Crisi di Suez e le sue ripercussioni
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Redazione Economia
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La crisi di Suez ha colpito l'industria automobilistica, causando l'interruzione dell'approvvigionamento di componenti e l'importazione di vetture dai Paesi asiatici. Questa nuova crisi, che segue quella dei chip, avrà pesanti ripercussioni economiche.
Globalizzazione in tilt
Il rischio geopolitico e il cambiamento climatico stanno facendo arretrare le rotte di navigazione disponibili alla situazione di oltre un secolo fa, con i vettori che tornano alle rotte alternative come Capo di Buona Speranza e Stretto di Magellano. Questi erano i principali passaggi commerciali tra l’emisfero settentrionale e quello meridionale prima che i canali artificiali fossero resi operativi. Gli shock ai canali di Suez e Panama richiamano l’importanza di investire nella resilienza dei principali chokepoint commerciali, migliorando sicurezza, adattabilità al clima, efficienza dei porti ed escogitando alternative di trasporto.
Porti italiani in crisi
Banchine vuote a Trieste e allarme rosso a Gioia Tauro, mentre la situazione è più tranquilla ad Ancona e Civitavecchia. I porti italiani, nei giorni della crisi geopolitica e commerciale nel Mar Rosso, fanno i conti con i contraccolpi ai traffici delle merci tra Europa e Oriente. Nell'ultima settimana lo stretto canale di Suez che collega il Mar Rosso al Mediterraneo ha vissuto un crollo dei passaggi delle navi e i loro container del 35-40%.
Conclusione
La crisi di Suez ha messo in evidenza la fragilità delle rotte commerciali globali e l'importanza di investire in alternative resilienti. Mentre l'industria automobilistica e i porti italiani affrontano le ripercussioni immediate, la necessità di adattabilità al clima e di sicurezza nei principali chokepoint commerciali diventa sempre più evidente.




