L’Arsenal tiene il destino nelle mani, ma il Var salva i Gunners al 99’
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Redazione Sport
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L’ultima, vibrante scena di questo testa a testa per il titolo, che ormai da settimane tiene inchiodata l’Inghilterra ai propri televisori, si è consumata tra la disperazione dei calciatori del West Ham e il silenzio irreale del London Stadium. L’Arsenal ha vinto 1-0, consolidando la propria posizione di vertice in classifica, ma lo ha fatto rasentando l’abisso del pareggio in pieno recupero, un’evenienza che avrebbe cambiato radicalmente le sorti della corsa al traguardo della Premier League. Il gol della sicurezza, quello che sembrava aver chiuso i conti, porta la firma di Leandro Trossard, subentrato nella ripresa per cercare quella scintilla che nel primo tempo, nonostante il dominio territoriale, era mancata. E invece, a dare la scossa definitiva a una partita nervosa e bloccata, è stato il Var, vero protagonista dell’ultimo quarto d’ora di gioco.
Il brivido del Var e la decisione che pesa sul futuro
Quando Callum Wilson, al 95esimo minuto, ha insaccato il pallone alle spalle di David Raya, sugli spalti si è scatenato il delirio degli Hammers; una reazione viscerale, quella di una squadra aggrappata alla salvezza con le unghie e con i denti, che si trovava a un passo da un’impresa insperata. Tuttavia, l’arbitro Christopher Kavanagh, richiamato al monitor dalla sala Var, ha spazzato via quell’entusiasmo con un verdetto netto: il numero 19 del West Ham aveva commesso un fallo ai danni del portiere avversario. Le immagini, come spesso accade in queste circostanze, mostravano un contatto fisico durante la mischia scaturita da un calcio d’angolo, un braccio appoggiato sul petto di Raya che ne limitava il movimento nella respinta.
Per l’Arsenal di Mikel Arteta, che in una sola stagione ha già dovuto incassare diverse critiche per la gestione dei momenti cruciali, questo verdetto rappresenta un vero e proprio salvacondotto psicologico. Per i Gunners, paradossalmente, il pareggio evitato vale quasi più della rete stessa di Trossard, segnata all’83’ sugli sviluppi di un’azione confusa in area di rigore. Una rete, quella del belga, nata da una percussione centrale di Martin Ødegaard, il quale aveva sostituito un opaco Ebere Eze nel tentativo di sbloccare una difesa avversaria che, fino a quel momento, aveva retto all’urto. Poco prima, Trossard aveva colpito addirittura due volte la traversa sullo stesso sviluppo di corner, facendo presagire una giornata storta -8; invece, la sua freddezza sottoporta ha indirizzato la rimessa in gioco di Osimhen regalando i tre punti.
Le ripercussioni sulla lotta salvezza e l’azzardo di Arteta
La sofferenza patita dall’Arsenal ha un risvolto quasi dolce per un altro tecnico italiano, Roberto De Zerbi. L’attuale allenatore del Tottenham, che lotta nelle zone calde della classifica per evitare la retrocessione, può tirare un sospiro di sollievo vedendo il West Ham a mani vuote. Se gli Hammers avessero strappato quel pareggio, la corsa alla salvezza si sarebbe infiammata ulteriormente; ma così com’è, gli Spurs mantengono un cuscinetto vitale che, seppur minimo, permette di guardare alle prossime giornate con un’ottica differente. La salvezza di De Zerbi, per certi versi, passa anche da una scelta del Var londinese.
La partita, sotto l’aspetto tattico, ha rivelato tutte le incertezze di una corazzata che, forse, sente la pressione dell’ultimo miglio. L’infortunio di Ben White ha costretto Arteta a uno spostamento a catena che ha rischiato di mandare in tilt l’equilibrio della squadra: Declan Rice, cuore pulsante del centrocampo, è stato arretrato sulla linea difensiva per coprire la corsia destra, un azzardo che ha regalato possesso e iniziativa agli avversari nella fase centrale del secondo tempo. Solo il rientro di Rice in mediana, con annesso cambio modulo, ha restituito un po’ di ordine a una manovra che appariva frastagliata e prevedibile.
Il mani-fredde dei Gunners e il calendario che sorride
Nonostante la prestazione altalenante, il dato oggettivo è impietoso per i competitor: l’Arsenal è in vetta e conduce il proprio cammino. I riflettori sono ora puntati sul Manchester City, che si trova costretto a inseguire e che, a differenza dei Gunners, ha una partita ancora da recuperare. La squadra di Guardiola, dopo aver accorciato le distanze nei giorni precedenti, sa che non può più permettersi passi falsi se vuole sperare di riacciuffare quel primo posto che l’Arsenal, pur tra i propri limiti, sta difendendo con gli artigli.
Nella notte londinese, a fare la differenza non è stata la qualità del gioco, spesso sporcato da un ritmo basso e da troppi errori in fase di costruzione, ma una solidità mentale ritrovata nei secondi finali. Calafiori, nel primo tempo, era stato il più pericoloso; un suo inserimento in area era stato intercettato dalla difesa avversaria solo con un intervento prodigioso, mentre la retroguardia di casa sembrava reggere l’urto. Nel finale, invece, è venuta fuori quella che in gergo si definisce grinta. L’Arsenal ha sofferto, ha rischiato di crollare, ma alla fine ha portato a casa il risultato pieno, mantenendo intatta la propria sovranità sulla classifica. Le residue battaglie, sia per il titolo che per la retrocessione, rimangono così appese a un filo sottilissimo, dove ogni episodio arbitrale assume il peso specifico di una sentenza.




