Intel taglia 15% dei dipendenti e chiude i progetti in Europa, mentre Wall Street trema
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Redazione Economia
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Il colosso dei semiconduttori Intel ha annunciato una drastica ristrutturazione, che comporterà il taglio del 15% della forza lavoro globale e l’abbandono dei piani di espansione in Europa. Entro la fine del 2025, l’organico passerà dagli attuali 108.900 dipendenti a circa 75.000, con oltre 25.000 licenziamenti già confermati. Tra le misure più significative, la cancellazione dei progetti per nuove fabbriche di chip in Germania e Polonia, inizialmente valutati in 35 miliardi di dollari di investimenti.
La decisione arriva dopo un secondo trimestre del 2025 segnato da perdite record per 2,9 miliardi di dollari, mentre l’azienda – che fatica a competere con Nvidia nel settore dell’intelligenza artificiale – cerca di riorganizzare le proprie risorse. "Si tratta di scelte dolorose ma necessarie", ha dichiarato il Ceo Pat Gelsinger, senza entrare nel dettaglio delle località più colpite. Le borse hanno reagito immediatamente: a Wall Street, Intel è crollata del 9%, trascinando al ribasso il Nasdaq 100, mentre in Europa l’Eurostoxx 50 ha perso lo 0,34%.
Solo Piazza Affari ha mostrato timidi segnali di ripresa, con un +0,25% trainato dai titoli del lusso, come Moncler, in rialzo del 2,12% dopo il tonfo del 6% della vigilia. Il rimbalzo è arrivato in scia ai risultati trimestrali di Louis Vuitton, che, nonostante un calo del 15% degli utili, ha superato le attese degli analisti. Ma il clima resta teso, soprattutto per il comparto tech: la chiusura delle fabbriche europee di Intel rischia di lasciare un vuoto nella catena di approvvigionamento dei semiconduttori, già sotto pressione per le tensioni geopolitiche e la concorrenza asiatica.




