Il Pakistan bombarda Kabul e Kandahar, è guerra aperta con i talebani afghani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte scorsa i caccia pakistani hanno colpito nel cuore dell’Afghanistan, e l’escalation, temuta da mesi, è diventata realtà. Le bombe sono cadute su Kabul, la capitale, e su Kandahar, roccaforte storica dei talebani, in quella che Islamabad ha definito una risposta a un’aggressione subita poche ore prima lungo il confine. Il ministro dell’Informazione pakistano, Attaullah Tarar, ha confermato l’operazione con un post su X, parlando di obiettivi militari centrati nelle province di Kabul, Paktia e Kandahar. D’altra parte, fonti della sicurezza pakistane hanno riferito all’Ansa di “intensi scontri” in corso al confine a partire dalle 18, ora locale, subito dopo l’attacco afghano. Il portavoce del governo talebano, Zabihullah Mujahid, ha infatti rivendicato l’azione di rappresaglia, spiegando sempre su X di aver avviato “vaste operazioni preventive” contro installazioni militari pakistane lungo la linea Durand, il confine mai ufficialmente riconosciuto da Kabul -5. La dinamica degli eventi, come spesso accade in questa regione, è un classico stillicidio di colpi e contracolpi: i talebani afghani sostengono di aver reagito a precedenti raid pakistani, mentre per Islamabad si è trattato di difendersi da un attacco “non provocato” delle forze afghane -1. Il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Muhammad Asif, ha usato parole di fuoco, dichiarando in un messaggio sui social che la pazienza del suo paese è finita e che ora si è di fronte a una guerra aperta -1-6.

Le operazioni militari non si sono limitate ai centri urbani, ma hanno infiammato l’intera fascia di frontiera. Giornalisti presenti sul valico di Torkham, snodo nevralgico per i commerci e i movimenti tra i due paesi, hanno raccontato di violenti bombardamenti provenienti dal lato afghano intorno alle 9:30 del mattino, ora locale, e del rumore di spari in lontananza che segnalava la ripresa dei combattimenti. Le forze pakistane, dal canto loro, hanno diffuso immagini che ritrarrebbero i loro attacchi aerei su Kabul, sebbene verifiche indipendenti – pur confermando il luogo – non abbiano potuto stabilire con certezza il giorno in cui sono state girate. Nel frattempo, le agenzie di stampa internazionali raccolgono voci contrastanti sulle perdite: mentre Islamabad sostiene di aver colpito postazioni e depositi di munizioni talebani, da Kabul filtra la conferma dei bombardamenti ma senza fornire bilanci definitivi -6. Quel che è certo è che la fragile tregua concordata lo scorso ottobre, dopo precedenti scontri mortali, è stata spazzata via in poche ore -1.

La risposta afghana e il nodo del confine

La reazione dei talebani non si è fatta attendere e ha portato il conflitto direttamente dentro i confini pakistani. Secondo quanto dichiarato da Mujahid, le forze afghane hanno lanciato un’offensiva su vasta scala contro i centri militari di Islamabad lungo l’intera linea di demarcazione. Le televisioni e i social media mostrano immagini di colonne di fumo e si sprecano le dichiarazioni contraddittorie sulle vittime, ma un dato emerge chiaro: la situazione è fuori controllo. Le fonti di sicurezza pakistane citate dall’Ansa parlano di combattimenti divampati in diversi settori, con le rispettive artiglierie pesantemente impiegate. Il portavoce talebano ha parlato di operazioni preventive, giustificandole con le “ripetute violazioni” pakistane -4. In realtà, il nodo della questione risiede proprio nella natura di quel confine, la linea Durand, tracciata un secolo fa dai britannici e mai accettata pienamente da Kabul, che di fatto divide le comunità pashtun -5. Una ferita storica che ora si rimargina a suon di cannonate.

Le ragioni di un’escalation annunciata

Dietro le fiamme degli scontri di frontiera covano braci antiche e interessi strategici. Islamabad accusa da tempo i talebani al potere a Kabul di ospitare e tollerare gruppi militanti, in particolare il Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), noto anche come talebani pakistani, autori di sanguinosi attentati sul suolo pachistano -2-5. Il governo talebano, però, respinge con forza queste accuse, ribadendo che nessuno userà il territorio afghano per minacciare i vicini. Un circolo vizioso fatto di reciproche accuse che negli ultimi mesi ha visto una recrudescenza della violenza, con raid pakistani mirati nelle aree di confine afghane e conseguenti rappresaglie -2. La comunità internazionale, attraverso le parole dell’inviato speciale dell’Onu, ha espresso allarme per la sorte dei civili, chiedendo moderazione, ma sul terreno la diplomazia appare al momento inutile.

Le voci dai territori e la reazione internazionale

Mentre i leader politici e militari si scambiano dichiarazioni bellicose, la popolazione civile assiste impotente all’escalation. Da Kabul giungono racconti di esplosioni che hanno squarciato il silenzio della notte, con i residenti della zona di Dashti Barchi, vicina a un’area colpita, che hanno inizialmente creduto a un terremoto prima di realizzare che si trattava di bombardamenti -6. Il fragore dei caccia in volo sulla capitale afghana ha risvegliato incubi che si sperava sopiti. Oltre alle vittime militari, si contano purtroppo anche danni collaterali: fonti locali hanno riferito di colpi di mortaio caduti in zone residenziali pakistane, causando la morte di una donna e il ferimento di altre cinque persone nel distretto di Bajaur -3. Nel frattempo, crescono le voci internazionali che chiedono un cessate il fuoco: l’Iran ha offerto i suoi buoni uffici per mediare, mentre funzionari delle Nazioni Unite hanno sollecitato entrambe le parti a rispettare il diritto internazionale umanitario -2-6. Appelli che, per ora, cadono nel vuoto.

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