Campari vende Averna e Zedda Piras a Illva Saronno per 100 milioni di euro
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Redazione Economia
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Il gruppo Campari, dopo aver recentemente definito un accordo da 405 milioni con l'Agenzia delle Entrate, ha siglato la cessione di due storici marchi del suo portafoglio. L'amaro Averna e il mirto di Sardegna Zedda Piras passeranno infatti, per un valore complessivo di cento milioni di euro, a Illva Saronno Holding, la società che già controlla Disaronno, i vini Florio e il Duca di Salaparuta. Un'operazione, questa, che si configura come un passo concreto nella strategia di razionalizzazione annunciata dal colosso degli aperitivi, il quale punta a concentrare le proprie energie su un numero più ristretto di brand ritenuti strategicamente prioritari, proseguendo nel contempo il percorso di riduzione della leva finanziaria.
La struttura dell'accordo e i tempi
La definizione dell'affare, il cui closing è atteso entro la prima metà del 2026, prevede una complessa architettura societaria. Verrà costituita una nuova società, una cosiddetta NewCo, alla quale saranno conferiti i due business nella loro interezza: non solo, quindi, la proprietà intellettuale dei marchi, ma anche gli stabilimenti produttivi di Caltanissetta, per Averna, e di Alghero, per Zedda Piras. Confluiranno nella nuova entità, inoltre, i dipendenti attualmente coinvolti nelle attività, il magazzino dei prodotti finiti, l'avviamento e una serie di altri accordi contrattuali correlati. Una transazione che, superando la mera cessione del nome, trasferisce integralmente l'intera filiera produttiva e operativa.
Il contesto strategico di razionalizzazione
Questa vendita non rappresenta un episodio isolato, bensì un tassello fondamentale nel più ampio piano di deleveraging e ottimizzazione del portafoglio che Campari Group ha illustrato agli investitori. Già nel mese di giugno, del resto, il gruppo aveva avviato questo percorso cedendo i marchi Cinzano e Frattina al Gruppo Caffo 1915. Come ha dichiarato il chief executive officer, Simon Hunt, si tratta di una mossa che mira a privilegiare "un minor numero di iniziative, ma di maggiore impatto strategico", liberando risorse da destinare ai brand core del gruppo. Una scelta che riflette una visione industriale focalizzata, la quale tende a selezionare gli asset su cui puntare per la crescita futura, dismettendo quelli considerati non allineati alle priorità principali.
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