Il tribunale di Cagliari rigetta il ricorso di Todde: la politica sarda nel caos
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Redazione Interno
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La sentenza del tribunale di Cagliari, che ha respinto il ricorso presentato dalla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, contro l’ordinanza-ingiunzione del Collegio di garanzia elettorale, ha scatenato un terremoto politico nell’isola. Il provvedimento giudiziario, che solleva dubbi sulla rendicontazione delle spese elettorali sostenute durante la campagna del febbraio 2024, lascia ora la parola al Consiglio regionale, chiamato a pronunciarsi in via definitiva sulla durata della legislatura.
«Il ricorso è stato rigettato perché il tribunale ha accolto l’impianto dell’ordinanza del Collegio di garanzia», ha spiegato il professor Riccardo Fercia, componente dell’organismo e legale rappresentante nel procedimento. Una presa di posizione netta, che però non chiude la partita. Piero Comandini, presidente del Consiglio regionale, ha sottolineato come la sentenza rappresenti solo «un primo grado di giudizio», ribadendo la legittimità dell’esecutivo a proseguire il proprio lavoro. «La presidente Todde avrà modo di far valere le sue ragioni in sede opportuna», ha aggiunto, stemperando le tensioni.
Diverso il tono della stessa Todde, che ha respinto al mittente le richieste di dimissioni avanzate dal centrodestra. «Questa è una battaglia che si combatte nei tribunali, e lì la porteremo avanti», ha dichiarato, affermando di voler continuare a esercitare le sue funzioni «fino in fondo». Ma i segnali di frizione nella maggioranza non mancano: se i pentastellati chiudono i ranghi a sostegno della governatrice, i dem mostrano un atteggiamento più distaccato. «Il Consiglio regionale deve occuparsi d’altro e iniziare a lavorare per la Sardegna», la posizione ufficiale del partito, che lascia trapelare un certo imbarazzo.
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