Azimut alza il dividendo a 2 euro e annuncia un maxi buyback da 500 milioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Azimut, riunitosi per l'esame del progetto di bilancio relativo all'esercizio 2025, ha deliberato di proporre all'assemblea degli azionisti, convocata per il prossimo 23 aprile, un dividendo ordinario pari a 2 euro per azione. Si tratta di un incremento rispetto alla cedola di 1,75 euro distribuita l'anno precedente, un deciso segnale di continuità in quella politica di remunerazione che il gruppo guidato da Pietro Giuliani porta avanti ormai da tempo e che, stando ai numeri, sembra aver incontrato il favore del mercato, visto il Titolo viaggia in rialzo di circa un punto percentuale nel corso della seduta di Piazza Affari. Il rendimento, calcolato sui prezzi correnti, si attesta attorno al 5,9%, un dato non trascurabile in un panorama come quello attuale, caratterizzato da tassi di interesse ancora bassi nonostante le recenti turbolenze geopolitiche che hanno ridisegnato gli equilibri macroeconomici globali.

Ma la notizia, in realtà, non risiede tanto nell'entità della cedola, per quanto generosa, quanto nella strategia complessiva che il gruppo ha delineato per i prossimi anni. Azimut, infatti, non si ferma qui. Oltre al dividendo, il cda chiederà all'assemblea il rinnovo dell'autorizzazione all'acquisto di azioni proprie, un programma di buyback che potrebbe portare alla cancellazione fino a 14 milioni di titoli, corrispondenti a quasi il 10% del capitale sociale. Ai valori attuali, l'operazione varrebbe circa 500 milioni di euro, una cifra che, sommata ai dividendi in programma per il biennio 2026-2027, porterebbe a un ritorno complessivo per gli azionisti pari a circa un quarto dell'attuale capitalizzazione di mercato della società.

Utili in crescita e obiettivi confermati per il 2026

Tutto questo, naturalmente, poggia su basi solide. Il 2025 di Azimut si è chiuso con ricavi totali per 1,4 miliardi di euro, spinti da un incremento del 9% dei ricavi ricorrenti, e con un utile netto di 526 milioni. Un risultato, quest'ultimo, che supera le stime preliminari di gennaio, ferme a 515 milioni, e che vede un contributo significativo dall'estero: 101 milioni di utile netto proveniente dai mercati chiave, tra cui spiccano Brasile, Emirati Arabi, Turchia e, nonostante il cambio di inquilino alla Casa Bianca con il ritorno di Trump alla presidenza, anche gli Stati Uniti, dove il gruppo ha recentemente rafforzato la propria presenza con acquisizioni e partnership strategiche.

L'utile netto ricorrente, depurato cioè dalle componenti straordinarie, segna un +20% su base annua attestandosi a 479 milioni. E guardando avanti, il management conferma i target per l'esercizio in corso: in condizioni di mercato definite “normali” – locuzione che, in un'epoca di conflitti aperti e tensioni internazionali come quelle tra Israele e Iran che hanno recentemente influenzato l'andamento degli indici europei, andrebbe forse presa con le molle – la società punta a una raccolta netta totale di 10 miliardi e a un utile netto di 550 milioni, al netto di operazioni straordinarie.

La strategia di allocazione del capitale

A illustrare la filosofia che sottende queste decisioni è stato lo stesso Pietro Giuliani, il quale ha voluto sottolineare come la solidità patrimoniale raggiunta sia il frutto di un percorso iniziato anni fa. “È da 36 anni che investiamo in persone e in tecnologia”, ha dichiarato il presidente. “Per farlo ci siamo indebitati fino a un miliardo di euro, ora completamente azzerato e sostituito da una liquidità di oltre 800 milioni di euro di cassa”. Un'evoluzione, quella della posizione finanziaria, che consente ora di restituire risorse agli azionisti senza penalizzare gli investimenti futuri.

Non a caso, a partire dal 2027, il gruppo adotterà un piano di distribuzione semestrale del dividendo, con pagamenti previsti a maggio e novembre. Una novità non da poco, pensata per offrire ai soci flussi di cassa più frequenti e prevedibili, e che si inserisce nel più ampio piano strategico Elevate 2030. L'obiettivo, nei prossimi 18-24 mesi, è distribuire tra i 750 e gli 800 milioni di euro in dividendi, includendo in questa stima circa 250 milioni di proventi derivanti da operazioni straordinarie. Un impegno definito “storico” dal ceo Giorgio Medda, che ha parlato di un “piano storico che prevede la restituzione di circa il 25% dell'attuale capitalizzazione di mercato”.

L'espansione internazionale e il ruolo dei mercati chiave

Del resto, la crescita internazionale rappresenta ormai un pilastro fondamentale del modello di business. I 101 milioni di utile netto generati all'estero, con un roi del 15%, dimostrano come la diversificazione geografica non sia solo una bandiera, ma un motore di profittabilità. Oltre all'Italia, il contributo più rilevante è arrivato dai mercati del Sud America e del Medio Oriente, regioni dove Azimut ha messo radici profonde e dove continua a espandersi, forte di una presenza che oggi conta su circa duemila fra gestori e consulenti finanziari che, riuniti in un patto di sindacato, controllano circa il 21% della società.

E mentre il titolo beneficia in Borsa di questi annunci, il quadro che emerge è quello di una macchina finanziaria che macina utili e redistribuisce valore, in attesa di vedere se le condizioni dei mercati permetteranno di centrare anche i target ambiziosi del 2026. La strada, per ora, sembra tracciata. E le parole di Giuliani, quando invita a “preparatevi a stupirvi”, suonano più come una promessa che come una semplice esortazione.

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