De Niro a Cannes: la Palma d’oro e un monito per la democrazia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il festival di Cannes, inauguratosi ieri nella sua 78esima edizione, ha subito mostrato come il cinema possa trasformarsi in qualcosa di più di una semplice vetrina di pellicole. Tra le ombre proiettate dalla recente condanna per molestie sessuali di Gérard Depardieu e l’attesa per i film in competizione, è stato Robert De Niro a rubare la scena, non solo per la Palma d’oro alla carriera ma per un discorso che ha travalicato i confini dell’arte.
A consegnargli il premio, Leonardo DiCaprio, suo partner d’eccezione in Voglia di ricominciare (1993), pellicola che lanciò l’allora giovanissimo attore. «Quel provino fu durissimo», ha ricordato DiCaprio, stringendosi a De Niro in un abbraccio che ha ripercorso tre decenni di cinema. Ma se l’occasione avrebbe potuto limitarsi a nostalgici ricordi, l’intervento dell’attore statunitense ha assunto toni ben diversi.
Con una voce ferma, De Niro ha denunciato il pericolo che corre la democrazia, in un chiaro riferimento alle tensioni politiche negli Stati Uniti e non solo. Senza mai nominare direttamente Donald Trump, il suo monito ha risuonato come un allarme: «Dobbiamo resistere, perché ciò che amiamo rischia di scomparire». Parole che, pronunciate sul palco di uno dei festival più glamour del mondo, hanno trasformato la cerimonia in un atto quasi militante.
Non è mancato, tuttavia, il confronto con il presente del cinema. L’opening film Partir un jour, opera prima della francese Amélie Bonnin, ha suscitato perplessità per la scelta di Thierry Frémaux di collocarlo fuori concorso. Una pellicola che, come è stato fatto notare, in Italia difficilmente avrebbe trovato spazio, segno di un divario culturale che va oltre la qualità delle opere.




