Le borse europee frenano, inflazione Usa non basta a sbloccare i mercati
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Redazione Economia
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Una sessione sostanzialmente incolore ha caratterizzato i principali listini del Vecchio Continente, i quali, dopo aver toccato livelli massimi, hanno mostrato un evidente affanno. Gli indici, privi di una direzione precisa, hanno oscillato per tutta la durata della seduta, risentendo di un clima d'attesa che ha fatto da contraltare alla pubblicazione dei dati d'oltreoceano. L'inflazione statunitense di dicembre, la quale, come previsto, si è attestata al +2,7% su base annua, ha sì rassicurato gli operatori, ma non è riuscita a imprimere una svolta decisa alle contrattazioni. La fase, del resto, è resa complessa dall'incrocio di diversi elementi, a partire dalle attese sulla prossima mossa della Federal Reserve, fino all'avvio della stagione degli utili trimestrali nelle aziende americane.
Il quadro delle piazze finanziarie
In questo contesto di generale stallo, che qualcuno definirebbe di "digestione" dei recenti rialzi, le performance sono state disomogenee. Parigi, ad esempio, ha ceduto marginalmente lo 0,14%, mentre Francoforte ha chiuso appena sopra la parità, con un timido +0,06%. Londra, dal canto suo, si è limitata a un lieve -0,03%, confermando una tendenza alla cautela che appare trasversale. Ben più netta, invece, è stata la debolezza manifestata da Piazza Affari, la quale, a dispetto di alcuni segnali positivi provenienti dal comparto energetico, ha archiviato la giornata con un calo dello 0,45% per l'indice Ftse Mib.
I settori in movimento e i dati macro
A tenere banco, oltre alle già citate trimestrali – con le banche come JPMorgan e BNY Mellon in prima fila – è stato il rally del petrolio, il cui rialzo ha superato abbondantemente il 2,5% per entrambi i benchmark di riferimento. Il Brent, infatti, è salito a 65,63 dollari al barile e il Wti a 61,21. Una dinamica, questa, che ha inevitabilmente trainato i titoli del settore, come dimostra l'ottima performance di Saipem, chiusa in rialzo del 4,4%. Tuttavia, tali spinte settoriali non sono state sufficienti a controbilanciare un appesantimento generale, alimentato anche dalle crescenti tensioni geopolitiche, le quali, sebbene non esplicitate nei dettagli, pesano sugli umori degli investitori. Anche il dollaro, il cui cambio con l'euro è sempre sotto osservazione, e l'oro hanno contribuito a definire uno scenario complesso.
Lo scenario internazionale e le prospettive
Sullo sfondo, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca, i mercati valutano ogni possibile ricaduta delle politiche economiche e commerciali americane. L'andamento dell'S&P 500, rimasto sostanzialmente stabile in questa seduta, è solo uno dei termometri di un clima globale che fatica a trovare una spinta propulsiva univoca. L'Europa, dopo la recente corsa, sembra aver bisogno di una pausa di riflessione, in attesa di nuovi elementi che possano sciogliere i nodi ancora aperti, a cominciare dal percorso dei tassi d'interesse delle principali banche centrali.




