Arsenal-Sporting 0-0: i gunners non brillano ma volano in semifinale con l’Atletico Madrid
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Redazione Sport
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Il punteggio di 0-0 che fissa il risultato del ritorno dei quarti di finale di Champions League tra Arsenal e Sporting Lisbona, va letto non come un segno di debolezza dei padroni di casa – tutt’altro – ma come una logica conseguenza del sottile equilibrio ereditato dalla gara d’andata. Quella, giocata in Portogallo, era terminata 1-0 per i gunners grazie a un gol di Havertz, un margine minimo che all’Emirates è stato gestito con la consapevolezza tipica di chi sa di poter anche soffrire senza mai perdere la bussola. L’arbitro francese François Letexier ha diretto un confronto nervoso, spezzato, dove lo Sporting ha provato a ribaltare il punteggio nella prima frazione di gioco, osando più del previsto. Dall’altra parte, la formazione di Arteta – apparsa lungi dallo splendore dei migliori giorni – ha rischiato qualcosa in fase difensiva, senza però mai cedere psicologicamente. Alla fine, il pareggio a reti bianche ha premiato la sostanza inglese, condannando i portoghesi a un’eliminazione che lascia spazio a qualche rammarico, ma pochi rimpianti strutturali.
Le pagelle di una partita sporca: Gyokeres ed Eze flop, promosso Hjulmand
Se si analizzano i voti ai protagonisti, emerge un quadro abbastanza nitido di chi abbia retto la pressione e chi invece vi sia soccombato. Tra i flop più evidenti spiccano i nomi di Gyokeres ed Eze, due attaccanti sui quali lo Sporting contava molto per scardinare il blocco difensivo dei londinesi. L’uno e l’altro sono apparsi fuori giri, poco incisivi nelle conclusioni, spesso anticipati da una retroguardia che – pur senza brillare – ha fatto del mestiere la propria arma migliore. Sul fronte opposto, la promozione piena va a Hjulmand, centrocampista che ha garantito equilibrio e recuperi preziosi, rompendo diverse trame offensive avversarie. In mezzo al campo, la sensazione è che l’Arsenal abbia volutamente abbassato il ritmo nella ripresa, dopo aver subito le iniziative portoghesi nel primo tempo. E se la qualità di gioco non ha entusiasmato il pubblico dell’Emirates, poco importa ora: l’unico dato che conta è il passaggio del turno.
Due tempi, due anime diverse: lo Sporting spreca, l’Arsenal gestisce
La cronaca della partita si divide nettamente in due fasi. Nel primo tempo, lo Sporting di Lisbona ha provato a fare la partita, spingendo con gli esterni e cercando di sfruttare qualche ripartenza. L’Arsenal, forse appesantito dalla responsabilità di dover difendere un vantaggio minimo, è parso contratto, poco fluido nella manovra. Qualche brivido è arrivato, nessun gol però. Poi, nella seconda frazione di gioco, il copione si è ribaltato: i ragazzi di Arteta hanno preso in mano le redini del possesso palla, hanno allungato le linee e creato diverse occasioni per raddoppiare – nessuna delle quale concretizzata – dimostrando di avere imparato la lezione delle notti europee in cui si rischia di più proprio quando si ha paura di perdere. Lo Sporting, dal canto suo, ha accusato la fatica fisica e mentale, esaurendo progressivamente la propria carica offensiva.
L’avversario in semifinale è l’Atletico Madrid: sarà battaglia tra due modelli opposti
Con questo 0-0, l’Arsenal si è guadagnato il diritto di sfidare l’Atletico Madrid del Cholo Simeone, una squadra che ieri ha eliminato il Barcellona con la solita miscela di ordine tattico e intensità difensiva. Sarà una semifinale che metterà a confronto due filosofie non identiche: da una parte i gunners, che cercano di costruire dal basso e controllare il gioco; dall’altra i colchoneros, maestri nel trasformare ogni possesso avversario in un’occasione per ripartire. Nessuna delle due squadre arriva a questo appuntamento in condizioni di grazia assoluta, ma entrambe sanno come interpretare le partite secche. Arteta fatica a trovare la quadratura offensiva, e questo pareggio 0-0 ne è la prova più evidente. Tuttavia, l’eliminazione dello Sporting certifica anche una solidità mentale che nelle passate stagioni era mancata. Per i portoghesi, invece, resta l’amarezza per non aver saputo sfruttare qualche momento di superiorità territoriale, specialmente nella prima mezz’ora di gioco.




