Novant'anni fa il golpe di Franco che spezzò la Spagna repubblicana
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Redazione Esteri
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Sono passati novant’anni esatti da quel fatidico 18 luglio 1936, quando una parte consistente dell’esercito spagnolo, sollevatasi contro il governo legittimo della Seconda Repubblica, diede inizio a quella che sarebbe diventata una delle pagine più sanguinose e drammatiche della storia europea del Novecento.
Il colpo di Stato, orchestrato da un gruppo di generali tra cui spiccava Francisco Franco, non riuscì tuttavia a impadronirsi rapidamente dell’intero Paese, e il fallimento dell’insurrezione militare trasformò il tentativo di presa del potere in un conflitto civile destinato a durare quasi tre anni, fino alla primavera del 1939.
Il pronunciamento dei generali e lo scoppio del conflitto
Le operazioni militari presero avvio già nella giornata del 17 luglio, quando i reparti di stanza nel protettorato spagnolo in Marocco si schierarono contro il governo di Madrid; il giorno successivo, il 18 luglio, l’insurrezione si estese alla penisola iberica, gettando la Spagna in una spirale di violenza e repressione che avrebbe segnato per generazioni la coscienza collettiva del paese.
Il pronunciamento militare, che i golpisti chiamarono eufemisticamente "Alzamiento", mirava a rovesciare il governo del Fronte Popolare, eletto democraticamente poche settimane prima, e a instaurare un regime autoritario che mettesse fine alle riforme progressiste avviate dalla Repubblica. Tuttavia la reazione popolare e la resistenza delle forze fedeli al governo costituzionale impedirono ai ribelli di ottenere una vittoria lampo, e il paese si trovò ben presto diviso in due zone contrapposte, dando vita a un conflitto che assunse immediatamente una dimensione internazionale.
La Spagna degli anni Trenta e il contesto politico
Per comprendere le ragioni profonde di quella frattura, occorre ricordare che la Spagna, dal 1923 al 1930, era stata governata dalla dittatura di Miguel Primo de Rivera, instaurata con un colpo di Stato appoggiato dal sovrano Alfonso XIII, e quel regime autoritario aveva lasciato un'eredità di profonde tensioni sociali e politiche che la Seconda Repubblica, proclamata nel 1931, aveva cercato di affrontare con un ambizioso programma di riforme agrarie, laiche e sociali.
Le elezioni del febbraio 1936, vinte dal Fronte Popolare, una coalizione di sinistra che riuniva repubblicani, socialisti e comunisti, avevano ulteriormente radicalizzato gli schieramenti, alimentando le paure delle forze conservatrici, dei latifondisti e della gerarchia ecclesiastica, che vedevano minacciati i propri privilegi secolari. Fu in questo clima di crescente polarizzazione che i generali, convinti di agire per salvare la patria dal "pericolo rosso", decisero di impugnare le armi contro il governo legittimo, scatenando una reazione a catena che avrebbe coinvolto l'intera Europa.
Le brigate internazionali e il tributo ai volontari
La guerra civile spagnola non fu soltanto un affare interno alla penisola iberica, ma divenne ben presto il primo grande scontro ideologico del Novecento, il banco di prova per le dittature fasciste e naziste che, insieme all'Italia di Mussolini, sostennero militarmente i golpisti, mentre le democrazie occidentali rimanevano in larga parte a guardare, con l'unica eccezione dell'Unione Sovietica che inviò aiuti alla Repubblica.
In questo quadro, migliaia di volontari provenienti da ogni parte del mondo, animati da un profondo ideale antifascista, accorsero in Spagna per arruolarsi nelle Brigate Internazionali e combattere al fianco del governo repubblicano.
Proprio per onorare la memoria di quei combattenti, venerdì 17 luglio, alla vigilia dell'anniversario, la Cineteca della Biblioteca Gambalunga di Rimini ospiterà una serata di commemorazione per ricordare i ventinove concittadini riminesi che scelsero di non restare indifferenti e partirono volontari per la Spagna, un tributo al coraggio di chi, in un'Europa sempre più oppressa dai regimi totalitari, decise di mettere a repentaglio la propria vita per difendere la libertà e la democrazia.
Le loro biografie, ricostruite attraverso documenti d'archivio e testimonianze dirette, rappresentano un patrimonio di memoria civile che la città di Rimini ha voluto preservare e tramandare alle nuove generazioni, nella consapevolezza che la lotta contro il fascismo e l'oppressione non può essere dimenticata.
L'eredità di un conflitto che cambiò la storia d'Europa
La guerra civile spagnola si concluse ufficialmente il 1° aprile 1939, quando Francisco Franco annunciò la vittoria definitiva delle sue truppe dopo la presa di Madrid, e con essa ebbe inizio una dittatura che sarebbe durata quasi quarant'anni, fino alla morte del Caudillo nel 1975.
Quella lunga notte di ferro, fatta di repressione, esili e silenzi imposti, ha condizionato la vita politica e sociale della Spagna per decenni, e ancora oggi il paese fatica a fare i conti con le ferite di quel passato recente, come dimostrano le polemiche sulla legge della memoria storica e sull'esumazione dei corpi dalle fosse comuni.
A novant'anni di distanza, il ricordo del 18 luglio 1936 non è soltanto un esercizio di storiografia, ma un monito sulla fragilità delle istituzioni democratiche e sulla facilità con cui l'odio e la violenza possono prevalere sul dialogo e sul confronto civile, quando le forze reazionarie trovano terreno fertile in una società spaccata da disuguaglianze e paure.
La Spagna di oggi, che ha riconquistato la democrazia e si è aperta all'Europa, non può dimenticare che la sua unità e la sua libertà sono state costruite anche sulle macerie di quella guerra fratricida, e che la memoria di chi lottò per la Repubblica rappresenta un capitolo fondamentale della sua identità nazionale, da custodire con rispetto e rigore storico.




