Ambrogio Trasporti, licenziamento a sorpresa per tre impiegate a Campogalliano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un episodio che ha dell’incredibile, definito senza mezzi termini dai sindacati come una metodica da “cacciata all’americana”, si è consumato giovedì 6 novembre nella filiale di Campogalliano, in provincia di Modena, della Ambrogio Trasporti Spa. Tre impiegate, una delle quali in attesa di un figlio, sono state bruscamente convocate in ufficio dall’amministratore delegato Pieralberto Vecchi, il quale, senza alcun preavviso e davanti a un altro dirigente chiamato a fare da testimone, ha letto loro la lettera di licenziamento con effetto immediato. La motivazione ufficiale, riportata nel documento, sarebbe da ricondurre alla “cessazione dell’unità operativa”, una giustificazione che suona come un macigno per le dipendenti, le quali, colte alla sprovvista, sono state costrette a lasciare il proprio posto di lavoro nel giro di poche ore, svuotando le scrivanie sotto lo choc di una decisione così repentina.

La dinamica del licenziamento lampo

La riunione, convocata in modo improvviso, ha avuto un svolgimento tanto secco quanto spersonalizzante. L’amministratore delegato, secondo quanto ricostruito, ha dato lettura formale del provvedimento di interruzione del rapporto di lavoro, un atto che ha sancito la fine immediata dell’impiego per le tre donne, senza concedere spazio a discussioni o chiarimenti. La presenza di un testimone aziendale, un altro manager, ha conferito all’intera vicenda un’aura di premeditazione che non ha fatto che accrescere lo smarrimento delle interessate. La situazione, già di per sé gravissima, acquisisce una connotazione ancor più delicata considerando che una delle impiegate licenziate si trova in stato di gravidanza, una condizione che la legge italiana tutela in maniera particolare, rendendo il gesto dell’azienda ancor più spiazzante e potenzialmente confliggente con le norme a protezione della maternità.

L'ufficio strategico chiuso dopo pochi mesi

Paradossale appare il contesto in cui il fatto è maturato. L’ufficio di Campogalliano, che risponde alla controllata Ambrogio Intermodal, era stato inaugurato con grandi aspettative nel gennaio del 2024, presentato come un hub logistico strategico per le operazioni dell’azienda piemontese – la quale vanta un fatturato di 96 milioni di euro e sedi anche all’estero – specializzata nel trasporto combinato su gomma e rotaia. La “cessazione dell’unità operativa”, dichiarata come causa del licenziamento collettivo, getta dunque un’ombra di incertezza sulle reali strategie del gruppo, che ha deciso di chiudere uno snodo ritenuto fondamentale dopo appena dieci mesi di attività, lasciando sul campo tre professioniste che vi lavoravano.

Le reazioni e il dietrofront dell'azienda

A seguito delle proteste sindacali e del clamore sollevato dalla notizia, la Ambrogio Trasporti ha successivamente operato un netto dietrofront, decidendo di reintegrare le tre impiegate licenziate. Questo repentino cambio di rotta, se da un lato ha parzialmente chiuso la vicenda sul piano individuale, dall’altro lascia aperti numerosi interrogativi sulle procedure e sulla cultura aziendale. L’episodio, per come si è svolto, rimane emblematico di dinamiche di gestione del personale che appaiono in netto contrasto non solo con le prassi contrattuali più consolidate, ma anche con i principi basilari di tutela dei diritti dei lavoratori, specialmente quando si tratta di figure particolarmente vulnerabili, come nel caso di una donna incinta.

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