse ai più. Questa capacità di selezione, unita alla presenza fisica in venti paesi e a una flotta di circa 250 professionisti della gestione, ha prodotto una performance media ponderata netta per i clienti del 2,14% nei primi quattro mesi dell’anno.
Sul versante dell’innovazione distributiva, e senza tralasciare l’evoluzione normativa che sta cambiando il volto della consulenza, l’amministratore delegato Giorgio Medda ha messo nel mirino il mercato statunitense, annunciando l’imminente lancio di cinque nuovi ETF attivi attraverso la piattaforma Azimut NSI. Una mossa che, nelle intenzioni, serve ad ampliare la gamma di prodotti quotati e specializzati, rendendo l’offerta più liquida senza rinunciare a quel quid di gestione attiva che storicamente caratterizza la casa. L’espansione nei mercati privati, dal canto suo, resta un pilastro centrale, così come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la formazione dei consulenti finanziari, un asse su cui il presidente Pietro Giuliani sta puntando per alzare la qualità professionale della rete.




