Figc, Gravina: «Commissariamento viola il principio di autonomia»
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Redazione Sport
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Il presidente dimissionario della Figc, Gabriele Gravina, ha rotto il silenzio nel corso del Consiglio federale odierno, per farlo attraverso una relazione – quella sullo stato di salute del calcio italiano già anticipata lo scorso 2 aprile, nel comunicato che accompagnava le sue dimissioni – pubblicata poi sul sito della Federazione. Il fulcro dell’intervento, messo nero su bianco nel documento diffuso dalla stessa Figc, ruota intorno a un concetto netto: commissariare l’ente per legge, come prospettato da un disegno di legge presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi, rappresenterebbe una violazione del principio di autonomia «sancito e tutelato» da Cio, Fifa e Uefa. Gravina ha portato la sua replica davanti a un Consiglio federale al quale erano collegati da remoto, tra gli altri, Simonelli, Marotta e Calcagno.
L’inchiesta sugli arbitri e il rischio commissariamento
A innescare la fibrillazione, ormai da settimane, è l’inchiesta della Procura di Milano che ha travolto il mondo dei fischietti, con particolare attenzione alla posizione di Rocchi e ad altri arbitri finiti nel mirino degli inquirenti. Le indagini, esplose sabato 25 aprile nel bel mezzo di una delle crisi più acute mai attraversate dal calcio italiano – aggravata ulteriormente dalla terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia a un campionato del mondo – hanno riacceso il dibattito politico-sportivo su un eventuale intervento esterno. L’ipotesi del commissariamento, in quest’ottica, non è più soltanto un’idea circolata negli ambienti romani: la stessa è stata caldeggiata apertamente dal ministro dello Sport Andrea Abodi, trovando terreno fertile nel clima di sfiducia verso i vertici federali.
Le reazioni del mondo politico e sportivo
Gravina ha voluto ribattere a quella proposta di legge, di cui Marcheschi si è reso firmatario, che prevede – tra le altre misure – anche un commissariamento per legge. Per il presidente dimissionario, una simile evenienza urta frontalmente con i principi dell’autonomia sportiva, cardine su cui si regge l’intero sistema riconosciuto dagli organismi internazionali. Nel mirino di chi chiede un intervento radicale, oltre alle vicende giudiziarie sugli arbitri, finisce anche l’organizzazione di Euro 2032: il timore, più o meno esplicitamente ventilato, è che lo scandalo possa compromettere la credibilità della Federcalcio proprio mentre l’Italia si prepara a ospitare il torneo europeo insieme alla Turchia. Nonostante le rassicurazioni di facciata, il combinato disposto tra indagini, dimissioni e pressioni politiche tiene il futuro della Figc appeso a un filo.
I nodi giudiziari e lo stallo ai vertici
Dopo le dimissioni di Gravina – che resta comunque in carica per la gestione ordinaria – la soluzione del commissariamento è apparsa a molti osservatori come la più concreta per uscire dall’impasse. La procura milanese continua a raccogliere elementi su presunti illeciti legati alla designazione arbitrale, senza che sia stato ancora definito il perimetro completo dell’indagine. Di qui la perplessità espressa dallo stesso Gravina, il quale ha voluto mettere nero su bianco, nel corso del Consiglio, la sua contrarietà a una soluzione che, a suo avviso, scavalcerebbe le prerogative federali. Nessuna ipotesi su quando potrebbero esserci sviluppi decisivi, né sulla durata di questa fase di stallo. L’unica certezza, se così si può chiamare, resta il braccio di ferro tra chi invoca un intervento esterno per legge e chi difende l’autonomia come valore non negoziabile.




