Alessandro Venier, le scuse di mamma Lorena e le lettere dal carcere: nuovo sopralluogo nella villetta degli orrori
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Redazione Interno
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Domani, venerdì 8 agosto, gli investigatori torneranno nella villetta di Taboga, frazione di Gemona del Friuli, per un nuovo sopralluogo disposto dalla Procura. È lì che è stato rinvenuto il corpo di Alessandro Venier, il 35enne ucciso e smembrato, in un delitto che ha sconvolto non solo per la sua efferatezza ma per il contesto in cui è maturato: una famiglia apparentemente normale, senza segnali premonitori eclatanti.
Mentre l’autopsia è imminente e i consulenti di parte sono stati nominati, emergono nuovi dettagli sulle dinamiche che hanno preceduto il crimine. Mailyn Castro Monsalvo, compagna della vittima e accusata dell’omicidio insieme alla suocera Lorena, ha chiesto in videocollegamento dal carcere minorile di Trieste che la figlia di sei mesi venga affidata alla madre in Colombia. La neonata, per ora, rimane in una struttura protetta gestita dai Servizi sociali di Gemona.
Dalla Colombia arrivano conferme sui disturbi psichici di Mailyn, già documentati nel 2021 dal Comune di Puerto Colombia, dove lavorava prima di trasferirsi in Italia. Nei referti medici si parla di "crisi di ansia, depressione, paranoia e insonnia cronica", sintomi che potrebbero gettare luce sulle condizioni in cui è maturata la tragedia. Intanto, dal carcere continuano a trapelare lettere e messaggi, tra cui le scuse formali di Lorena alla famiglia della vittima, mentre il caso si infittisce di interrogativi ancora senza risposta.




