Arsenal, sofferenza e calcoli: lo 0-0 vale la semifinale di Champions contro l’Atletico Madrid
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Redazione Sport
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L’Emirates Stadium, trasformato in una sorta di fortino dalle trame nervose e dal gioco spezzato, ha assistito a una qualificazione più subita che costruita. I Gunners, forti dell’1-0 conquistato otto giorni fa a Lisbona grazie a un guizzo di Havertz, hanno gestito il ritorno dei quarti di finale di Champions League con una prudenza che rasentava l’opportunismo, fermando lo Sporting sul risultato di 0. Il verdetto, al di là della mancanza di reti, sancisce il passaggio del turno per la formazione di Mikel Arteta, la quale si prepara ora ad affrontare l’Atletico Madrid del Cholo Simeone, reduce dall’eliminazione del Barcellona. La partita, arbitrata dal francese François Letexier, ha messo in luce i limiti offensivi dei padroni di casa, che hanno però saputo soffrire quando necessario.
A differenza delle goleade viste altrove in Europa (si pensi al Manchester City o al Bayern in altre sfide), il confronto londinese è rimasto imbrigliato in una ragnatela tattica dove la paura di sbagliare ha prevalso sull’estro. Lo Sporting, privo di certezze nell’ultimo passaggio, ha comunque seminato il panico nella retroguardia inglese specialmente nella prima frazione di gioco: un contropiede fulmineo lanciato da Trincao e finalizzato male da Pedro Gonçalves, o le incursioni di Suarez, hanno tenuto banco. La vera occasione, però, porta la firma di Geny Catamo, la cui volée al 43’ ha scheggiato il palo esterno dopo un cross di Araujo, un episodio che avrebbe potuto riscrivere la storia del doppio confronto. Dall’altra parte, l’Arsenal si è affidato a ripartenze isolate, con Noni Madueke che ha cercato di accendere la manovra, mentre un impreciso Gyokeres – bocciato ampiamente nelle pagelle – non è mai riuscito a impensierire Rui Silva.
La gestione del vantaggio e i legni beffardi
Nella ripresa, l’atteggiamento dei Gunners è mutato in modo significativo, mostrando un volto più aggressivo ma altrettanto sterile sotto porta. Arteta, forse memore dei recenti passi falsi in Premier League, ha chiesto ai suoi di alzare il baricentro senza però scoprirsi. È in questa fase che Martinelli e lo stesso Eze hanno provato la conclusione dal limite, trovando però opposizione o mira sballata. Madueke ha illuso il pubblico colpendo il fondo della rete, ma il momento più vibrante è arrivato a pochi minuti dal termine: Leandro Trossard, subentrato, ha impattato un corner di Declan Rice – recuperato giusto in tempo per questo match – mandando la sfera a baciare il palo, in una beffarda eco della traversa colpita dallo Sporting nel primo tempo. Lo stesso giovane Max Dowman, gettato nella mischia, ha sfiorato l’acrobazia su calcio d’angolo, confermando la sensazione che la porta fosse stregata.
Le pagelle: flop pesanti tra i pali e un centrocampo che non molla
L’analisi dei voti ai protagonisti racconta di una serata grama per i finalizzatori. Viktor Gyokeres, atteso al grande salto, ha fallito l’appuntamento con il gol, apparso lento nelle letture e poco incisivo nel gioco aereo, meritandosi la sufficienza più bassa del lotto. Non va meglio per Eze, la cui qualità nei dribbling si è infranta contro la muraglia difensiva lusitana; entrambi hanno floppato, mentre la retroguardia dell’Arsenal reggeva gli urti. La nota lieta per i portoghesi arriva da Morten Hjulmand, il centrocampista che ha dettato i tempi e rotto le trame offensive inglesi con una cattiveria agonistica esemplare, promosso a pieni voti. La prestazione opaca di Araujo, invece, ha costantemente esposto lo Sporting ai capovolgimenti di fronte, anche se la maggiore esperienza di Zubimendi e Rice ha fatto la differenza nella gestione dei palloni sporchi.
L’ostacolo Atletico Madrid e la semifinale di ritorno
Con questo pareggio senza reti, l’Arsenal si è guadagnato il diritto di incontrare l’Atletico Madrid, una squadra che ha costruito la sua leggenda europea proprio sulla solidità difensiva e sulle ripartenze letali. Il doppio confronto, in programma tra fine aprile e inizio maggio, vedrà opposti due filosofie che, in questa notte all’Emirates, hanno trovato una strana continuità: la sofferenza organizzata. L’Arsenal è riuscito a blindare il passaggio del turno senza mai accendere i motori, contando sull’imbattibilità casalinga e sulla concentrazione difensiva. Lo Sporting, invece, esce a testa alta, consapevole di aver sfiorato l’impresa e di aver messo in difficoltà una delle favorite alla vittoria finale. La cronaca di questo 0-0 resterà negli archivi come un esempio di cinismo britannico applicato al calcio europeo, dove l’efficienza ha preso il posto della spettacolarità.




