Bassetti: «Per la prima volta un virus marino è passato all’uomo. Una persona ha perso la vista»
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Redazione Salute
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Non era mai accaduto prima, almeno stando alla letteratura scientifica disponibile, che un virus originario del mare riuscisse a infettare un essere umano. A lanciare l’allarme, attraverso un post sul social network X, è l’infettivologo Matteo Bassetti, il quale richiama un lavoro appena pubblicato su “Nature Microbiology”. Lo scenario che ne emerge, per quanto circoscritto a un singolo caso clinico, ha tutte le caratteristiche di un potenziale spartiacque: un agente patogeno finora “visto esclusivamente in crostacei” – come precisa lo stesso Bassetti – ha compiuto il cosiddetto salto di specie, passando dagli animali acquatici all’uomo. E le conseguenze, in questo specifico episodio, si sono rivelate drammatiche: una grave infezione oculare che ha portato alla perdita della vista.
Il meccanismo della trasmissione e i primi riscontri clinici
Secondo quanto riportato dallo specialista, che cita lo studio apparso sulla prestigiosa rivista scientifica, la trasmissione sarebbe riconducibile principalmente a due fattori: il contatto diretto con specie marine infette oppure, in alternativa, il consumo di frutti di mare crudi. Quest’ultima pratica, va detto, è diffusissima in molte culture gastronomiche, compresa quella italiana dove ostriche, vongole e ricci di mare vengono spesso serviti senza alcuna cottura. Il virus, una volta entrato in contatto con l’organismo umano, non ha scatenato i sintomi respiratori o sistemici a cui siamo abituati per altri patogeni emergenti; ha invece colpito gli occhi, provocando un quadro infiammatorio grave e del tutto insolito per un agente di origine marina. La persona colpita, della quale non vengono fornite né generalità né ulteriori dettagli anagrafici, ha infine perso la vista in modo permanente.
Uno studio che cambia le regole della virologia tradizionale
Fino a oggi, va ricordato, i virus marini erano considerati una minaccia confinata agli ecosistemi acquatici: in grado di decimare popolazioni di crostacei, molluschi e pesci, ma sostanzialmente innocui per l’essere umano. Questo caso, pubblicato su “Nature Microbiology” dopo un iter di revisione tra i più rigorosi al mondo, sposta improvvisamente l’asticella. Il lavoro descrive infatti non solo l’isolamento del patogeno, ma anche le sue caratteristiche genetiche e i possibili meccanismi recettoriali che ne hanno permesso l’adattamento ai tessuti umani. L’infezione oculare, sottolinea Bassetti, si è manifestata con sintomi gravi e insoliti: non una semplice congiuntivite, bensì una distruzione tissutale tale da compromettere irreversibilmente la funzione visiva. Al momento, aggiunge l’infettivologo, non si hanno notizie di altri casi analoghi, ma lo studio impone una sorveglianza nuova su ciò che arriva dai nostri mari.
Il ruolo del consumo di pesce crudo e le implicazioni per la salute pubblica
La vicenda, sebbene limitata a un singolo episodio clinico, solleva interrogativi precisi sulle abitudini alimentari e sui controlli sanitari. Il consumo di frutti di mare crudi – pratica diffusa non solo in Giappone con il sushi e il sashimi, ma anche in molti ristoranti italiani dove il crudismo di pesce è ormai una tendenza consolidata – diventa un possibile veicolo di agenti patogeni insospettabili. Fino a ieri il rischio maggiore, in questi contesti, era rappresentato da batteri come il Vibrio parahaemolyticus o da parassiti quali l’Anisakis; oggi si aggiunge un’ipoteca virale del tutto inedita. L’infettivologo Matteo Bassetti, nel suo intervento su X, non ha fornito indicazioni terapeutiche né ha ipotizzato scenari futuri: si è limitato a segnalare i fatti, così come riportati dallo studio in questione. E i fatti dicono che, per la prima volta, un virus marino è passato all’uomo. E una persona, a causa di questo passaggio, ha perso la vista.




