West Nile nel Chietino, primo caso umano in provincia: 75enne ricoverata in ospedale
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Redazione Salute
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Un nuovo fronte si apre nella mappatura nazionale del virus West Nile, con il primo caso umano accertato in provincia di Chieti che getta luce sulla circolazione autoctona del patogeno. La paziente, una donna di 75 anni, è attualmente ricoverata nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale SS. Annunziata e sarebbe stata punta, secondo le prime ricostruzioni, da una zanzara autoctona presente sul territorio.
Arrivata al Pronto Soccorso nei giorni scorsi in condizioni critiche, la settantacinquenne presentava un quadro clinico severo, caratterizzato da febbre elevata e gravi disturbi di tipo neurologico, una sintomatologia che ha subito fatto scattare l’allarme e indirizzato i medici verso l’ipotesi di un’infezione veicolata da artropodi.
L'indagine epidemiologica e la pista autoctona
L’indagine epidemiologica, condotta dal Servizio Igiene e Sanità Pubblica della Asl Lanciano Vasto Chieti, ha finora escluso la provenienza esotica del contagio. La paziente, infatti, non risultava essere di rientro da viaggi in aree tropicali o subtropicali, né si era allontanata in modo significativo dal proprio domicilio nei giorni antecedenti il ricovero.
Questo elemento, emerso dalle interviste e dalla ricostruzione degli spostamenti, ha portato gli specialisti a concentrare le verifiche sulla presenza di zanzare infette autoctone, un fenomeno che conferma la capillare diffusione del virus sul suolo italiano e che impone un monitoraggio costante del territorio, anche in aree che finora non avevano registrato casi umani.
La donna, arrivata in ospedale con un quadro già compromesso da patologie preesistenti che hanno reso più difficile la gestione clinica, ha reso necessario un ricovero immediato nel reparto specialistico dove è stata avviata la terapia di supporto.
La diffusione in Italia e il bollettino dell'Iss
Mentre il caso teatino rappresenta un nuovo tassello nella geografia della West Nile, l’aggiornamento più recente dell’Istituto Superiore di Sanità dipinge un quadro ormai esteso su scala nazionale, con il virus documentato in 60 province distribuite in ben 16 regioni italiane. La circolazione è ormai consolidata e l’attenzione resta altissima soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione, ovvero gli anziani e i soggetti con condizioni cliniche preesistenti che, come nel caso della paziente abruzzese, possono sviluppare le forme neurologiche più gravi.
La provincia di Chieti, che finora era rimasta ai margini delle segnalazioni ufficiali per quanto riguarda i casi umani, si aggiunge quindi a un elenco che conta complessivamente 312 infezioni registrate a livello nazionale, un numero che testimonia come la stagione estiva e le condizioni climatiche favorevoli continuino a rappresentare un fattore di rischio concreto per la salute pubblica.
Le implicazioni per il monitoraggio sanitario
Al di là del singolo episodio clinico, l’accertamento del caso a Chieti solleva interrogativi sulla sorveglianza entomologica e sulla capacità di intercettare precocemente la circolazione virale prima che si traduca in patologie umane. Il lavoro del Servizio Igiene e Sanità Pubblica si è concentrato sulla ricostruzione minuziosa dei giorni precedenti il ricovero, senza però tralasciare l’importanza di verificare la presenza di focolai di zanzare nei dintorni dell’abitazione della paziente.
Anche se i dettagli sulle misure di disinfestazione e sui piani di intervento non sono stati resi noti, la scoperta che la donna non si sia mai allontanata da casa dimostra che il virus è in grado di colpire anche in contesti urbani o suburbani dove la presenza di zanzare vettori è spesso sottovalutata. La Asl, in sinergia con le autorità regionali e nazionali, ha comunque attivato tutti i protocolli previsti per questi scenari, con l’obiettivo di contenere il rischio di ulteriori trasmissioni e allo stesso tempo garantire alla paziente le cure più appropriate.
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